Gli alunni con disabilità, devono essere “inclusi” in tutte le scuole

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Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 112 del 16 Maggio 2017, è entrato in vigore, dal 31 maggio 2017, il Decreto Legislativo n° 66 del 2017.

Esso, che contiene le norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, è la concretizzazione, per così dire, della Legge del 13 luglio 2015 n° 107: la cosiddetta riforma sulla “Buona Scuola”.

Il primo dei venti articoli costituenti tale norma, statuisce: “l’inclusione scolastica:

  1. a) riguarda le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti, risponde ai differenti bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualità di vita;
  2. b) si realizza nell’identità culturale, educativa, progettuale, nell’organizzazione e nel curricolo delle istituzioni scolastiche, nonché attraverso la definizione e la condivisione del progetto individuale fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e privati, operanti sul territorio;
  3. c) e’ impegno fondamentale di tutte le componenti della comunita’ scolastica le quali, nell’ambito degli specifici ruoli e responsabilita’, concorrono ad assicurare il successo formativo delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti.

Il presente decreto promuove la partecipazione della famiglia, nonche’ delle associazioni di riferimento, quali interlocutori dei processi di inclusione scolastica e sociale”.

Chiarito ciò, però, avrebbe potuto non essere chiaro l’ambito di applicazione della 107/15.

Allora, l’articolo 2 del Decreto Legislativo in parola, spiega che: “le disposizioni di cui al presente decreto si applicano esclusivamente alle bambine e ai bambini della scuola dell’infanzia, alle alunne e agli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, alle studentesse e agli studenti della scuola secondaria di secondo grado con disabilita’ certificata ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di promuovere e garantire il diritto all’educazione, all’istruzione e alla formazione.

L’inclusione scolastica e’ attuata attraverso la definizione e la condivisione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) quale parte integrante del progetto individuale di cui all’articolo 14 della legge 8 novembre 2000, n. 328, come modificato dal presente decreto”.

La nota dolente, poi, deriva però da quanto è previsto dall’articolo 3, che, sognando, prevede: “lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, nel rispetto della normativa vigente, perseguono l’obiettivo di garantire le prestazioni per l’inclusione scolastica delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti di cui all’articolo 2, comma 1.

Lo Stato provvede, per il tramite dell’Amministrazione scolastica:

  1. a) all’assegnazione nella scuola statale dei docenti per il sostegno didattico, al fine di assicurare il diritto all’educazione e all’istruzione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti di cui all’articolo 2, comma 1;
  2. b) alla definizione dell’organico del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) tenendo conto, tra i criteri per il riparto delle risorse professionali, della presenza di bambine e bambini, alunne e alunni, studentesse e studenti con disabilita’ certificata iscritti presso ciascuna istituzione scolastica statale, fermo restando il limite alla dotazione organica di cui all’articolo 19, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni;
  3. c) all’assegnazione, nell’ambito del personale ATA, dei collaboratori scolastici nella scuola statale anche per lo svolgimento dei compiti di assistenza previsti dal profilo professionale, tenendo conto del genere delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, nell’ambito delle risorse umane disponibili e assegnate a ciascuna istituzione scolastica;
  4. d) all’assegnazione alle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione di un contributo economico, parametrato al numero delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti con disabilita’ accolti ed alla relativa percentuale rispetto al numero complessivo dei frequentanti.

Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con uno o piu’ regolamenti da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definite le modalita’ per l’attuazione di quanto previsto al comma 2, lettere b) e c), anche apportando le necessarie modificazioni al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 119, e successive modificazioni, al fine di adeguare i criteri e i parametri di riparto dell’organico del personale ATA.

Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati i criteri per una progressiva uniformita’ su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale, in coerenza con le mansioni dei collaboratori scolastici di cui all’articolo 3, comma 2, lettera c),del presente decreto, anche attraverso la previsione di specifici percorsi formativi propedeutici allo svolgimento dei compiti assegnati, fermi restando gli ambiti di competenza della contrattazione collettiva e nei limiti dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e delle altre risorse al medesimo fine disponibili a legislazione vigente.

Gli Enti locali, nel rispetto del riparto delle competenze previsto dall’articolo 1, comma 85 e seguenti, della legge 7 aprile 2014, n. 56, e dall’articolo 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, provvedono ad assicurare, nei limiti delle risorse disponibili:

  1. a) gli interventi necessari per garantire l’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale, inclusa l’assegnazione del personale, come previsto dall’articolo 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in coerenza con le mansioni dei collaboratori scolastici di cui all’articolo 3, comma 2, lettera c), del presente decreto;
  2. b) i servizi per il trasporto per l’inclusione scolastica, come garantiti dall’articolo 8, comma 1, lettera g), della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ed esercitati secondo il riparto delle competenze stabilito dall’articolo 26 della medesima legge, nonche’ dall’articolo 139, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
  3. c) l’accessibilita’ e la fruibilita’ degli spazi fisici delle istituzioni scolastiche statali di cui all’articolo 8, comma 1, lettera c), della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e all’articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 11 gennaio 1996, n. 23. Ai sensi dell’articolo 315, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 e dell’articolo 13, comma 1, lettera b), della legge 5 febbraio 1992, n. 104, lo Stato, le Regioni e gli Enti locali garantiscono l’accessibilita’ e la fruibilita’ dei sussidi didattici e degli strumenti tecnologici e digitali necessari per l’inclusione scolastica”.

Si è scritto che tali affermazioni sono state fatte sognando, perché, un docente, un dirigente scolastico o, semplicemente l’esercente la potestà genitoriale di un alunno con disabilità, in pochissimo tempo si sarà reso conto che i propositi possono anche essere considerati buoni se non addirittura ottimi, ma sono praticamente inapplicabili in tempi brevi, atteso che la situazione generale delle scuole italiane è così fatiscente, che risulta difficilissimo immaginare la norma de quo, come la panacea di tutti i mali relativi all’inclusione scolastica delle persone con disabilità; ma v’è di più: l’articolo 4 rincara la dose affermando: “la valutazione della qualita’ dell’inclusione scolastica e’ parte integrante del procedimento di valutazione delle istituzioni scolastiche previsto dall’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80.

L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), in fase di predisposizione dei protocolli di valutazione e dei quadri di riferimento dei rapporti di autovalutazione, sentito l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica di cui all’articolo 15 del presente decreto, definisce gli indicatori per la valutazione della qualita’ dell’inclusione scolastica sulla base dei seguenti criteri:

  1. a) livello di inclusivita’ del Piano triennale dell’offerta formativa come concretizzato nel Piano per l’inclusione scolastica;
  2. b) realizzazione di percorsi per la personalizzazione, individualizzazione e differenziazione dei processi di educazione, istruzione e formazione, definiti ed attivati dalla scuola, in funzione delle caratteristiche specifiche delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti;
  3. c) livello di coinvolgimento dei diversi soggetti nell’elaborazione del Piano per l’inclusione e nell’attuazione dei processi di inclusione;
  4. d) realizzazione di iniziative finalizzate alla valorizzazione delle competenze professionali del personale della scuola incluse le specifiche attivita’ formative;
  5. e) utilizzo di strumenti e criteri condivisi per la valutazione dei risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, anche attraverso il riconoscimento delle differenti modalita’ di comunicazione;
  6. f) grado di accessibilita’ e di fruibilita’ delle risorse, attrezzature, strutture e spazi e, in particolare, dei libri di testo adottati e dei programmi gestionali utilizzati dalla scuola”.

Un altro articolo degno di nota, inoltre, è l’8, il quale sancisce: “ciascuna istituzione scolastica, nell’ambito della definizione del Piano triennale dell’offerta formativa, predispone il Piano per l’inclusione che definisce le modalita’ per l’utilizzo coordinato delle risorse, compresi il superamento delle barriere e l’individuazione dei facilitatori del contesto di riferimento nonche’ per progettare e programmare gli interventi di miglioramento della qualita’ dell’inclusione scolastica.

Il Piano per l’inclusione e’ attuato nei limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili”.

Un importantissimo articolo che, però, lascia basiti, è il 15.

Esso, infatti, recita: ”è istituito presso il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, che si raccorda con l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilita’.

L’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica svolge i seguenti compiti:

  1. a) analisi e studio delle tematiche relative all’inclusione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti con disabilita’ certificata a livello nazionale e internazionale;
  2. b) monitoraggio delle azioni per l’inclusione scolastica;
  3. c) proposte di accordi inter-istituzionali per la realizzazione del progetto individuale di inclusione;
  4. d) proposte di sperimentazione in materia di innovazione metodologico-didattica e disciplinare;
  5. e) pareri e proposte sugli atti normativi inerenti l’inclusione scolastica.

L’Osservatorio di cui al comma 2 e’ presieduto dal Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca o da un suo delegato, ed e’ composto dai rappresentanti delle Associazioni delle persone con disabilita’ maggiormente rappresentative sul territorio nazionale nel campo dell’inclusione scolastica, da studenti nonche’ da altri soggetti pubblici e privati, comprese le istituzioni scolastiche, nominati dal Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.

Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono determinate le modalita’ di funzionamento, incluse le modalita’ di espressione dei pareri facoltativi di cui al comma 2, lettera e), nonche’ la durata dell’Osservatorio di cui al comma 2.

Dall’attuazione del presente articolo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

Proprio quest’ultimo comma spiega l’espressione “lascia basiti”, usata dall’autore del presente commento; infatti, atteso che l’istituzione di un osservatorio ad hoc è un’ottima idea, come si può pensare di far funzionare bene qualcosa, senza, però, oneri economici?

Inoltre l’articolo 16 impone che: “le istituzioni scolastiche, in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, gli Enti locali e le aziende sanitarie locali, individuano azioni per garantire il diritto all’istruzione alle bambine e ai bambini, alle alunne e agli alunni, alle studentesse e agli studenti per i quali sia accertata l’impossibilita’ della frequenza scolastica per un periodo non inferiore a trenta giorni di lezione, anche non continuativi, a causa di gravi patologie certificate, anche attraverso progetti che possono avvalersi dell’uso delle nuove tecnologie.

Alle attivita’ di cui al comma 1 si provvede nell’ambito delle risorse finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”.

Infine, altre disposizioni contiene il Decreto Legislativo n° 66/17, ma lo scrivente, ritenendole poco rilevanti, le tralascia per non tediare il cortese lettore; tuttavia, un’ultima domanda si desidera porre: uno Stato che continua ad ignorare Convenzione ONU sulle persone con disabilità ed a violare sistematicamente, per vari motivi, l’articolo 3 della Costituzione, riuscirà a far applicare almeno la norma in discorso, che esso stesso ha emanato?

Gianluca Fava

Avvocato Foro di Napoli

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