Decreto legge 7 giugno 2017, n. 73 Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale

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  1. Introduzione.

In data 7 giugno 2017 è entrato in vigore il Decreto Legge n.73, relativo alla copertura vaccinale sul territorio italiano. Si tratta di un testo legislativo che ha provocato reazioni contrastanti, tanto nella popolazione quanto –come sempre- in campo politico. In particolare, si contrappone un fronte pro vaccini –supportato dall’establishment medico- ad un fronte che vede nelle vaccinazioni la principale causa dell’autismo e di altre malattie invalidanti. Si accusano poi le case farmaceutiche di aver spinto la classe politica all’emanazione del decreto legge de quo. Al di là delle polemiche, è quantomeno opportuno prendere contezza del contenuto del provvedimento normativo.

  1. La situazione previgente.

Fino al 1999 per essere ammessi a scuola erano obbligatorie quattro vaccinazioni: 1) anti difterica; 2) anti tetanica; 3) anti poliomielitica; 4) anti epatite virale B. In caso di mancato rispetto dell’obbligo, venivano applicate sanzioni pecuniarie e il minore non veniva ammesso a scuola. Nel 1999 l’obbligo vaccinale come condizione necessaria per il perfezionamento dell’iscrizione a scuola veniva meno. La motivazione di tale cambiamento era da rinvenirsi nel raggiungimento di coperture vaccinali elevate, tali per cui le malattie in discorso non venivano più sentite come potenzialmente mortali o invalidanti. Più recentemente, nel luglio 2016, è stato emanato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri un documento, nel quale veniva espresso il punto di vista della federazione e, quindi, quello in teoria ufficiale della comunità medica. Nel documento ora menzionato si legge che “Solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica”.

  1. I vaccini obbligatori.

Il decreto legge stabilisce, all’articolo 1 comma 1, l’elenco elle vaccinazioni obbligatorie. Trattasi, in particolare, delle seguenti: 1) anti poliomielitica; 2) anti difterica; 3) anti tetanica; 4) anti epatite B; 4) anti pertosse; 5) anti haemophilus influenzae tipo B; 6) anti meningococcica B; 7) anti meningococcica C; 8) anti morbillo: 9) anti rosolia; 10) anti parotite; 11) anti varicella. L’obbligo di tali vaccinazioni si accompagna, coerentemente, alla gratuità delle stesse. In tal modo, ad ogni individuo verrà data la possibilità concreta di accedere alla vaccinazione, non potendo essere la disponibilità di risorse economiche un fattore discriminante che possa porre in pericolo la salute tanto degli individui quanto della collettività. Non saranno comunque necessarie dodici differenti iniezioni. Infatti, sei vaccini possono essere somministrati contemporaneamente con la vaccinazione cosiddetta esavalente; trattasi di quelli anti poliomielite, anti difterite, anti tetano, anti epatite B, anti pertosse e anti haemophilus influenzae tipo b. Altri quattro vaccini possono essere somministrati contemporaneamente con la vaccinazione cosiddetta quadrivalente. Trattasi dei vaccini anti morbillo, anti rosolia, anti parotite ed anti varicella. Devono invece essere somministrati con iniezioni separate i vaccini anti meningococco B e quello anti meningococco C.

  1. I soggetti che dovranno essere vaccinati.

È prevista una fascia d’età per la vigenza dell’obbligo de quo: dagli zero ai sedici anni. In particolare, per i nati dal 2017 sono obbligatorie tutte le vaccinazioni dell’elenco, mentre per i minori nati dal 2001 al 2016 dovranno essere somministrate le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale nazionale relativo a ciascun anno di nascita. Sono tuttavia previste delle eccezioni. Il comma 2 dell’articolo 1 prevede che siano esonerati dall’obbligo di vaccinazione i soggetti che, per ogni singolo vaccino, risultino immunizzati a seguito di malattia naturale, poiché ciò risulti da una apposita documentazione rilasciata dal medico curante o dagli esiti dell’analisi sierologica. Vi è poi una deroga ulteriore, prevista dal comma 3 dell’articolo 1. Qualora vi sia un accertato pericolo per la salute del minore derivante da determinate condizioni cliniche, che siano documentate e comprovate da un medico di medicina generale o dal pediatra, non sussiste l’obbligo di procedere a vaccinazione.

  1. Il trattamento sanzionatorio.

Per rendere effettive ed efficaci le prescrizioni contenute nel disegno di legge in commento, il legislatore ha previsto delle sanzioni di non poco conto. Qualora non venga rispettato l’obbligo vaccinale, i genitori esercenti la responsabilità genitoriale (ovvero i tutori, nel caso di minore sottoposto a tutela) saranno condannati a pagare una sanziona amministrativa pecuniaria di importo compreso tra euro 500,00 ed euro 7.500,00. Tuttavia, il rigore sanzionatorio è mitigato dalla previsione del secondo periodo del comma 4 dell’articolo 1. Potrebbe parlarsi, seppure impropriamente, di ravvedimento operoso. A seguito della mancata vaccinazione del minore, l’azienda sanitaria territorialmente competente è tenuta ad inviare una contestazione ai genitori (o ai tutori), indicando un termine entro il quale il minore dovrà essere vaccinato. Ricevuta la comunicazione de qua, i soggetti destinatari dell’obbligo potranno provvedere a far vaccinare il proprio figlio nel termine concesso dall’azienda sanitaria –o, quantomeno, a far somministrare al minore la prima dose di vaccino. Nel caso in cui nemmeno la diffida sortisca effetto, l’ente sanitario è tenuto a comunicare l’inadempimento all’Autorità Giudiziaria competente, identificata nella Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni. Per rafforzare l’efficacia delle previsioni contenute nel Decreto Legge sono state previste inoltre iniziative di comunicazione ed informazione istituzionale, per far conoscere alla popolazione il contenuto del decreto legge in commento. Tuttavia, non è sufficiente divulgare le disposizioni di legge ai destinatari dell’obbligo. Infatti, altrettanto importante sarà formare gli insegnanti delle scuole dell’obbligo, così come gli studenti delle stesse, affinchè la consapevolezza raggiunga tutti i soggetti che possono in qualche modo essere coinvolti.

  1. Conseguenze del mancato rispetto dell’obbligo di vaccinazione – gli adempimenti del personale scolastico.

I dirigenti scolastici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione e i responsabili dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie hanno l’obbligo di chiedere ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale sul minore (o ai tutori) la documentazione attestante l’effettuazione dei vaccini ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento degli stessi autorizzati in base alle previsioni dell’articolo 1 del decreto legge, al momento dell’iscrizione dei minori stessi a scuola. Considerato tuttavia l’elevato numero di soggetti che debbono essere vaccinati, il ristretto lasso di tempo intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto legge de quo e lo scarso numero di medici, tale disposizione conosce una mitigazione. L’iscrizione a scuola è consentita anche qualora venga esibita la documentazione comprovante la presentazione di una formale richiesta di vaccinazione all’azienda sanitaria locale territorialmente competente, la quale dovrà effettuare la vaccinazione obbligatoria entro la fine dell’anno scolastico. Nel caso in cui i genitori (o chi per essi), all’atto dell’iscrizione a scuola del minore, non presentino la documentazione richiesta, è previsto un ulteriore adempimento in capo ai dirigenti scolastici ed ai soggetti assimilati –dei quali si è dato atto precedentemente. Tali soggetti dovranno segnalare l’omissione entro dieci giorni dalla presentazione della domanda di iscrizione all’azienda sanitaria locale competente. Qualora quest’ultima non si sia già attivata per vie autonome, alla ricezione della comunicazione in discorso darà avvio all’iter sopra descritto (diffida con termine ad adempiere, ed eventuale segnalazione all’Autorità Giudiziaria). I dirigenti scolastici dovranno poi comunicare entro il 31 ottobre di ogni anno se vi siano classi con più di due alunni non vaccinati.

  1. Gli emendamenti presentati.

Sono stati presentati numerosi emendamenti –nello specifico, 285-  in sede di conversione del decreto legge. La grande maggioranza di questi è finalizzata a diminuire l’importo delle sanzioni pecuniarie, ad eliminare l’obbligo di segnalazione e la possibilità di perdita della patria potestà per quelle famiglie che non vaccinano i propri figli. Di seguito un breve cenno agli emendamenti più rilevanti. Il parlamentare Luigi d’Ambrosio Lettieri (appartenente a Direzione Italia), ha chiesto il conferimento di una delega legislativa al Governo per l’adozione periodica di disposizioni relative alla tipologia, ai modi e ai tempi della somministrazione dei vaccini, e relative all’estensione dell’obbligo vaccinale. Altro emendamento proposto da Lettieri, con il quale il parlamentare dimostra di conoscere la situazione vigente in Italia e le difficoltà sussistenti, è volto a prevedere la possibilità di somministrazione dei vaccini presso le farmacie. Numerosi altri emendamenti propongono, poi, la mitigazione dell’apparato sanzionatorio e l’eliminazione della possibilità di perdere la potestà genitoriale in caso di inottemperanza agli obblighi vaccinali. Altre proposte di modifica sono volte ad ampliare le deroghe all’obbligo vaccinale. In particolare, un emendamento chiede che venga escluso l’obbligo di vaccinazione per una particolare categoria di soggetti: i familiari di persone già danneggiate da effetti nocivi derivanti dai vaccini. Gli emendamenti presentati dal parlamentare Maurizio Romani (appartenente a Italia dei Valori) sono volti in primo luogo ad affermare l’obbligatorietà e la gratuità delle quattro vaccinazioni ad oggi obbligatorie. Per altre cinque ulteriori vaccinazioni, si propone siano raccomandate (non, quindi, obbligatorie) ma comunque gratuite. Viene inoltre proposta l’introduzione del consenso informato dei genitori esercenti la potestà genitoriale e dei tutori, di modo che siano consapevoli degli effetti dei vaccini e le conseguenze dell’eventuale mancata vaccinazione. Altre proposte di modifica prevedono che siano considerati soggetti legittimati a certificare l’avvenuta immunizzazione per via naturale, ovvero la necessità di omissione o differimento della vaccinazione, anche i medici liberi professionisti. Per garantire un controllo costante sugli effetti delle vaccinazioni e sul collegamento eventuale tra vaccinazione e autismo (o altra malattia), un emendamento prevede relazioni periodiche dell’Aifa al Parlamento in materia di farmacovigilanza e monitoraggio degli eventi avversi. La parlamentare Maria Rizzotti (appartenente a Forza Italia), con un emendamento richiede che le vaccinazioni obbligatorie siano somministrate anche ai minori stranieri non accompagnati ed agli stranieri accolti nei centri per l’immigrazione. Anche Rizzotti ritiene poi la formazione e l’informazione dei genitori e dei tutori fondamentale. Propone infatti che venga inserita nella legge di conversione la convocazione dei soggetti esitanti rispetto alla vaccinazione da parte della Azienda Sanitaria locale territorialmente competente, al fine di un colloquio informativo e sollecitatorio. Il parlamentare Luigi Gaetti (appartenente al Movimento 5 Stelle), propone che il costo dell’analisi sierologica funzionale alla possibilità di omissione o differimento della vaccinazione venga posto a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Gaetti propone anche che vengano introdotti obblighi di dichiarazione per gli operatori sanitari e socio-sanitari, relativi al loro stato di immunizzazione. Infine, il parlamentare Amedeo Bianco (appartenente al Partito Democratico e capogruppo del partito nella commissione) chiede che venga meglio specificata e dettagliata la disciplina concernente l’adozione dei provvedimenti d’urgenza in materia sanitaria da parte dei sindaci. Il parlamentare ha proposto anche modifiche volte all’introduzione di alcuni adempimenti a carico delle Regioni e delle Province autonome, relativi all’implementazione della prevenzione vaccinale (tra questi, il rafforzamento dei servizi vaccinali, le attività di sorveglianza e prevenzione, l’individuazione di modalità di segnalazione e valutazione degli eventi avversi, la pubblicazione dei dati sugli eventi avversi, il coinvolgimento attivo di tutti i professionisti sanitari nel raggiungimento degli obiettivi vaccinali e l’attuazione di campagne di informazione e formazione). Bianco giunge a proporre il commissariamento delle Regioni che non dovessero assicurare il rispetto degli obiettivi di copertura vaccinale.

  1. Conclusioni

Quanto sin qui descritto è la situazione allo stato attuale. Data la complessità e la problematicità della materia dei vaccini, tanto per le sue implicazioni mediche quanto per quelle politiche (come si è detto sopra), era prevedibile la presentazione di un elevato numero di emendamenti alcuni dei quali, se accolti, porterebbero allo stravolgimento del contenuto del Decreto Legge (cosa non così infrequente). Resta quindi da vedere come si evolverà la situazione, fermo restando che un punto sulla materia, ad avviso della scrivente, era necessario e non più differibile.

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