Ricorso per decreto ingiuntivo per recupero oneri condominiali

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IL CASO

Il signor Alfa è proprietario di un immobile all’interno di un Condominio di Roma. A partire da agosto 2016 egli non ha adempiuto al pagamento degli oneri condominiali ordinari, rendendosi di conseguenza debitore nei confronti dell’intero stabile dell’importo complessivo di euro 1.500,00. La corresponsione di tale debito è stata più volte sollecitata in via stragiudiziale dall’amministratore p.t. senza tuttavia riscontro positivo. Per tale motivo durante l’assemblea condominiale ordinaria riunitasi in seconda convocazione in data 31.03.2017 è stato approvato, dalla maggioranza prevista dalla legge, il bilancio consuntivo e il relativo piano di riparto delle spese condominiali, venendo così definitivamente accertato e cristallizzato il credito vantato dal Condominio nei confronti del signor Alfa. A seguito di ciò, in data 20.04.2017, l’amministratore p.t., dopo aver nuovamente inviato diffida di pagamento al signor Alfa, ha provveduto a conferire mandato ad un legale di depositare presso il Giudice di Pace di Roma ricorso per l’emissione di un decreto ingiuntivo per il recupero dei predetti oneri condominiali.

INDICAZIONI PER LO SVOLGIMENTO DELL’ATTO

Innanzitutto, per la proposizione di un ricorso per decreto ingiuntivo per oneri condominiali, come per qualsivoglia tipologia di atto giudiziario, occorre individuare in via preliminare la competenza dell’ufficio giudiziario innanzi al quale si propone. Riguardo alla competenza per territorio è evidente che, nella fattispecie, il ricorso vada presentato innanzi all’ufficio giudiziario di Roma ai sensi del combinato disposto degli artt. 18 e 20 cpc, atteso che si tratta di pagamento di somme di danaro in favore di un creditore – il Condominio – che ha sede in Roma -, in cui l’obbligazione è sorta a Roma e sinanche la residenza del debitore è ivi posta. In ordine alla tipologia di Ufficio giudiziario l’art. 637 c.p.c., al primo comma, statuisce che “per l’ingiunzione è competente il Giudice di Pace o, in composizione monocratica, il tribunale che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria”. Nel caso di specie il credito vantato dal Condominio è pari a Euro 1.500,00 e quindi, ai sensi dell’art. 7) comma 1 cpc, che prevede testualmente “Il giudice di Pace è competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a cinquemila euro, quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice”, il ricorso andrà presentato presso l’Ufficio del Giudice di Pace. Sul punto si rileva che sussistono alcune tassative eccezioni a tale regola, dato che per i crediti derivanti da prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese effettuate da avvocati, procuratori, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro abbia prestato la propria opera in occasione di un processo, la competenza ad emanare il decreto ingiuntivo è anche dell’ufficio giudiziario che ha deciso la causa alla quale il credito si riferisce, ovvero, del giudice competente per valore del luogo ove ha sede il consiglio dell’ordine degli avvocati al cui albo sono iscritti o il consiglio notarile dal quale dipendono. La forma che deve assumere l’atto è, appunto, quella del ricorso contenente, ai sensi dell’art. 125 delle disposizioni generali del c.p.c., l’indicazione di “ufficio giudiziario, le parti, l’oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o l’istanza e, tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore che indica il proprio codice fiscale. Il difensore deve altresì indicare il proprio numero di fax”. L’art. 638 c.p.c. indica, altresì, tra i requisiti che deve contenere il suddetto atto “l’indicazione delle prove che si producono. […] l’indicazione del procuratore del ricorrente, quando è ammessa la costituzione di persona, la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito”. È evidente che, oltre alle indicazioni dei riferimenti delle parti e del procuratore, elemento essenziale di tale ricorso è l’allegazione delle prove scritte su cui si fonda l’accoglimento o il rigetto da parte del Giudice. Come vedremo di seguito, per non incorrere in una pronuncia di inammissibilità del ricorso, il credito di cui si chiede la corresponsione da parte del condomino moroso deve essere certo, liquido ed esigibile. Il requisito della certezza del credito deve fondarsi sul presupposto che esso non sia controverso, quello della liquidità deve basarsi sulla sua facile monetizzazione, ossia deve essere predeterminato nel suo ammontare o derivare da semplici calcoli aritmetici e, infine, quello dell’esigibilità deve fondarsi sulla attualità della pretesa non sottoposta a vincoli giuridici (ad es. condizione o termine per l’adempimento). È opportuno, quindi, specificare nel corpo del ricorso, magari nella parte in cui si illustrano i fatti giuridici “costituitivi” del credito, la documentazione che sorregge la pretesa ai sensi dell’art. 633 cpc, rilevando che, nel caso in esame, sono obbligatori e necessari il bilancio consuntivo approvato dall’assemblea condominiale, il conseguente piano di riparto ove si evince la quota parte del condomino moroso e opportune le eventuali diffide di pagamento inviate dall’amministratore p.t.. La forma dell’atto in tale procedimento è dovuta al fatto che, a differenza del procedimento di cognizione ordinaria, si chiede al Giudice l’emissione di un provvedimento sulla scorta dei fatti e documenti prodotti dal solo  ricorrente, senza alcun contraddittorio tra le parti, circostanza che, come vedremo più avanti, può realizzarsi soltanto se il condomino moroso propone l’opposizione al decreto ex art. 645 c.p.c. Importante richiesta da avanzare al Magistrato nel ricorso è l’immediata esecuzione del decreto ingiuntivo per l’importo indicato nell’atto, in quanto, in materia condominiale, la legge stabilisce la provvisoria esecuzione del provvedimento, ossia intima il condomino/debitore al pagamento immediato del debito, fermo restando il termine di quaranta giorni per la proposizione dell’eventuale opposizione.     

 

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Innanzitutto occorre specificare la particolarità della materia condominiale nella proposizione di un ricorso volto all’emissione di un decreto ingiuntivo. A tal proposito è opportuno sottolineare che il legislatore ha dedicato un’intera parte del codice civile esclusivamente a tale materia, profondamente integrata e modificata dalla recente riforma attuata con la Legge 220/2013, entrata in vigore il 18.06.2013, recante appunto modifiche alla disciplina del condominio negli edifici. In materia di riscossione di oneri condominiali nei confronti di condomini morosi, la sopracitata legge stabilisce un termine perentorio entro il quale l’amministratore deve attivarsi per il recupero forzoso delle somme dovute, ossia sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito è divenuto esigibile, ai sensi dell’art. 1129, 9 comma del c.c., il quale precisa altresì l’autonomia dell’amministratore nell’espletamento di tale azione rispetto alla preventiva autorizzazione assembleare. A tal fine, l’art. 63 disp. att. c.c., così come modificato dall’art. 18 della legge 220/2013, dispone che “per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi”. Pertanto è evidente che i documenti da produrre in giudizio per l’emissione del decreto ingiuntivo da parte dell’organo giudicante sono, come anticipato: il verbale assembleare contenente le delibere di approvazione del bilancio consuntivo, i prospetti di ripartizione dei bilanci ed eventuali diffide al condomino moroso. L’importanza e l’obbligatorietà di tale documentazione, richiamando la sentenza della Corte di Cassazione n. 26629/2016, è stata espressa di recente anche dal Tribunale di Milano in una sentenza pubblicata in data 17 ottobre 2016, ove si dichiara che “le deliberazioni con cui vengono stabiliti i contributi dovuti dai singoli condomini per far fronte alle spese condominiali e con cui viene attualizzato l’obbligo, stabilito dalla legge (art. 1123 c.c.), dei singoli condomini di far fronte agli oneri condominiali, costituiscono titoli di credito del condominio e, da sole, senz’altro, provano l’esistenza di tale credito e legittimano non solo la concessione del decreto ingiuntivo (art. 63 disp. att. c.c.), ma anche la condanna del condomino a pagare le somme nel giudizio di opposizione che quest’ultimo proponga contro tale decreto, giudizio il cui ambito è dunque ristretto alla sola verifica della esistenza e dell’efficacia della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onore”.

L’art. 63 disp. att. c.c evidenzia, inoltre, come l’azione esecutiva posta in essere dall’amministratore non sia soltanto un potere indipendente dall’autorizzazione assembleare, quanto un vero e proprio obbligo dello stesso, stante la possibilità di essere revocato dall’incarico in mancanza di adempimenti in tal senso.  

Orbene, stante il diritto dei condomini adempienti di recuperare i crediti condominiali per l’utilizzo e il mantenimento delle parti comuni dai condomini morosi e il potere-dovere dell’amministratore di attivarsi in tal senso, sono possibili due strade giudiziali: l’azione di cognizione ordinaria nei confronti del condomino moroso e il ricorso per decreto ingiuntivo. Come noto, quest’ultima azione è preferita in genere in quanto, oltre naturalmente alla sua brevità rispetto all’azione di cognizione ordinaria, il decreto ingiuntivo concesso dal Giudice sarà immediatamente esecutivo, ai sensi dell’art. 642 c.p.c., anche se nei suoi confronti verrà proposta opposizione. Dunque, il procedimento di ingiunzione, disciplinato dagli artt. 633 e ss. del c.p.c., è rubricato all’interno del libro IV del Codice Civile, sotto il Titolo I “dei procedimenti sommari”, intendendo con tale espressione la sommarietà e celerità di tale rito rispetto al procedimento ordinario dovuta alla pronuncia del Giudice, successiva al deposito del ricorso, emessa sulla base della sola allegazione probatoria del ricorrente in assenza di quegli elementi cardine che invece contraddistinguono il procedimento di cognizione piena, ossia il principio del contraddittorio tra le parti e il diritto di difesa del convenuto/resistente. Per cui, in mancanza di un contraddittorio tra le parti e in presenza di un provvedimento emanato dal Giudice sulla base delle allegazioni fornite da una soltanto delle parti, l’istruttoria, in tali tipi di azioni viene definita parziale e non esaustiva, essendo invece rimessa alla successiva fase di opposizione una cognizione piena della causa, come si vedrà nel prosieguo, in cui ciascuna parte potrà, e dovrà, fornire ogni elemento rilevante ai fini della decisione. Per tale motivo, la caratteristica della sommarietà riferita allo svolgimento del procedimento e della superficialità con cui il giudicante acquisisce conoscenza dei fatti in causa è riferita esclusivamente alla prima fase di tale procedimento.

In tali fattispecie il contraddittorio è eventuale e differito, intendendosi con tale definizione la circostanza per cui l’instaurarsi di un’azione a cognizione piena è subordinata alla scelta del destinatario del decreto ingiuntivo se proporre o meno opposizione e comunque, esso è successivo all’emanazione di un provvedimento da parte dell’Autorità Giudiziaria. Orbene, si può dire che il ricorso per decreto ingiuntivo rientra nelle azioni “speciali di condanna”, ossia quelle di accertamento con prevalente funzione esecutiva, consistente in un procedimento accelerato volto ad ottenere un provvedimento giurisdizionale dotato della qualifica di titolo esecutivo, offrendo al creditore, nel caso di specie il Condominio, uno strumento di tutela immediata e un titolo immediatamente esecutivo nei confronti del debitore, al fine di evitare pregiudizi dovuti alle lungaggini giudiziarie nel caso di procedimenti ordinari. Innanzitutto, per azionare il procedimento di ingiunzione, l’art. 633 c.p.c. fornisce un elenco esplicito di fattispecie per le quali è esperibile il procedimento monitorio, e, dunque, viene analizzata la natura del diritto azionato, consistente, nel diritto alla corresponsione di una somma di denaro, alla consegna di un determinato bene mobile o alla consegna di una quantità determinata di beni fungibili. Riguardo all’ipotesi di condanna al pagamento di una somma di denaro, come nel caso di oneri condominiali, la legge indica espressamente la caratteristica principale di tale pretesa, ossia la liquidità del diritto di credito, a pena di inammissibilità dello stesso ricorso. La somma di denaro per cui si pretende la corresponsione deve essere, pertanto, già determinata nel suo ammontare o comunque rilevabile da un mero calcolo aritmetico, a differenza del procedimento ordinario di cognizione in cui è lo stesso giudice a valutare l’ammontare della domanda, poichè in esso il creditore danneggiato non ha un titolo opponibile al convenuto per quantificare il danno, ma semplicemente richiede la condanna al risarcimento del danno subito, a meno che non risulti ad esempio da clausole contrattuali specificanti ab origine l’ammontare da corrispondere in caso di inadempienza. In tale ipotesi è possibile esperire il procedimento monitorio senza però poter agire per il maggior danno valutato discrezionalmente dal Giudice. Altro requisito essenziale del credito azionato, a pena di inammissibilità del ricorso, è quello della sua esigibilità; occorre, cioè, che il creditore possa pretendere l’adempimento da parte del debitore alla data del deposito del ricorso. Per tale motivo, in caso di oneri condominiali non pagati, l’amministratore può agire nei confronti del debitore azionando il procedimento monitorio entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito è divenuto esigibile, allegando, pertanto, al ricorso il bilancio condominiale approvato e il piano di riparto, in assenza dei quali non si ha prova documentale dell’effettività del debito del condomino moroso nei confronti dell’intero condominio. Può però accadere, a differenza degli oneri condominiali, che un credito, in un dato momento non esigibile, possa divenirlo in forza dell’esercizio da parte del creditore della facoltà prevista dall’art. 1186 c.c.., per cui “quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore, il creditore può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito, per fatto proprio, le garanzie che aveva dato o non ha dato le garanzie che aveva promesso”. In tale particolare fattispecie è possibile esperire l’azione di ingiunzione in quanto il creditore, fornendo prova dell’attuale stato di difficoltà economica del debitore in conseguenza del quale si avrà certezza della sua insolvenza futura facendo così decadere il termine del beneficio, dimostra l’immediata esigibilità del credito. Per quanto espresso, è possibile affermare che il diritto di cui si chiede la tutela non deve essere sottoposto a sospensiva né a termini e, se sottoposto a condizione risolutiva, il creditore potrà agire in via esecutiva e sarà il debitore a dover provare la condizione stessa. Un ulteriore requisito di ammissibilità del procedimento di ingiunzione è dato dalla certezza del diritto. Infatti, il credito vantato deve risultare chiaramente nel suo contenuto dagli elementi indicati nell’atto, ovvero la sua esistenza non deve essere controversa ad eccezione. Pertanto, i suindicati caratteri salienti del credito, ovvero la certezza, liquidità ed esigibilità, a pena di inammissibilità e al fine di ottenere il provvedimento richiesto, devono essere dimostrati documentalmente; devono cioè basarsi sulla “prova scritta” del credito, ai sensi dell’art. 634 c.p.c. il quale prevede: “I. sono prove scritte idonee a norma del numero 1 dell’art. precedente (Su domanda di chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata, il giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento o di consegna. 1) se del diritto fatto valere si dà prova scritta…) le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e i telegrammi, anche se mancanti dei requisiti prescritti dal codice civile. II. Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di danaro nonché per prestazioni di servizi fatte da imprenditori che esercitano un’attività commerciale, anche a persone che non esercitano tale attività, sono altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli art. 2214 e seguenti del codice civile, purchè bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute, nonché gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l’osservanza delle norme stabilite per tali scritture”. Non solo. La prova scritta prevista dal legislatore per l’ammissibilità del procedimento monitorio può essere soddisfatta da titoli a formazione giudiziale, da documenti che costituiscono un titolo esecutivo, come l’atto pubblico, la scrittura privata autentica, l’assegno e la cambiale, lodi arbitrali irrituali, documenti che, ai sensi dell’art. 2699 e ss. c.c., costituiscono “prova documentale”, documenti sottoscritti da terzi e documenti provenienti dal creditore. Nel caso in esame, come detto prima, le prove scritte precostituite (nel senso di esistenti nel momento antecedente l’introduzione della causa) del credito per oneri condominiali risultano dal bilancio consuntivo approvato dall’assemblea contente il credito vantato (certezza ed esigibilità del diritto), il piano di riparto delle spese condominiali per l’utilizzo e il mantenimento delle parti comuni (liquidità del diritto), ed eventuali diffide di pagamento inviate dall’amministratore del Condominio. Questa è una delle importanti caratteristiche del procedimento di ingiunzione che lo distinguono dal procedimento a cognizione piena, ove le sopracitate prove scritte potrebbero non assumere natura di prova piena del diritto fatto valere. Si pensi, ad esempio, ai documenti sottoscritti dai terzi o documenti provenienti dal creditore che da soli, in procedimento ordinario, sono insufficienti o addirittura inefficaci a emettere una sentenza di condanna per il debitore, essendo necessaria l’intera istruttoria processuale. Passiamo ora ad analizzare il decreto ingiuntivo emesso dal Giudice, in caso di accoglimento della domanda. In materia condominiale il legislatore, per garantire la celerità di tali tipi di procedimenti, ha inteso rivestire il provvedimento del carattere dell’immediata esecutività. La regola generale è stabilita dall’art. 642 c.p.c., per cui “se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il Giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell’opposizione. L’esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere”. Non essendo tassativo l’elenco delle fattispecie per cui è possibile ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, come stabilito dalla giurisprudenza di legittimità, si deve ritenere dunque che tale concessione avvenga ogniqualvolta, in base ai documenti forniti dal ricorrente, il credito fatto valere in giudizio abbia un eguale grado di certezza, liquidità ed esigibilità dei titoli sopraelencati. Nell’ambito degli oneri condominiali, oltre naturalmente all’applicazione di tale principio, l’art. 63 disp. att. c.c. stabilisce che “per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo”, ribadendo nuovamente l’importanza in tale procedimento monitorio della “prova scritta”, ossia dell’obbligatorietà dell’allegazione dei documenti indicati in precedenza, in assenza dei quali il credito non può dirsi certo, liquido ed esigibile, e l’ordinanza del giudicante potrebbe non avere il carattere dell’immediatezza. Tale impostazione è ampiamente condivisa dalla giurisprudenza di legittimità, la quale è unanime nel ritenere che: “la delibera di approvazione dello stato di ripartizione delle spese, sulla cui base l’amministratore può ottenere ingiunzione di pagamento immediatamente esecutiva, giusta l’art. 63 disp. att. c.c., deve necessariamente precedere la proposizione del ricorso ex art. 633 c.p.c.” (Cfr. Cass. Civ., sez. II, sentenza n. 24957 del 6.12.2016). E’ evidente, pertanto, l’importanza che rivestono i documenti assembleari, elementi essenziali sia per la concessione dell’immediata esecutività del titolo sia per scongiurare, in caso di opposizione da parte del condomino moroso, l’accoglimento dell’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione, fornendo quale prova la sola allegazione del bilancio consuntivo e la mancata allegazione del distinto piano di riparto da parte del ricorrente. Per il debitore è, invece, prevista la facoltà di opporsi al decreto ingiuntivo emesso dal giudice nel termine di 40 giorni dalla notifica dello stesso, azionando in tal modo, ex art. 645 c.p.c., un procedimento ordinario a cognizione piena, ove il condomino moroso diviene formalmente attore/opponente in un procedimento in cui inizialmente veniva considerato resistente, e il Condominio, in persona dell’amministratore p.t., diviene formalmente convenuto/resistente anche se l’iniziale proposizione del ricorso da cui è poi scaturita l’opposizione lo vedeva quale ricorrente. Per tale motivo l’opponente rivestirà il ruolo di attore in senso formale ma di convenuto in senso sostanziale e, viceversa, l’opposto avrà la veste di convenuto solo in senso formale, ma sarà l’attore in senso sostanziale dell’azione, con l’importante corollario che nel giudizio di opposizione l’onere di provare i fatti costitutivi posti a fondamento della domanda incomberà sull’originario ricorrente.  L’art. 63 disp. att. c.c. stabilisce che, in caso di opposizione da parte del condomino debitore, gli elementi che lo stesso deve porre a fondamento della sua domanda sono l’inesistenza del debito e l’invalidità della documentazione allegata al ricorso per decreto ingiuntivo, ma non può far valere questioni attinenti alla validità della delibera condominiale. Questa, come stabilito da molteplici sentenze della Corte di Cassazione, costituisce titolo di credito del condominio comprovante l’esistenza del credito stesso e da cui scaturisce il successivo decreto ingiuntivo. Vale a dire che il giudice investito ad esaminare l’opposizione al decreto ingiuntivo per oneri condominiali non può esaminare la delibera costitutiva del credito azionato con il giudizio monitorio, ma deve soltanto constatare se la delibera assembleare, impugnata in un eventuale autonomo giudizio dinanzi al Tribunale, sia stata o meno sospesa cautelarmente dal giudice competente. In caso affermativo, il giudice chiamato a decidere sull’opposizione a decreto ingiuntivo dovrà a sua volta sospendere il giudizio in attesa della definizione sul giudizio di merito. In caso contrario, non essendovi connessione, continenza o pregiudizialità necessaria tra i due giudizi il giudice dovrà, come detto prima, decidere esclusivamente sul merito dell’opposizione, ossia sulla verifica dell’esistenza del debito, senza analizzare quel requisito essenziale a pena di inammissibilità posto a fondamento nel procedimento monitorio che è la validità della delibera assembleare. Tuttavia, tale importante principio dovrà applicarsi soltanto nel caso ci si trovi di fronte a delibere condominiali che non risultino affette da vizio di nullità, nel qual caso il giudice competente a decidere nel procedimento monitorio, “potrà rilevare d’ufficio la nullità, quando si controverta in ordine all’applicazione di atti (delibera dell’assemblea di condominio) posta a fondamento della richiesta di decreto ingiuntivo, la cui validità rappresenta elemento costitutivo della domanda” (Cfr. Cass. Civ., sez. II, sentenza n. 305 del 12.01.2016). Ricordiamo che le delibere dell’assemblea condominiale sono nulle se prive degli elementi essenziali, con oggetto impossibile o illecito, con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, se incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini ed, infine, se comunque invalide in relazione all’oggetto; mentre sono annullabili se affette da vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, affette da irregolarità nel procedimento di convocazione e se violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all’oggetto. Un aspetto rilevante da tenere in considerazione in caso di opposizione al decreto ingiuntivo unitamente all’eccezione di nullità della delibera assembleare allo stesso sottesa è la verifica della competenza per valore nel caso il procedimento anzidetto si instauri dinanzi al Giudice di Pace. Come visto innanzi, nei limiti della somma di euro 5.000,00 è competente il Giudice di Pace, quale regola generale, ma può accadere che, con l’opposizione all’ingiunzione di pagamento, si proponga una domanda riconvenzionale di valore superiore al limite sopraindicato oppure il giudice sia chiamato a valutare l’eventuale nullità dell’intera delibera assembleare che, per valore, esuli dalla sua competenza. In questo caso, il giudice di pace dovrà decidere sul merito dell’opposizione, mentre la decisione sulla validità della delibera condominiale sarà rimessa al giudice superiore, ossia il Tribunale. Per evitare, però, che le ordinanze emesse dai due giudici possano risultare discordanti tra di loro, ad esempio il Giudice di Pace rigetta l’opposizione al decreto ingiuntivo mentre il Tribunale dichiara nulla l’intera delibera assembleare, non potendosi, nella controversia avente ad oggetto la delibera assembleare, chiedere la sospensione del procedimento di opposizione al decreto ingiuntivo, è opportuno impugnare tempestivamente la delibera ritenuta nulla e avanzare istanza di sospensione cautelare della stessa. Altrimenti, il contrasto tra i giudicati potrebbe essere superato soltanto nella successiva fase di esecuzione, facendo valere la perdita di efficacia del decreto ingiuntivo come conseguenza della dichiarata invalidità della delibera, con l’instaurazione, da parte del debitore, del giudizio di opposizione all’esecuzione. Orbene, l’istanza cautelare richiesta per la sospensione della delibera condominiale, se accolta, fa venir meno l’efficacia del decreto ingiuntivo; a contrario, se respinta, il condomino moroso si troverà a dover pagare il decreto ingiuntivo emesso e, nel caso di dichiarazione successiva da parte del Tribunale di nullità della delibera, a doversi attivare per il recupero di quanto pagato.

 

GIUDICE DI PACE DI ROMA

Ricorso per decreto ingiuntivo

per il recupero di oneri condominiali

 

Il Condominio di Roma, Via _________, in persona dell’amministratore p.t., C.F._________, elettivamente domiciliato in Roma alla Via Domenico Modugno n. 102 presso lo studio dell’Avv. Filippo Campanile, C.F. CMPFPP73D22F839V, che ai sensi della normativa vigente dichiara di voler ricevere comunicazioni di cancelleria al fax 06.5852769 ovvero all’indirizzo PEC: filippocampanile@avvocatinapoli.legalmail.it dal quale è rapp.to e difeso, giusta mandato in calce del presente atto (all.a),

ricorrente

Premesso in fatto

  1. a) che il ricorrente vanta un credito di €. 1.500,00 nei confronti del signor Alfa, proprietario del cespite sito alla Via _______, n.___, scala ___, piano ___, int. _____, in forza del mancato pagamento di n. 4 rate mensili per le spese condominiali, come evincibile dal verbale di assemblea di approvazione del bilancio consuntivo di gestione (all. n. 1) e del piano di riparto delle quote parte dei singoli condomini (all. n. 2), che ne formano parte integrante del presente atto;
  2. b) che il signor Alfa è stato più volte diffidato dall’amministratore p.t. al pagamento dei sopraindicati oneri condominiali, da ultimo con raccomandata n.______________ inviata in data ________ (all. n. 3), ma, il signor Alfa, ad oggi, si è ingiustificatamente sottratto all’adempimento delle proprie obbligazioni.
  3. c) che nel caso de quo, il Condominio ha diritto a veder riconosciuto il suo buon diritto alla corresponsione del sopraindicato credito, il quale si connota dei caratteri della certezza, della liquidità e della esigibilità, ai sensi del combinato disposto degli art. 642 c.p.c. e 63 disp. att. c.c..

Tanto premesso in fatto si rileva in diritto

  1. Sull’obbligo del signor Alfa al pagamento degli oneri condominiali.

È incontestabile il dovere del signor Alfa alla partecipazione, tramite il pagamento della propria quota parte, alla conservazione e il godimento delle parti comuni, basato sul solo presupposto dell’essere proprietario dell’immobile all’interno del Condominio ricorrente. Infatti, tali obbligazioni sono qualificate di natura reale o propter rem, per cui la giurisprudenza di legittimità stabilisce che: “la connessione tra il diritto e l’obbligo consiste in ciò che, a certe condizioni, l’obbligazione segue le vicende del diritto, trovando la propria ragion d’essere nella titolarità, o nella contitolarità, del diritto reale, in virtù del principio per cui ai vantaggi si accompagnano taluni eventuali riflessi negativi” (Cfr. Cass. Civ., sentenza n. 6323/03). Ogni condominio, quindi, è obbligato alla corresponsione degli oneri condominiali.

  1. Sull’efficacia dei documenti allegati al presente ricorso.

Si rileva, altresì, la validità e l’efficacia dei documenti allegati al ricorso per la richiesta della corresponsione degli oneri condominiali. Come stabilito dalla giurisprudenza di legittimità “la deliberazione assembleare di ripartizione della spesa, finalizzata alla riscossione dei conseguenti oneri dei singoli condomini, costituisce titolo di credito del condominio e, di per sé, prova l’esistenza di tale credito legittimando, senz’altro, non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del singolo condomino a pagare all’esito del giudizio di opposizione che quest’ultimo proponga contro tale decreto, il cui ambito sia ristretto solamente alla verifica dell’esistenza e dell’efficacia della delibera assembleare medesima relativa all’approvazione della spesa e alla ripartizione degli inerenti oneri” (Cfr. Cass. Civ. 27292/2005).

Tanto premesso il Condominio di Roma, Via_________, in persona dell’amministratore p.t., Dott._______, come sopra rapp.to, dom.to e difeso, attesa la certezza, liquidità ed esigibilità del credito,

chiede

all’Ill.mo Giudice di Pace adito, a norma degli artt. 633 e seguenti cpc, Voglia emettere ingiunzione di pagamento, immediatamente esecutiva, a carico del signor ALFA, residente in Roma, alla Via________, per il pagamento, in suo favore, della complessiva somma di €. 1.500,00, oltre gli interessi legali dalla maturazione al soddisfo, nonchè delle spese e competenze della presente procedura.

Ai sensi dell’art. 9 comma 5) della Legge 488 del 23.12.99 e successive modifiche, si dichiara che il valore della presente procedura è pari a _______.

Si allegano i seguenti documenti:

  1. Procura alle liti;
  • Verbale di assemblea condominiale di approvazione del bilancio consuntivo dei lavori;
  • Piano di ripartizione degli oneri condominiali;
  • Raccomandata n. _________, del ________ inviata al signor Alfa.

Salvis Juribus.

Roma,

Filippo Campanile

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