Il diritto tra spazio e tempo in internet: questioni ancora aperte

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  1. Problemi concettuali o paradigmi incompresi?

Nell’era del “diritto moderno” o se si vuole – senza ansia – del diritto tecnologico è evidente che si possano trovare difficoltà nella comprensione delle problematiche dovute al concetto di “responsabilità civile” connesso al concetto di “internet”. Come ha brillantemente sostenuto qualcuno (Di Ciommo) tali concetti sono “distanti l’uno dall’altro, si diceva, forse addirittura antipodici, in primis perché uno caro alla nostra tradizione giuridica più antica, l’altro – al contrario – figlio della modernità a noi più prossima”.

Sulla base di queste osservazioni condivisibili in un’ampia concezione perimetrale della problematica implicita enunciata, viene in evidenza la complessità del compito che si propone di svolgere chi ha intenzione di studiare il rapporto che sussiste tra i due concetti in parola, e dunque di scavare nei meandri, tra una sponda concave (responsabilità civile) ed una convessa (internet), un sorta di binomio perfetto capace di coniugare la giuridicità ontologica dell’uno alla refrattarietà dell’altro a duna sua regolamentazione. Pare utile sottolineare, come già innanzi tempo qualcuno ha fatto (Di Ciommo), la disponibilità a cercare di trattare in maniera pratica i problemi giuridici che attengono all’utilizzo di internet anche se questo vuol dire sconfinare nella superficialità e quindi anche nell’ignoranza della complessità dei fenomeni.Questo conduce ad una diatriba tra chi rileva che ci sia una problematicità concettuale e chi sostiene invece che si tratti solamente di una mera incomprensione di paradigmi.

  1. Ubiquità e virtualità

Una prima problematica è rintracciabile nella complessa individuazione dei soggetti che compiono un illecito o concorrono, in quanto assumono rilevanza le caratteristiche di ubiquità e virtualità. Secondo autorevole dottrina (Di Ciommo) “chi è in grado di accedere ad un computer connesso alla grande rete può oggi entrare in contatto in tempo reale con altri utenti, così diventando parte di quella comunità c.d. virtuale nella quale la globalizzazione dei mercati, la multimedialità dell’informazione (giornalistica, culturale, ricreativa, personale o commerciale che sia) e l’abbattimento dei tempi sono tutt’altro che virtuali (nel senso filosofico della parola, per cui è virtuale tutto ciò che può avere in potenza, ma ancora non ha, realizzazione o manifestazione concreta)”. Altra dottrina (Alpa) rileva che queste caratteristiche fanno di internet un’entità, o un nuovo spazio, che le regole giuridiche di stampo tradizionale non riescono, per molti versi, a gestire, in quanto esse si giustificano per una ormai consolidata concezione di spazio e tempo. In pratica oggi il giurista deve necessariamente confrontarsi con una dimensione spazio/temporale connessa ai concetti di globalità, multimedialità ed immediatezza. Oggi lo sviluppo tecnologico e la diffusione di Internet hanno permesso una incessante e appassionante partecipazione di gruppi di persone sempre più vasti e indifferenziati, fino a far ritenere non la “Rete delle reti” un mezzo di comunicazione di massa, come la televisione. Come già sostenuto in precedenza (Agostinone) con il passare del tempo “Internet si è evoluta in forme sempre più lontane dalla sua struttura originaria di mezzo di scambio di informazioni destinate a gruppi specifici di utilizzatori. La società odierna, la cultura dei media e l’effetto del progresso tecnologico, hanno cambiato la concezione e la percezione del tempo. Il rapporto con il computer e Internet ha ulteriormente evidenziato il fenomeno”.

  1. Delocalizzazione e responsabilità civile per illecito on-line di utente anonimo

Pare decisamente opportuno considerare che l’internauta mentre naviga, rimane nella sua stanza, nel suo studio o ufficio, ovvero nel luogo pubblico dal quale accede alla rete; e tra l’altro non è nemmeno in quel posto, rilevato che tale attività è realizzata mediante un sistema che si basa sull’immaterialità ed è dunque essa stessa non localizzabile geograficamente. Autorevole dottrina (Mathias) ha rilevato come in internet “il soggetto è flusso linguistico, parola testuale o segno grafico, un essere là che non è mai là, ma ovunque sono […] accessibili le sue parole. L’estensione pratica del soggetto individuo, sociale, culturale o politica, è potenzialmente illimitata, mentre nello stesso tempo il suo centro di gravità resta virtualmente non identificabile e dunque del tutto imprendibile”. A tal ragione, per il giurista sembra un’impresa rintracciare una responsabilità del soggetto ove manchi il locus in cui il soggetto si rende responsabile del compimento di un illecito questo perché in teoria può non essere considerata sufficiente a considerare di aver rintracciato il luogo in cui detta attività è compiuta ed ancor meno, come è evidente, il luogo nel quale gli effetti dannosi della stessa si sono realizzati (Di Ciommo). Ecco perché quando, attraverso l’utilizzazione di un servizio prestato da un operatore della rete, un utente rimasto anonimo compie un fatto illecito (es. diffamazione) ci si domanda chi sia il soggetto responsabile o meglio chi deve risarcire il danno prodotto. A tal riguardo se il servizio messo a disposizione dell’utente è finalizzato a realizzare illeciti sarà il prestatore dello stesso a rispondere direttamente dei danni causati. Viceversa, nel caso in cui il servizio di per sé non abbia influenzato o meglio non abbia messo in campo una serie di attività volte all’illecito, sarà certamente responsabile l’utente che, utilizzando detto servizio, ha realizzato l’illecito, sempre che lo si individui.In alcune ipotesi tra prestatore di servizi di rete e user sussiste un contratto con il quale il primo declina ogni responsabilità in relazione ai contenuti trattati per conto del secondo, così assegnando il ruolo di responsabile legale a quest’ultimo. In realtà anche qualora manchi un accordo tra il prestatore e l’user “non è imputabile alcuna responsabilità diretta al prestatore quando il servizio non sia destinato a permettere la realizzazione di illeciti; egli non abbia partecipato all’illecito ad esempio scegliendo i contenuti da pubblicare; comunichi ai soggetti danneggiati l’IP del danneggiante e, se in grado di conoscerne le generalità, anche queste ultime; si sia attivato per cancellare i materiali illeciti non appena ne abbia avuto conoscenza” (Di Ciommo).

  1. Altra questione: documenti informatici e data certa

Il tempo in e su Internet non riguarda soltanto la rintracciabilità di una responsabilità civile o penale che a dir si voglia ma riguarda anche altre situazioni complesse relative agli strumenti informatici che si possono utilizzare in qualsiasi ambito, da quello prettamente lavorativo a quello meramente sociale. Difatti l’intercambiabilità degli effetti giuridici degli attuali documenti cartacei con i nuovi documenti informatici ipotizza che questi ultimi diano garanzie di sicurezza per lo meno equivalenti, se non anche superiori, ai primi. A tal riguardo assume rilevanza tra i profili probatori del documento l’assegnazione della cosiddetta “data certa” e cioè la prova con validità erga omnes della formazione del documento in un certo arco temporale o, comunque, della sua esistenza anteriormente ad un dato evento (art. 2704 codice civile). Un documento informatico del quale non fosse riconoscibile il tempo della sua formazione avrebbe ben poca rilevanza dal punto di vista giuridico e non potrebbe servire a quelle soluzioni di conflitti che si ispirano al noto brocardo prior in tempore potior in jure.  In mancanza di un sistema sicuro e pratico per assegnare la data certa, il documento informatico non sarebbe efficacemente utilizzabile per la stragrande maggioranza delle applicazioni aventi rilevanza giuridica. Nel classico sistema di documentazione cartacea, l’attribuzione della data certa (efficace nei confronti dei terzi e non solo tra le parti) dipende principalmente dal riscontro di un’attestazione fatta da un soggetto terzo ed imparziale depositario di pubbliche funzioni (ad es. notaio, ufficiale giudiziario, ufficio del registro, ecc.). Questa attestazione può essere esplicata al momento della formazione del documento stesso (ad es. nell’atto pubblico notarile), oppure dipendere dalla conservazione (in un momento successivo alla sua formazione) di un documento in un pubblico registro (ad es. per la storica funzione degli uffici del registro – ora delle entrate). In assenza di tale attestazione di carattere pubblicistico (autenticazione del pubblico ufficiale o registrazione), una “data certa” efficace nei confronti dei terzi è controllabile in presenza di “un altro fatto che preveda in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento”, tra cui, l’art. 2704 c.c. individua, non in modo esclusivo, il “giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta o dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici”.  L’art. 2704 c.c. individua una serie di ipotesi specifiche, ed una clausola generale che diano “certa” (i.e. opponibile) la datazione nei confronti dei terzi. Inoltre la semplice dichiarazione in ordine alla data contenuta in una scrittura privata non assume titolo di prova nei confronti dei terzi, ma solo tra le parti, nei limiti e con gli effetti delle altre dichiarazioni del documento.  Per il documento informatico, sottoscritto con firma elettronica, si tiene conto della criticità se la data certa possa essere desunta secondo i metodi previsti dall’art. 2704, comma 1, c.c.  In realtà quest’ultimo non pare attuabile direttamente alla documenta-zione informatica in quanto non sussiste un rinvio espresso a tale norma da parte delle disposizioni sul documento informatico, inoltre, il documento informatico con firma elettronica non è una scrittura privata, anche se ne possiede un’efficacia probatoria simile o addirittura superiore (art. 10, d.p.r. n. 445/2000, come modificato dal d.lgs. n. 10/2002). Ciò nondimeno, un’applicazione analogica dell’art. 2704, comma 1, c.c. alla documentazione informatica pare possibile, in ragione della identità di ratio e similitudine di fattispecie. Ecco perchè la data certa di un documento informatico potrebbe essere acquisita mediante le seguenti presunzioni poste dall’art. 2704, comma 1, c.c.: a) autenticazione della firma digitale (ex art. 24, d.p.r. n. 445/2000); b) registrazione fiscale (art. 18, d.p.r. n. 131/1986);  c) giorno in cui il contenuto del documento infor-matico (con firma elettronica) è riprodotto in atti pubblici; d) altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento (Zagami). Nel caso di autenticazione, la data certa è opponibile fino a quando è valida la firma digitale del pubblico ufficiale autenticante, la quale può di conseguenza essere garantita da una validazione temporale, secondo il sistema che verrà appresso esaminato, o dagli stessi sistemi previsti dall’art. 2704 c.c.

Viceversa, nei casi di riproduzione del documento informatico in atto pubblico (cartaceo), la data certa è opponibile senza limiti temporali.  Appare difficilmente attuabile l’ipotesi “della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta”, prevista sempre dall’art. 2704 c.c. Difatti, dato che l’apposizione della firma elettronica è riconducibile all’utilizzo di un mezzo tecnico, non è escluso che esso venga utilizzato anche dopo la morte del suo titolare da parte di persona diversa. Quando l’apposizione di una firma elettronica è accom-pagnata da una timbratura marca ai sensi del d.p.r. n. 445/2000, si diminuiscono, ma non si escludono del tutto, i margini operativi per l’applicazione analogica dell’art. 2704, comma 1, c.c., in quanto la data certa risulterebbe già dalla stessa marca temporale apposta alla firma.

  1. Conclusioni parziali

Con l’avvento di Internet o meglio con lo sviluppo dell’informatica di rete (anche detta telematica), sono emerse nuove dimensioni spazio/temporali ed è cambiato velocemente il modo in cui l’uomo si relaziona con i prodotti, con le informazioni, con i suoi simili e con sé stesso; il che ha determinato una vera e propria “crisi” dell’ordinamento giuridico. La rete Internet ha modificato l’esistenza di tutti noi, con una velocità che per certi versi ci ha lasciato spiazzati. Come tutte le realtà innovative, Internet ha generato una serie di nuovi tipi di relazioni personali e commerciali fra soggetti dai nomi e dalle caratteristiche prima inedite, quali, tra gli altri, gli Internet Service Provider. I minori costi di accesso e di pubblicazione hanno creato un incremento numerico di soggetti che entrano in Rete e v’immettono i loro contenuti, con l’inevitabile aumento di probabilità che ve ne siano alcuni che compiono atti illeciti di vario tipo. In sintesi come qualcuno ricorda (Razzante) “le enormi potenzialità diffusive di Internet, strumento che permette di inviare messaggi, immagini, filmati e ogni altro tipo di comuni-cazione all’interno di pagine web, chatline, mailing lists, news-group, ecc., ampliano la gamma di possibili illeciti fino a ricom-prendere fattispecie assai diverse tra loro”. In realtà i problemi non sono finiti, perché anche per quanto concerne gli strumenti informatici a disposizione per inviare atti, documenti ufficiali e altri tipi di documenti che assumono valore probatorio e certificativo, vi sono diversi problemi che possono inficiare la vita del cittadino, ma a questo è il giurista che deve porre rimedio.

Giustino Valeriano Agostinone

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