Atto di citazione sul danno da immagine per erronea iscrizione nel registro debitori inadempienti (RIF. CASS. CIV., SEZ. III, SENT. 06/07/2017, N. 16659)

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(di Avv. Giuseppe Laspina) –  § I – Il caso.
Tizio, imprenditore, si reca in banca per ottenere un finanziamento per ristrutturare la propria casa.
Tuttavia, la pratica, rapidamente istruita, ha esito negativo, in quanto il suo nominativo è stato iscritto nel registro dei debitori inadempienti da altra banca, con la quale intrattiene un rapporto di leasing per i macchinari che utilizza per la propria azienda. Tizio non può quindi accedere al credito.
Il candidato, assunte le vesti del difensore di Tizio, rediga le difese più opportune per tutelare gli interessi del proprio cliente.


§ II – Gli atti che possono essere redatti.
Il caso in esame potrebbe consentire in linea teorica una pluralità di azioni.
Possono venire in rilievo innanzitutto, un ricorso ex art. 700 c.p.c., un’azione ordinaria da azionare
con atto di citazione, oppure un ricorso ex art. 702bis c.p.c. (rito c.d. sommario).
Tuttavia, un’attenta lettura della traccia, imperniata sulla figura di Tizio quale imprenditore che non
può accedere al credito, consente di optare per la redazione di un atto di citazione, se del caso
accompagnata da un ricorso ex art. 700 c.p.c., proposto in corso di causa, al fine di far cessare la
condotta lesiva della banca e di ordinare la cancellazione del nominativo di Tizio dai registri in
questione.
La redazione di un ricorso ex art. 702bis c.p.c. non appare opportuna, posto che le conseguenze
della condotta della banca devono essere oggetto di un’istruttoria approfondita.

§ III – Gli istituti che vengono in rilievo.
Il caso prospettato si inserisce nella casistica relativa alle illegittime segnalazioni da parte delle
banche o alla Centrale Rischi gestita dalla Banca d’Italia o comunque nelle banche dati consultabili
da chiunque, che costituiscono comunque delle Centrali Rischi, in piccolo, come quella ad esempio
relativa alla Sic Assilea, gestita dalle società di leasing.
Al fine di verificare se nel caso concreto sussistono le condizioni per agire dinanzi al Tribunale,
occorre prendere le mosse dalla regole di comportamento degli intermediari finanziari, regole che
trovano la loro regolamentazione nelle normative emanate dalla Banca d’Italia.
Si tratta di una vicenda venuta sempre più all’attenzione degli organi giurisdizionali, anche in
relazione all’aggravarsi della crisi economica.
Al riguardo, le condanne degli intermediari per erronea segnalazione sono piuttosto frequenti e la
via seguita dalle Corti per valutare la liceità o meno della condotta delle banche passa dalla verifica
delle modalità e dei presupposti della segnalazione, piuttosto che dall’accertamento della lesione del
diritto alla privacy.
Occorre prima soffermarsi brevemente sui presupposti per la segnalazione.
A prescindere dalla natura contrattuale o extracontrattuale della responsabilità, la banca deve
assumere particolari cautele nella segnalazione di crediti in «sofferenza» alla Centrale dei rischi,
essendo assoggettata ai doveri di correttezza e buona fede.
Nell’ambito delle categorie di censimento strumentali al servizio di centralizzazione dei rischi di
credito presso la Banca d’Italia, in quella a sofferenza, cui fa riscontro il livello più alto di
deterioramento del credito, viene ricondotta l’intera esposizione per cassa e fuori bilancio.
Infatti, la segnalazione alla Centrale dei rischi non è un meccanismo automatico che si innesca tutte
le volte che il cliente versa in una situazione di mera difficoltà nel pagare il proprio debito, ma si
deve trattare di complessiva e deficitaria situazione finanziaria del cliente, caratterizzata da una
grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile (ma non coincidente) alla condizione
d’insolvenza in materia fallimentare.
Nello specifico, lo « stato d’insolvenza » del debitore guarda a situazioni d’irreversibile crisi
economico-finanziaria dell’impresa commerciale, caratterizzate da una condizione d’incapacità
finanziaria oggettivamente apprezzabile.
La banca è tenuta ad effettuare la segnalazione al verificarsi di precisi presupposti, sopra richiamati,
in grado di configurare un serio pericolo di insolvenza, idoneo a giustificare la segnalazione da
parte della banca, di una chiara e documentabile emergenza che il rientro non appaia sicuro o,
quantomeno, altamente probabile.
Pertanto l’intermediario abusa del potere di segnalazione in questione, ogni qual volta che,
contravvenendo agli obblighi di correttezza cui deve essere improntata la sua attività, non prende in
considerazione i motivi che spingono il correntista a contestare il proprio debito.
Sussiste, poi, un obbligo specifico di preventiva informazione al cliente, in occasione della prima
segnalazione quale « cattivo pagatore » a suo carico, posto in capo all’intermediario; e ciò, al fine di
garantire un lecito e corretto trattamento dei dati personali.
Non solo il difetto del preavviso, ma anche quello relativo alla prova del ricevimento del medesimo
da parte del destinatario, provoca l’illegittimità dell’iscrizione, a prescindere dalla sussistenza o
meno dei presupposti « sostanziali » della segnalazione.

§ IV – I danni risarcibili.
§ IV.1 – I danni patrimoniali.
In disparte la tutela inibitoria e cautelare, sulla quale si ritornerà nel prosieguo, il debitore
illegittimamente segnalato può ovviamente agire in via risarcitoria. La condotta antigiuridica della
banca può essere fonte di una pluralità di danni, di natura patrimoniale e non.
Al fine di poter decidere sulla domanda di risarcimento del danno patrimoniale, la norma
fondamentale in materia è quella contenuta nell’art. 1223 cod. civ., in base al quale è risarcibile il
danno che sia conseguenza immediata e diretta della lesione.
I danni patrimoniali che possono derivare dall’errata segnalazione sono di vario tipo.
Nel caso in esame – ed è la casistica più ricorrente – si lamenta il danno derivante dalle ridotte, se
non addirittura azzerate, possibilità di accesso al credito, con conseguente mancata erogazione,
come nel caso di Tizio, dei finanziamenti richiesti.
La mancata possibilità di accedere al credito può essere risarcita anche in termini di chance. Si
tratta di una forma di danno che può essere definita come occasione favorevole di conseguire un
risultato vantaggioso, sotto il profilo dell’incremento di un’utilità o della sua mancata diminuzione,
diversa dalla mera aspettativa di fatto.
Inoltre, va chiarito che la domanda per perdita di chance è cosa ben diversa da quella di danno
futuro, posto che la prima riguarda la perdita della possibilità di raggiungere il risultato sperato ed
attiene al danno emergente, mentre la seconda riguarda il mancato raggiungimento del risultato ed
attiene al lucro cessante.
La perdita di chance è risarcibile indipendentemente dalla dimostrazione che la concreta
utilizzazione della chance avrebbe presuntivamente o probabilmente determinato la consecuzione
del vantaggio, essendo sufficiente anche la sola possibilità di tale consecuzione.
In sostanza, il danno derivante da perdita di chance costituisce una voce del danno patrimoniale
risarcibile, in quanto diretta conseguenza delle lesioni riportate, qualora il danneggiato riesca a
provare, pur solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in
concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla
condotta illecita della quale il danno risarcibile dev’essere conseguenza immediata e diretta
Tuttavia, in caso di mancato accesso al credito, le conseguenze possono essere diverse e
particolarmente gravi, se il debitore illegittimamente segnalato è un imprenditore. Infatti, in tal
caso, l’impossibilità di accedere al credito può comportare, per l’imprenditore, un moltiplicarsi
delle voci di danno.
La mancanza di liquidità, nel corso dell’attività commerciale, può esporre l’imprenditore a richieste
di risarcimento danni nei confronti di controparti per trattative contrattuali non andate a buon fine
oppure alla necessità di dover vendere tutto o parte del proprio patrimonio per monetizzare.
Per essere risarcibili, i pregiudizi economici in questione sono risarcibili, ma il danneggiato deve
fornire la prova del danno e dell’esistenza del nesso causale tra l’indebita segnalazione e il
pregiudizio economico subìto.

§ IV.2 – I danni non patrimoniali.
Più complesso, invece, è il tema del danno non patrimoniale da illegittima segnalazione.
Nella generalità dei casi, la questione di diritto, sottoposta all’attenzione degli organi giudicanti,
concerne la risarcibilità del danno non patrimoniale, conseguente, in via diretta ed immediata, alla
violazione dei diritti fondamentali della persona, garantiti da copertura costituzionale, violazione
che, nei casi in esame, attiene al diritto all’immagine ed alla reputazione commerciale e sociale.
Tale diritto viene desunto dall’art. 2 della Costituzione.
Nello specifico, si tratta di stabilire se, nel caso concreto, si tratti di danno evento, coincidente
pertanto con il perfezionarsi della fattispecie dannosa -cosiddetto danno in re ipsa- oppure di danno
conseguenza, da intendersi come evento ulteriore, distinto e successivo al compiersi della suddetta
fattispecie.
Gli attori in giudizio lamentano sovente un danno alla reputazione personale, a cui si aggiunge, se
soggetti imprenditori, un pregiudizio alla c.d. reputazione commerciale. Tali allegazioni, però,
raramente sono accompagnate da un concreto riscontro probatorio.
Può accadere, infatti, che il debitore segnalato si limiti per lo più ad allegare il danno, senza alcuna
ulteriore specificazione, richiamando poi la teoria del danno in re ipsa , per poi concludere nel
senso che la violazione delle regole di comportamento sopra richiamate e della buona fede e
correttezza nell’esecuzione del rapporto contrattuale con la banca o con l’intermediario finanziario
abbiano determinato la sussistenza di un pregiudizio.
La questione non è di poco momento.
Occorre, preliminarmente, richiamare, seppur sommariamente, l’indirizzo delle Sezioni Unite della
Cassazione, in punto di danno non patrimoniale. In particolare, la giurisprudenza più autorevole
della Cassazione ha definitivamente chiarito che l’art. 2059 cod. civ. opera esclusivamente sul piano
della limitazione della risarcibilità del danno non patrimoniale “ai soli casi previsti dalla legge”,
identificati:
1) nell’illecito astrattamente configurabile come reato: art. 185 c.p., comma 2;
2) nell’illecito, non qualificabile come reato, ma che per espressa previsione di legge impone il
ristoro di un danno non patrimoniale;
3) nell’illecito non bagatellare, che abbia leso diritti inviolabili della persona, oggetto di tutela
costituzionale, lasciando integri gli elementi della fattispecie costitutiva dell’illecito ex art. 2043
cod. civ..
Con riferimento a tale ultimo punto, va evidenziato che il richiamo alla fattispecie dell’illecito
aquiliano di cui all’art. 2043 del cod. civ. comporta che nel caso concreto devono essere allegati e
provati tutti gli elementi, ovvero la condotta illecita, l’ingiusta lesione di interessi tutelati
dall’ordinamento, il nesso causale tra la prima e la seconda, la sussistenza di un concreto pregiudizio
patito dal titolare dell’interesse leso.
Il principio ha trovato seguito nella giurisprudenza di legittimità, per cui si può ragionevolmente
affermare che il “danno non patrimoniale”, costituendo anch’esso pur sempre un dannoconseguenza,
deve essere specificamente allegato e provato ai fini risarcitori, anche mediante
presunzioni, non potendo mai considerarsi in re ipsa.
Il richiamato orientamento in parola è servito per abbandonare l’originaria e risalente tesi,
prospettata in relazione al danno biologico per la lesione della integrità psicofisica ed estesa alla
lesione di diritti fondamentali insuscettibili di valutazione economica, per la quale la condotta lesiva
era ex se dimostrativa del pregiudizio -di natura non patrimoniale– risarcibile.
Come si ricorderà, tale approdo ermeneutico era stata il risultato di un complesso e travagliato
percorso, attraverso la sussunzione della categoria dell’illecito produttivo del danno non
patrimoniale ex art. 2059 cod. civ.., nell’ambito dello schema strutturale della norma generale
sull’illecito extracontrattuale ex art. 2043 cod. civ.
Ciò aveva portato alla indifferenziata applicazione del criterio causale, fondato sulla relazione
“condotta materiale evento-lesivo-conseguenza dannosa”, per come risultante dal combinato
disposto degli artt. 1223 e 2056 cod. civ., a qualsiasi violazione di un interesse giuridicamente
suscettibile di protezione secondo l’ordinamento giuridico.
In questo modo, peraltro, si finivano con unificare le esigenze di prova della esistenza e
dell’ammontare del danno “patrimoniale” e “non patrimoniale”, non rilevando in contrario, ai fini
dell’accertamento delle conseguenze pregiudizievoli.
Tuttavia, proprio nella materia in esame, deve darsi atto dell’esistenza di un orientamento,
persistente, di segno contrario, secondo il quale la lesione dell’immagine sociale e professionale
costituisce di per sé un danno reale che deve essere risarcito.
In questo modo, si ripropone e si legittima un automatismo risarcitorio basato sul fatto che
l’accertata antigiuridicità del comportamento della banca segnalante costituisce di per sé un
comportamento pregiudizievole per l’attività economica del segnalato e, in quanto tale, di per sé
immediatamente lesivo della reputazione del debitore.
Peraltro, si distingue tra reputazione personale e reputazione commerciale.
La reputazione personale viene identificata nella reputazione che il soggetto gode come persona
umana, tra gli altri consociati. Con riferimento ad essa, si sostiene che, una volta provata la lesione,
il danno è in re ipsa, in quanto si realizza una perdita di tipo analogo a quello indicato dall’art. 1223
cod. civ., in quanto si riscontra una diminuzione o addirittura l’integrale privazione di un valore per
quanto non patrimoniale della persona umana alla quale il risarcimento deve essere commisurato.
Discorso diverso viene fatto con riferimento alla cosiddetta reputazione commerciale, che viene
generalmente intesa ed identificata nella considerazione pubblica intesa come immagine di serietà
ed affidabilità proiettata all’esterno ed afferente all’esercizio di una attività economica. In tali casi, il
pregiudizio è risarcibile a condizione che il danno venga provato nella sua esistenza, anche in via
presuntiva.
Tuttavia, secondo l’indirizzo maggioritario, tanto per quanto riguarda la lesione della reputazione
personale tanto per quanto riguarda la reputazione sociale, la lesione è un danno conseguenza, che
deve essere provato: in tal modo, si perviene all’esclusione del danno in re ipsa.
Si ammette comunque che si possa fornire la dimostrazione della conseguenza lesiva e
pregiudizievole, secondo la regola detta dall’art. 1223 cod. civ., anche attraverso elementi
presuntivi, fermo restando che l’attore in giudizio deve fornire la prova del pregiudizio sofferto e del
nesso causale con l’evento dannoso prodotto dalla condotta illecita della banca.

§ V – La tutela cautelare.
Con riferimento alla tutela cautelare sono emerse alcune problematiche applicative.
L’art. 700 c.p.c. stabilisce che “Fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni di questo capo, chi
ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via
ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con
ricorso al giudice i provvedimenti d’urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad
assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito”.
I requisiti per poter accedere alla tutela cautelare in questione sono i seguenti:
1) la probabile sussistenza del diritto vantato (fumus boni iuris);
2) un pregiudizio imminente ed irreparabile, che minacci il diritto, durante il tempo occorrente per
farlo valere in via ordinaria;
3) l’inesistenza di un altro provvedimento cautelare tipico, idoneo, nel caso concreto, ad assicurare
provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito.
Proprio con riferimento a tale ultimo requisito, si sono posti dei problemi di interferenza con l’art.
152 del D.Lgs. n. 196/2003.
La norma, nella sua formulazione originaria, stabiliva, al comma 6, la possibilità di adottare
provvedimenti resi necessari dal pericolo imminente di un danno grave ed irreparabile, con formula
che è sembrato delineasse una misura tipica destinata a prevalere sul ricorso ex art. 700 c.p.c. in
quanto connotato da residualità.
La questione, tutt’altro che marginale, pare ora superata per effetto della normativa contenuta nel
D.Lgs. 1º Settembre 2011, n. 150 , con il quale è stato modificato, tra le altre cose, anche il regime
processuale applicabile alle controversie in materia di protezione dei dati personali.
Infatti, detta previsione cautelare non è riprodotta nell’art. 10 del D.Lgs. 151/2011 (che ha
modificato l’art. 152 T.U. privacy), sicché il dubbio di ammissibilità non trova oggi alcuna base
testuale, restando quindi impregiudicata la piena applicabilità delle norme generali.
L’art. 10 del D.Lgs. n. 150/2011 ha ad oggetto, come da rubrica, « Delle controversie in materia di
applicazione delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali ».
L’articolo citato, dopo aver previsto che le controversie di cui all’art. 152 cod. privacy sono ora
regolate dal rito del lavoro, passa a normare il ricorso avverso i provvedimenti del Garante per la
protezione dei dati personali, stabilendo che l’efficacia esecutiva del provvedimento può, nelle more
della sua impugnativa, essere sospesa, con ordinanza ovvero con decreto pronunciato fuori udienza,
solo ove dove ricorrano “ gravi e circostanziate ragioni esplicitamente indicate nella motivazione ”,
requisiti richiamati in maniera generale dall’ art. 5 del medesimo decreto n. 150/2011.
Il chiaro tenore del dettato normativo consente di escludere l’applicabilità dell’art. 10 al caso in
esame. Infatti nelle controversie in esame, scaturite da un’illecita iscrizione o segnalazione alla
Centrale Rischi, sono il risultato di una vicenda tra due soggetti privati e non di un provvedimento
dell’autorità amministrativa.
Sulla base delle stesse considerazioni, è possibile escludere la legittimazione passiva della Banca
d’Italia, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., nei casi in cui la parte attrice prospetti una responsabilità
contrattuale ed extracontrattuale dell’istituto di credito o dell’intermediario finanziario per aver
proceduto ad un’illegittima od erronea segnalazione alla Centrale Rischi.
Nella prospettata eventualità, infatti, la non sussistenza di un interesse della Banca d’Italia a
contraddire ovvero a resistere in sede giudiziale all’azione dell’attore, per come proposta, trova
conferma nel fatto che il destinatario dell’ordine di rettifica dei dati, della situazione e dello status
del cliente è esclusivamente il soggetto che intrattiene il rapporto con quest’ultimo, all’interno del
quale è scaturita la segnalazione alla centrale rischi.

§ VI – L’atto di citazione.
Il rito ordinario inizia con la notifica dell’atto di citazione.
L’atto di citazione deve contenere gli elementi indicati nell’art. 163 c.p.c. ed in particolare:
1) l’indicazione del tribunale davanti al quale la domanda è proposta;
2) il nome, il cognome, la residenza e il codice fiscale dell’attore, il nome, il cognome, il codice
fiscale, la residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li
rappresentano o li assistono. Se attore o convenuto è una persona giuridica, un’associazione non
riconosciuta o un comitato, la citazione deve contenere la denominazione o la ditta, con
l’indicazione dell’organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio;
3) la determinazione della cosa oggetto della domanda;
4) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le
relative conclusioni;
5) l’indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l’attore intende valersi e in particolare dei
documenti che offre in comunicazione;
6) il nome e il cognome del procuratore e l’indicazione della procura, qualora questa sia stata già
rilasciata;
7) l’indicazione del giorno dell’udienza di comparizione; l’invito al convenuto a costituirsi nel
termine di venti giorni prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dall’articolo 166,
ovvero di dieci giorni prima in caso di abbreviazione dei termini, e a comparire nell’udienza
indicata, dinanzi al giudice designato ai sensi dell’articolo 168 bis, con l’avvertimento che la
costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui agli articoli 38 e 167.
Elementi fondamentali, per la loro rilevanza in punto di nullità della citazione ai sensi del seguente
art. 164 c.p.c., sono:
1) la vocatio in ius (ovvero la chiamata in giudizio del convenuto);
2) l’editio actionis (ovvero la domanda del giudice con conseguente determinazione dell’oggetto del
processo).
Ulteriori norme prevedono un contenuto particolare dell’atto di citazione, stabilendo tra l’altro che
il difensore ha l’obbligo di indicare l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) al quale vuole
ricevere le comunicazioni di cancelleria e tutte le notificazioni relative al giudizio. L’atto di
citazione ha natura recettizia e, pertanto, deve essere portato a conoscenza dell’altra parte con la
notificazione, per mezzo della quale inizia a tutti gli effetti il processo e si determinano gli effetti
sostanziali e processuali della domanda.
I primi vengono tradizionalmente individuati nell’idoneità della domanda ad interrompere la
prescrizione (art. 2943 cod. civ.) e nell’impedire la formazione di decadenze.
Gli effetti processuali attengono invece alla litispendenza, quale momento con riferimento al quale
si determinano giurisdizione e competenza.

Atto di citazione
TRIBUNALE DI ____________
SEZIONE CIVILE
ATTO DI CITAZIONE
Tizio, nato a __________il____________, residente a____________________,
via________________n. ____ (CF__________________), rappresentato e difeso, come da procura
in calce al presente atto, dall’Avv.______________, (CF_____________________), presso il cui
studio sito in ________________, via_________________________, n___________, ha eletto
domicilio.
L’Avv_____________________, dichiara che il proprio numero di fax è________________ e
l’indirizzo di posta elettronica è_____________________________
– attore –
PREMESSA IN PUNTO DI FATTO E DI DIRITTO
a) In data______________, l’odierno attore ha chiesto alla banca ___________ la concessione di un
finanziamento per la ristrutturazione della propria casa (doc. 1), in conseguenza dell’allagamento di
alcune stanze causato dalla rottura di un tubo (doc. 2) .
b) Al fine di concedere il finanziamento e per istruire correttamente la pratica, la banca ha chiesto
all’attore un preventivo sulle spese da affrontare, preventivo redatto dal geometra incaricato di
eseguire i lavori, per la somma di euro________________.
c) Consegnata la documentazione, all’esito della valutazione della banca, l’attore si è visto rifiutare
il finanziamento richiesto, in quanto risultava segnalato ad apposita banca dati pubblica,
consultabile da tutti, come insolvente (doc. 3).
d) La segnalazione era stata effettuata dalla società finanziaria
______________________________, con la quale l’attore intrattiene un rapporto di leasing , con il
quale ha finanziato l’acquisto dei macchinari necessari per impiantare la propria impresa (doc. 4).
e) L’attore, infatti, è un noto e rinomato imprenditore locale, i cui prodotti sono stati oggetto di
diversi riconoscimenti a livello locale (doc.5) e regionale (docc. 6-7-8).
f) A seguito di apposita richiesta, la banca ____________________ha comunicato che l’iscrizione
nella banca dati risultava essere stata fatta già da più di due mesi (doc. 9).
g) L’iscrizione tuttavia è sicuramente illegittima ed erronea, in quanto le rate del leasing sono state
fino ad ora integralmente pagate. (doc. 10)
h) Al fine di poter effettuare i lavori nella propria casa, l’attore è stato innanzitutto costretto
vendere, ad un prezzo inferiore al loro effettivo valore di mercato, la propria autovettura (docc. 11 –
12) ed un appezzamento di terreno (docc. 13 – 14).
h) Inoltre, la propagazione della notizia dell’avvenuta iscrizione ha comportato
che la banca________________, che gli aveva negato il finanziamento, aveva provveduto altresì
alla revoca dell’affidamento concesso, con conseguente ulteriore venir meno della liquidità
necessaria alle proprie esigenze familiari e di lavoro (doc. 15).
i) Quale ulteriore conseguenza dell’avvenuta propagazione della notizia, due dei migliori clienti
dell’odierno attore, ritenendolo non più affidabile, hanno revocato due consistenti ordini di
consegna dei prodotti di Tizio, con conseguente venir meno anche di tale entrata (doc. 16).
l) La condotta della Finanziaria__________________________________ è illecita. Infatti, non solo
l’iscrizione nella banca dati è avvenuta senza alcun ritardo nei pagamenti da parte dell’odierno
attore, ma vi è di più che tale iscrizione è stata effettuata senza alcuna verifica e contraddittorio con
lo stesso attore.
In conseguenza di ciò, Tizio è stato leso nella propria reputazione, da intendersi sia sotto il profilo
personale che commerciale.
Il diritto alla reputazione personale e commerciale è sancito dall’art. 2 della Costituzione e da
numerose fonti anche sovranazionali, efficaci in Italia per effetto del richiamo ad esse nell’art. 117
comma 1 della Costituzione.
Come riportato nella narrativa sopra richiamata, per effetto della condotta illegittima della
finanziaria______________________________, il sig. Tizio ha subito rilevanti danni patrimoniali e
non patrimoniali.
Infatti, in primo luogo, non ha potuto ottenere i finanziamenti necessari per la ristrutturazione della
casa, dovendo vendere di conseguenza parte dei propri ad un prezzo inferiore all’effettivo valore di
mercato, con una perdita pari ad €_____________________.
Inoltre, la banca________________________ ha proceduto alla revoca dell’affidamento, con
conseguente venir meno di una disponibilità economica quantificata in €__________________.
Infine, due dei più affezionati clienti di Tizio hanno revocato due grosse commesse, ritenendolo non
più affidabile da un punto di vista professionale, come da lettere allegate, con conseguente venir
meno di un’entrata economica che al netto delle spese sostenute sarebbe stata pari ad
€____________________.
Pertanto, sussiste il diritto di Tizio al risarcimento del danno patrimoniale da parte della finanziaria
____________________________________, danno che si pone quale conseguenza immediata e
diretta della condotta illecita di quest’ultima, ai sensi dell’art. 1223 cod. civ..
Si chiede pertanto la condanna della finanziaria _______________________, al risarcimento del
danno patrimoniale quantificato in €.____________ o in quella somma maggiore o minore che sarà
accertata in corso di causa.
Ma sussiste la responsabilità della finanziaria________________ anche per quanto riguarda il
danno non patrimoniale.
Per effetto dell’illegittima iscrizione, il sig. Tizio non è stato più considerato un soggetto affidabile,
come è dimostrato dalla revoca delle commesse da parte di due dei clienti più affezionati.
In ragione delle superiori circostanze, avendo parte attrice adempiuto al proprio onere probatorio
(cfr. in tal senso Cass. Civ., Sez. III, sent. 06/07/2017, n. 16659), tale danno potrà essere liquidato in
via equitativa, ai sensi dell’art. 1226 cod. civ..
§§§§§§§
Tutto ciò premesso, fatta salva ogni ulteriore ragione, azione, eccezione o difesa nei confronti della
parte convenuta, Tizio, come sopra rappresentato e difeso,
CITA
La _____________ (CF_______________, P. IVA_________________________, Iscrizione a
Registro delle Imprese n_____________), con sede legale in____________________, Via
___________________________, n______________, in persona del legale rappr.te p.t.
a comparire dinanzi al Tribunale di_________________, Sezione Civile, all’udienza del
_____________, con l’invito a comparire e invitandolo a costituirsi nei modi e nelle forme previste
dall’art. 166 c.p.c., entro 20 giorni prima di tale data, con espresso avviso che in difetto di
costituzione nel suddetto termine, incorrerà nelle decadenze di cui agli artt. 38 e 167 c.p.c.,. e con
espresso avviso che, in difetto di costituzione, si procederà in sua contumacia, per ivi sentire
accogliere le seguenti
CONCLUSIONI
Voglia l’Ill.mo Tribunale di _____________________, disattesa ogni contraria istanza:
– In via preliminare e cautelare, disporre ed ordinare l’immediata cancellazione del nominativo di
Tizio dalla banca dati___________________;
– nel merito, accertata la responsabilità della finanziaria __________________________________,
condannarla al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, quantificato il primo in
€_______________ ed il secondo in €__________________ o da liquidarsi anche in via equitativa;
– con vittoria di spese.
In via istruttoria:
a) Si offrono in comunicazione, mediante il deposito in segreteria, i seguenti documenti:
1) domanda di finanziamento;
2) perizia appartamento;
3) rigetto domanda di finanziamento;
4) contratto di leasing;
5) attestato Camera di Commercio;
6) premio regionale del_________;
7) articolo tratto dal quotidiano________________;
8) attestato premio sagra di____________________, del_________________;
9)nota del _____________________;
10) piano di rientro contratto di leasing;
11)passaggio di proprietà vettura___________________;
12) valutazione di mercato____________;
13) contratto di compravendita terreno del_______________;
14) annunci di mercato comparativi;
15) revoca finanziamento banca _____________________________;
16) revoca ordinativi contratti ditte _______________________ e ___________________;
b) chiede ammettersi prova testimoniale sui seguenti capitoli:
1) “Vero che la ditta ____________________, che lei rappresenta è sempre stata in buoni rapporti
commerciali con il Sig. Tizio fin dal ___________________?”:
2) “Vero che in data_____________, la vostra ditta è venuta a sapere dell’iscrizione nella banca
dati___________________ del Sig. Tizio?”;
3) “Vero che per effetto di tale iscrizione avete deciso di revocare l’ordine n_______, come da
lettera che viene mostrata?”
Indicando fin d’ora come testi i sigg.ri:
a) ___________________________________, nato a _________________, il _________residente
a ___________, via _____________n._____________nella qualità di legale rappresentante della
ditta________________________________, con sede legale
in______________________________, via_______________________, n_____________;
b) _______________________________, nato a _________________, il _________residente a
___________, via _____________n._____________nella qualità di legale rappresentante della
ditta________________________________, con sede legale
in______________________________, via_______________________, n_____________.
DICHIARAZIONE RELATIVA AL CONTRIBUTO UNIFICATO
Ai sensi dell’art. 14 del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, si dichiara che la presente causa, secondo le
norme del codice di procedura civile, ha il valore complessivo, ai sensi dell’art. 10 c.p.c. di euro
<…>, ed è assoggettata a contributo unificato pari a euro <…>.
Data_____________________________
TRIBUNALE DI _____________________
SEZIONE CIVILE
RICORSO EX ART. 700 C.P.C.
Per Tizio, nato a __________il____________, residente a____________________,
via________________n. ____ (CF__________________) rappresentato e difeso, come da procura
in calce al presente atto, dall’Avv.______________, (CF_____________________), presso il cui
studio sito in ________________, via_________________________, n___________, ha eletto
domicilio.
L’Avv_____________________, dichiara che il proprio numero di fax è________________ e
l’indirizzo di posta elettronica è_____________________________
– ricorrente –
PREMESSO
– In data______________, l’odierno attore ha chiesto alla banca ___________ la concessione di un
finanziamento per la ristrutturazione della propria casa (doc. 1), in conseguenza dell’allagamento di
alcune stanze causato dalla rottura di un tubo (doc. 2) .
– Al fine di concedere il finanziamento e per istruire correttamente la pratica, la banca ha chiesto
all’attore un preventivo sulle spese da affrontare, preventivo redatto dal geometra incaricato di
eseguire i lavori, per la somma di euro________________.
– Consegnata la documentazione, all’esito della valutazione della banca, l’attore si è visto rifiutare il
finanziamento richiesto, in quanto risultava segnalato ad apposita banca dati pubblica, consultabile
da tutti, come insolvente (doc. 3).
– La segnalazione era stata effettuata dalla società finanziaria ______________________________,
con la quale l’attore intrattiene un rapporto di leasing , con il quale ha finanziato l’acquisto dei
macchinari necessari per impiantare la propria impresa (doc. 4).
e) L’attore, infatti, è un noto e rinomato imprenditore locale, i cui prodotti sono stati oggetto di
diversi riconoscimenti a livello locale (doc.5) e regionale (docc. 6-7-8).
– A seguito di apposita richiesta, la banca ____________________ha comunicato che l’iscrizione
nella banca dati risultava essere stata fatta già da più di due mesi (doc. 9).
– L’iscrizione tuttavia è sicuramente illegittima ed erronea, in quanto le rate del leasing sono state
fino ad ora integralmente pagate. (doc. 10)
– Al fine di poter effettuare i lavori nella propria casa, l’attore è stato innanzitutto costretto vendere,
ad un prezzo inferiore al loro effettivo valore di mercato, la propria autovettura (docc. 11 – 12) ed un
appezzamento di terreno (docc. 13 – 14).
– Inoltre, la propagazione della notizia dell’avvenuta iscrizione ha comportato
che la banca________________, che gli aveva negato il finanziamento, aveva provveduto altresì
alla revoca dell’affidamento concesso, con conseguente ulteriore venir meno della liquidità
necessaria alle proprie esigenze familiari e di lavoro (doc. 15).
– Quale ulteriore conseguenza dell’avvenuta propagazione della notizia, due dei migliori clienti
dell’odierno attore, ritenendolo non più affidabile, hanno revocato due consistenti ordini di
consegna dei prodotti di Tizio, con conseguente venir meno anche di tale entrata.
– In data________________, a seguito di visura effettuata sul proprio nominativo, è risultato che la
finanziaria in questione, nonostante i solleciti, continua a mantenere il nominativo del ricorrente
nella banca dati_______________.
– Nonostante un ulteriore sollecito inviato in data _______________________, la società finanziaria
non ha ritenuto di cancellare il nominativo dell’odierno ricorrente ed è anzi rimasta colpevolmente
silente.
– Tale condotta continua a ledere in maniera colpevole la reputazione di Tizio, come persona e come
imprenditore, in quanto gli è precluso l’accesso al credito ed i precedenti clienti stanno revocando
gli ordini di consegna di ingenti quantitativi di beni prodotti da Tizio.
– la finanziaria _______________________, malgrado il ricorrente, con lettera raccomandata del
__________________________, l’abbia diffidata affinché provvedesse a rimuovere il pregiudizio in
questione, non si è adoperata in alcun modo in tal senso.
– Pertanto, in attesa della celebrazione della prima udienza di trattazione della causa, introdotta con
l’atto di citazione allegato, per far valere il proprio diritto e per ottenere il risarcimento del danno
causato dall’illegittimo comportamento della finanziaria __________________,
CHIEDE
che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 700 e 669-bis e seguenti c.p.c., il G.I. voglia
ordinare, con decreto inaudita altera parte o, in subordine, fissata l’udienza per la comparizione delle
parti, i provvedimenti necessari alla rimozione del pregiudizio di cui in premessa e condannare la
società finanziaria__________________________ alla rifusione delle spese, delle competenze e
degli onorari della presente procedura.
In via istruttoria, si depositano i documenti di cui ai numeri da 1 a 16, richiamati nell’indice
contenuto nell’atto di citazione, oltre ai seguenti:
– visura del_______________;
– sollecito del____________;
– diffida del ______________;
– revoca ordinativo del_______________;
– revoca ordinativo del_______________.
Luogo e data,
Firma
Avv.
PROCURA ALLE LITI
Tizio, nato a __________il____________, residente a__________________________,
via________________n. ____ (CF__________________), delego a rappresentarmi e difendermi in
ogni stato e grado del presente procedimento, compreso l’appello, la fase esecutiva e l’eventuale
giudizio cautelare, l’Avv. _______________________________________, al quale conferisco ogni
più ampia facoltà e potere delegabile per legge, ivi incluso quello di proporre riconvenzionali,
rinunciare, proporre gravame, farsi sostituire, resistere ad azioni ed eccezioni, chiamare terzi in
causa, proporre istanze, avanzare domande cautelari, eleggere altro domicilio.
In relazione alla controversia insorta tra di me e la finanziaria
_______________________________________, il sottoscritto dichiara altresì di essere stato
informato dall’Avv. ___________________________________________________,:
1) della facoltà di esperire il procedimento di mediazione previsto dalla L. n. 98/2013 per tentare la
risoluzione stragiudiziale della predetta controversia;
2) dell’obbligo di utilizzare il procedimento di mediazione previsto dal D.Lgs. n. 98/2010 (ovvero
per le materie ivi contemplate, i procedimenti previsti dal D.Lgs. n. 179/2007 o dall’art. 128-bis
D.Lgs. n. 385/1993 e successive modificazioni), quale condizione di procedibilità del giudizio, nel
caso in cui la controversia sopra descritta sia relativa a giudizi previsti dall’art. 5 del suddetto D.Lgs.
n. 28/2010;
3) della possibilità, qualora ne ricorrano le condizioni, di avvalersi del gratuito patrocinio a spese
dello Stato per la gestione del procedimento;
4) dei benefici fiscali connessi all’utilizzo della procedura di mediazione previsti dagli artt. 17 e 20
del D.Lgs. n. 28/2010, con la conseguente esenzione dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o
diritto di qualsiasi specie e natura di tutti gli atti, i documenti e i provvedimenti relativi al
procedimento di mediazione e con la parziale esenzione del verbale di accordo dell’imposta di
registro per i casi previsti dalla legge.
Dichiaro infine di aver ricevuto l’informativa ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196
(Codice in materia di protezione dei dati personali) e di essere stato reso edotto dei diritti in esso
previsti.
Eleggo domicilio presso il suo studio in _______________________,
via______________________________, n__.
Firma
________________________
Visto per autentica
Avv.__________________________

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