La violenza sessuale non contestuale all’omicidio non è mai assorbita da quest’ultimo (Cass. pen., sent. n. 29167/17)

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SOMMARIO: 1. La sentenza in esame – 2. Il caso di specie – 3. Il reato di violenza sessuale – 4. Il reato complesso di cui all’art. 84 c.p. – 5. Il concorso di reati di cui all’art. 81 c.p. – 6. Conclusioni

  1. LA SENTEZA IN ESAME

La Corte di Cassazione, pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte di Appello aveva parzialmente riformato quella del giudice di prime cure, ha escluso l’assorbimento nel delitto di omicidio del reato di violenza sessuale in danno della stessa parte offesa.

Nel respingere la tesi difensiva che aveva contestato l’esclusione del reato di violenza sessuale nel delitto di omicidio aggravato (come sostenuto dal primo giudice) ha pronunciato il seguente principio di diritto: ove vi sia una netta censura tra l’atto sessuale e l’omicidio, in difetto di contestualità delle condotte, la mera occasionalità tra l’omicidio e la violenza sessuale non può determinare l’applicazione della disciplina del reato complesso, ma quella dell’istituto della continuazione. Con tale sentenza, la Suprema Corte traccia il nuovo perimetro interpretativo dell’omicidio aggravato dalla violenza sessuale. Gli Ermellini conducono un’articolata analisi della circostanza aggravante speciale, dando conto delle modifiche legislative e degli arresti giurisprudenziali intervenuti ad interpretare le diverse versioni della disposizione. Aggiorna, infatti, l’esegesi dell’art. 576 co. I n. 5 c.p., alla luce delle modifiche approvate nel 2009 e nel 2012 e, più nel dettaglio, tira le somme di quanto previsto dal summenzionato articolo di legge.

  1. IL CASO DI SPECIE

La vicenda trae origine dal caso di un uomo accusato di essersi introdotto nella abitazione di una donna ed averla prima stuprata e poi uccisa.

La Corte d’Assise d’Appello di Bari aveva riconosciuto l’uomo colpevole di tutti i reati a lui ascritti, escludendo l’assorbimento del reato di violenza sessuale in quello più grave di omicidio, ma ritenendo più confacente la tesi della continuazione (confermando la condanna all’ergastolo, seppur diminuita dal rito abbreviato). L’imputato ricorre in Cassazione e quest’ultima traccia una puntuale panoramica. L’art. 576 co. 1 n.5 che si soggiace alla pena dell’ergastolo qualora il reato punito venga commesso in occasione della commissione di uno dei delitti di cui agli artt. 572, 600 bis, 600 ter, 609 bis, 609 quater, 609 octies.

La disposizione prevede l’applicazione dell’aggravante se il fatto è commesso IN OCCASIONE delle circostanze di cui sopra. Dicitura che sottolinea il rapporto di contestualità tra le due condotte in questione. Si fa riferimento alla contestualità quando le due condotte integrano differenti atti costitutivi di differenti reati senza che essi si pongano in un rapporto di causa-effetto; anche quando sussista il nesso di causalità è necessario interrogarsi sull’elemento soggettivo richiesto dalla norma incriminatrice per potersi dire integrata la figura di reato.

  1. IL REATO DI VIOLENZA SESSUALE

Rientra tra i delitti contro la libertà sessuale, ricompresi nella più ampia categoria dei delitti contro la libertà individuale. L’art. 609 bis c.p. punisce colui che con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringa taluno a compiere o subìre atti sessuali o che induca altro soggetto a compiere o subìre atti sessuali, abusando delle condizioni d’inferiorità fisica o psichica della persona al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altro soggetto. E’ un reato comune (può essere commesso da “chiunque”) ed è a forma vincolata (il fatto consiste necessariamente nel compimento di atti sessuali in contrasto con la volontà del soggetto passivo). L’elemento soggettivo previsto è il dolo generico, essendo irrilevante lo scopo che spinge il soggetto attivo al compimento di tali atti. Il reato si consuma nel momento e nel luogo in cui sono stati compiuti i suddetti atti. Anche il tentativo è configurabile. Di fondamentale importanza è il comma 1 n. 5 dell’articolo de quo, come su descritto, che sancisce la contestualità tra le condotte di violenza sessuale e di omicidio.

  1. IL REATO COMPLESSO DI CUI ALL’ART. 84 C.P.

Consiste in una unificazione legislativa di due o più figure criminose all’interno di un unico reato. Di conseguenza l’unica fattispecie di reato (complesso) avrà come elementi costitutivi o come circostanze aggravanti tutti gli elementi delle figure costitutive che in sé ingloba. Occorra che uno dei fatti costituenti reato converga necessariamente ed interamente in un’altra figura criminosa. Ed infatti, ai sensi e per gli effetti dell’art. 84 c.p., si ha reato complesso quando il reato assorbito è contenuto per intero nel reato assorbente (nei suoi elementi obiettivi e soggettivi). Il medesimo articolo sancisce, inoltre, che quando l’offesa alla vita, all’onore, all’incolumità, alla libertà è considerata dalla legge elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro reato questo cessa di essere reato complesso ed il colpevole soggiace a pene distinte (secondo le norme sul concorso dei reati). E’ necessario, in siffatti casi, che una norma di legge abbia operato la fusione in un’unica figura criminosa di fatti costituenti reati autonomi o circostanze aggravanti.

  1. IL CONCORSO DI REATI DI CUI ALL’ART. 81 C.P.

Si verifica quando in una condotta criminosa posta da uno stesso agente confluiscano più reati.

I presupposti sono l’esistenza di una medesima situazione di fatto e la convergenza di una pluralità di norme. I criteri identificativi sono la specialità, la sussidiarietà, l’assorbimento.

I reati a struttura complessa sono quei reati composti da fatti costituenti di per sé già reato. Rientrano in tale fattispecie il reato continuato, il r. complesso (art. 84 c.p.), il r. abituale. La dottrina maggioritaria (FIANDACA – MUSCO) è giunta alla conclusione che il motivo per cui il legislatore ha voluto applicare il c.d. cumulo risiede che chi commette più reati con uno scopo unico dimostra una minore inclinazione criminale rispetto a chi realizza più reati con scopi diversi. Ed inoltre, secondo alcuni Autori, tra cui Antolisei, uniformando la disciplina del reato continuato a quella del concorso formale si evitano problemi pratici.

  1. CONCLUSIONI

Se viene a mancare la contestualità fra le condotte di violenza sessuale ed omicide sia perché perpetrate a danno di soggetti diversi sia perché a danno dello stesso soggetto ma in momenti diversi, dev’essere esclusa la configurabilità del reato complesso in favore di quella del concorso formale di reati ex art. 81 c.p. Nel caso in esame v’è stata una cesura tra le due condotte tanto che è stata correttamente esclusa dal Giudice di II grado la contestualità, con la conseguenza che è stata data corretta applicazione alla norma di legge che prevede l’aggravante a effetto speciale dell’ergastolo quando l’omicidio sia stato perpetrato in occasione del compimento del delitto di violenza sessuale.

Maria Giovanna Bloise

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