La riforma Orlando: le modifiche introdotte dalla L. 23.06.2017 (GU 04.07.2017)

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(di dott.ssa Anna Muscat) –  § 1 – La Riforma
La cosiddetta “Riforma Orlando” introduce nuovi elementi nel quadro del diritto penale in generale,
andando, però, a modificare maggiormente elementi del codice di rito, cioè vengono modificati
alcuni tratti del processo penale, oltre che penitenziario.

§ 2 – La prescrizione
Ciò che maggiormente ha subito modifiche di rilievo nell’area del diritto sostanziale, è la
prescrizione (commi 10-15).
Pertanto, la riforma va a modificare quelle che sono le disposizioni presenti agli articoli 158-161
c.p., lasciando, però, invariate le indicazioni circa il “termine base” di cui all’art. 157 c.p.
Relativamente alle indicazioni ora presenti nel testo dell’art. 159, commi 2 e 2 c.p., comma 11
dell’art. unico di cui si compone la riforma ora oggetto di analisi, si evidenzia come siano presenti
“sospensioni” del decorso della prescrizione nei casi di condanna non definitiva, che quindi assurge
a causa di sospensione della prescrizione:
“1) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di procedura penale per il deposito della
motivazione della sentenza di condanna di primo grado, anche se emessa in sede di rinvio, sino
alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per un
tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi;
2) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di procedura penale per il deposito della
motivazione della sentenza di condanna di secondo grado, anche se emessa in sede di rinvio, sino
alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superir a un
anno e sei mesi.
3) I periodi di sospensione di cui al secondo comma sono computati ai fini della determinazione
del tempo necessario a prescrivere dopo che la sentenza del grado successivo ha prosciolto
l’imputato ovvero ha annullato la sentenza di condanna nella parte relativa all’accertamento
della responsabilità o ne ha dichiarato la nullità ai sensi dell’articolo 604, commi 1, 4 e 5-bis,
del codice di procedura penale.”
In ogni caso, la durata della sospensione non può superare i 18 mesi e la sospensione si instaura nel
periodo che va dallo spirare del termine per il deposito delle motivazioni e la lettura del dispositivo
della sentenza nel grado di giudizio successivo. Considerato, però, che la sospensione non può
superare il 18 mesi, la prescrizione ricomincia a decorrere anche nel caso in cui non sia ancora stato
possibile raggiungere la sentenza nel grado di giudizio successivo, qualora siano decorsi i 18 mesi.
L’introduzione di tale periodo di sospensione è certamente funzionale al fatto che sono
effettivamente crescenti i casi di sopravvenuta prescrizione maturata nel corso del giudizio di
appello, con il rischio, però, considerate le tempistiche delle Corti d’Appello, che la previsione della
sospensione per 18 mesi non sia sufficiente ad evitare il rischio che non sia più possibile procedere
al vaglio della giustizia a causa del compimento della prescrizione.
Leggendo la norma, emerge come al terzo comma si faccia riferimento alle ipotesi di sospensione
determinate dalla condanna dell’imputato. Oltre, si specifica che nel caso in cui, nel grado di
giudizio successivo, l’imputato venga, invece, assolto, il periodo di sospensione precedentemente
predisposto in ragione della risultanza del grado precedente, viene conteggiato nel computo della
prescrizione. Tale previsione si giustifica agevolmente in ragione del fatto che, una volta che
interviene un elemento che va a cancellare la ratio per cui è stata introdotta la sospensione, cioè,
verificato che l’imputato non è responsabile, non ha più ragione d’essere il periodo aggiuntivo
concesso alla giustizia per verificare la sussistenza o meno di colpevolezza in capo all’imputato.

§ 2.1 – La prescrizione dopo il giudizio di primo grado
Sempre in tema di prescrizione, l’art. 160 tratta della questione riguardante l’interruzione della
prescrizione:
“Il corso della prescrizione è interrotto dalla sentenza di condanna o dal decreto di condanna.
Interrompono pure la prescrizione l’ordinanza che applica le misure cautelari personali, e quella di
convalida del fermo o dell’arresto, l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia
giudiziaria, su delega del pubblico ministero,o al giudice, l’invito a presentarsi al pubblico
ministero per rendere l’interrogatorio, il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in
camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, la richiesta di rinvio a
giudizio, il decreto di fissazione dell’udienza preliminare, l’ordinanza che dispone il giudizio
abbreviato, il decreto di fissazione dell’udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione
della pena, la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo, il decreto che dispone il
giudizio immediato, il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio.
La prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno della interruzione. Se più
sono gli atti interruttivi, la prescrizione decorre dall’ultimo di essi; ma in nessun caso i termini
stabiliti nell’articolo 157 possono essere prolungati oltre i termini di cui all’articolo 161, secondo
comma, fatta eccezione per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di
procedura penale.”
Sulla base delle prescrizioni presenti nell’art. appena riportato, nell’ipotesi in cui l’imputato sia
condannato in primo grado, la prescrizione, proprio come succedeva prima della riforma, viene
interrotta. Tuttavia, sulla base di quanto riformato, cioè considerato quanto modificato con la
riforma, in caso di condanna dell’imputato, la prescrizione viene sospesa (come descritto più
approfonditamente sopra), fino alla lettura del dispositivo in grado di appello.
L’unico elemento a non aver subito variazioni di sorta nella disciplina della prescrizione, è quello
riguardante i casi di proscioglimento, per i quali, quindi, questa continua a decorrere anche in corso
di appello non potendosi ravvisare cause di sospensione o interruzione.

§ 2.2 – La prescrizione in seguito al dispositivo d’Appello
Ciò che cambia con la riforma è quello che avviene nel corso di un procedimento in seguito alla
pronuncia emessa in secondo grado: nel caso in cui nei confronti dell’imputato venga emessa una
sentenza di proscioglimento o una dichiarazione di nullità, non solo non scatta la sospensione del
decorso della prescrizione, ma viene a mancare la sospensione che sia stata iniziata
precedentemente, venendo a mancare la ratio di tale sospensione, secondo quanto disposto dall’art.
159 comma 3. Quindi la sospensione viene meno intaccando anche quella che sia stata disposta, o
meglio, che sia incominciata in seguito al giudizio di primo grado e prima del deposito del
dispositivo nel giudizio di appello.
Nel caso, invece, di condanna, la prescrizione ricomincia a decorrere per poi essere nuovamente
sospesa tra il periodo intercorrente tra il deposito delle motivazioni dell’appello e il dispositivo della
sentenza resa in Cassazione.

§ 2.3 – La prescrizione in Cassazione
Ciò che potrebbe accadere all’esito del giudizio della giurisprudenza di legittimità, è che, mediante
sentenza di assoluzione, venga a mancare la sospensione della prescrizione precedentemente
maturata, con effetti ex tunc. Non solo decade ex tunc la sospensione della prescrizione maturata tra
il grado dell’appello e la cassazione, ma viene anche a decadere qualsiasi effetto della sospensione
che sia stata automaticamente predisposta tra il primo grado di giudizio e l’Appello. Questo sulla
base della ratio generale che fonda la riforma, e anche perché la norma specifica che si riferisce ai
periodi di sospensione previsti al secondo comma.

§ 2.4 – Eccezione al periodo massimo di prescrizione
Pur nella formulazione esplicita della norma, che dispone un periodo massimo di prescrizione, che
tra il primo grado e l’appello e l’appello e la cassazione, che in totale non può superare il periodo
complessivo di tre anni, c’è tuttavia la possibilità che, nel caso in cui si verificasse nel corso del
periodo di sospensione, una ulteriore causa di sospensione, i termini vengono sospesi per il periodo
corrispondente. In tale caso solamente il periodo massimo di sospensione previsto per un massimo
di 18 mesi può essere ulteriormente prolungato, come stabilito dall’art. 159 comma 4:
“Se durante i termini di sospensione di cui al secondo comma si verifica un’ulteriore causa di
sospensione di cui al primo comma, i termini sono prolungati per il periodo corrispondente”.

§ 2.5 – Ultime modifiche in tema di prescrizione
Relativamente all’art. 159 comma 1 nueri 1) e 2):
Il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso in cui la sospensione del procedimento o
del processo penale o dei termini di custodia cautelare è imposta da una particolare disposizione di
legge, oltre che nei casi di:
1) autorizzazione a procedere;
2) deferimento della questione ad altro giudizio;
3-ter) rogatorie all’estero, dalla data del provvedimento che dispone una rogatoria sino al giorno
in cui l’autorità richiedente riceve la documentazione richiesta, o comunque decorsi sei mesi dal
provvedimento che dispone la rogatoria;
Pertanto, per quanto attiene al caso della autorizzazione a procedere, la prescrizione rimane sospesa
dalla data in cui il Pubblico Ministero presenta la richiesta fino al giorno in cui viene emesso il
permesso per procedere dall’Autorità competente nel caso concreto.
In ordine, invece, a quello che occorre nel caso di deferimento della questione ad altro giudizio, si
precisa che il decorso della prescrizione resta soggetto a sospensione fino alla data in cui il giudizio
del caso concreto viene sottoposto a giudizio.
In ordine a quanto disposto in relazione alle rogatorie all’estero, la sospensione si “attiva” nel
momento in cui viene disposta la rogatoria fino al giorno in cui l’Autorità che ha inviato la richiesta,
riceve tutta la documentazione che ha richiesto all’atto della domanda, ed in ogni caso quando siano
decorsi sei mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria.

§ 3 – L’interruzione
Secondo quanto disposto dall’articolo 161 nella sua nuova normazione:
“L’interruzione della prescrizione ha effetto per tutti coloro che hanno commesso il reato. La
sospensione della prescrizione ha effetto limitatamente agli imputati nei cui confronti si sta
procedendo.
Salvo che si proceda per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di
procedura penale, in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più
di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà per i reati di cui agli articoli 318, 319,
319-ter, 319-quater, 320, 321, 322-bis, limitatamente ai delitti richiamati dal presente comma, e
640-bis, nonché nei casi di cui all’articolo 99, secondo comma, di due terzi nel caso di cui
all’articolo 99, quarto comma, e del doppio nei casi di cui agli articoli 102, 103 e 105.
In merito all’interruzione, la riforma ha introdotto un nuovo caso di interruzione del decorso della
prescrizione: si tratta del caso dell’interrogatorio reso davanti alla polizia giudiziaria, su delega
del Pubblico Ministero.”
Sulla base del novellato art. 161 comma 2, prevede che i reati contro la Pubblica Amministrazione
siano ricompresi tra quelli per cui l’interruzione della prescrizione può ipoteticamente comportare
l’aumento della metà del tempo previsto per il compimento della prescrizione.

§ 4 – Cause di estinzione del reato
Tra le novità previste dall’intervento ora oggetto di esame, si annoverano nuove cause di estinzione
dei reati.
Nei reati procedibili esclusivamente a querela della persona offesa con possibilità di remissione,
viene ora previsto la possibilità di estinzione del reato anche nel caso in cui la vittima del reato non
accetti la proposta risarcitoria di chi ha cagionato il danno. Quindi, nei casi in cui il reo si adoperi al
fine di risarcire il danno, riparare le conseguenze del fatto antigiuridico o ripristinare la situazione,
riportandola a come era prima della commissione del fatto. Il Giudice, dopo aver valutato la
congruità di quanto offerto in riparazione del danno, può dichiarare la presenza di una causa di
estinzione del reato. Ovviamente resta in capo al Giudice la possibilità di valutare, anche in caso di
rifiuto di accettazione della riparazione del danno da parte della persona offesa, di valutare in senso
negativo il tentativo di riparazione posto in essere dall’imputato, cioè classificare l’offerta
risarcitoria come non congrua e conseguentemente non disporre l’estinzione del reato per cui si
procede in giudizio.
Resta da vedere come verrà applicata dai Giudici il concetto di congruità della proposta risarcitoria
del danno causato alla persona offesa.

§ 5 – Modifiche processuali
La riforma ha altresì introdotto modifiche di carattere più tipicamente processuale.
Nello specifico, la riforma è andata a modificare elementi dell’udienza preliminare, del giudizio
abbreviato e del patteggiamento.

§ 6 – L’udienza preliminare
Per quanto riguarda l’udienza preliminare, sono state previste modifiche relativamente al mezzo di
impugnazione di una sentenza di non luogo a procedere: infatti, diversamente da quanto accadeva in
precedenza, tale sentenza può essere impugnata mediante appello e non per Cassazione, nei casi in
cui a procedere con l’impugnazione sia l’imputato oppure il Pubblico Ministero. Previsione in
effetti di chiaro senso logico, considerato che il giudizio che fonda la necessità o meno di rinviare a
giudizio l’imputato, ha carattere di merito, pertanto non risultava opportuno riservare alla
giurisprudenza di legittimità una valutazione circa la necessità considerazioni riguardanti le
modalità di svolgimento del fatto e la legittimità dell’azione penale. La Cassazione resta certamente
competente per quanto riguarda le sentenze di non luogo a procedere emesse in grado di appello
qualora riguardino motivi precisati all’art 606 c.p.p. ai punti a), b) e c).
Un’altra modifica riguarda l’impossibilità per la costituita parte civile di impugnare la sentenza di
non luogo a procedere.

§ 7 – Il giudizio abbreviato
In merito alle modifiche introdotte nell’ambito del Giudizio abbreviato, si sottolinea innanzitutto
che l’art. 438 comma 4, modificato dalla riforma , stabilisce che nel caso in cui l’imputato faccia
richiesta di giudizio abbreviato non appena siano state depositate le risultanze delle indagini
difensive, il Giudice può decidere sulla possibilità di ammettere che l’imputato possa essere
giudicato in sede di giudizio abbreviato entro un termine non superiore a 60 giorni al fine di
concedere alla Pubblica Accusa di effettuare ulteriori indagini solo relativamente ad argomenti
introdotti dalla difesa:
“4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato.
Quando l’imputato chiede il giudizio abbreviato immediatamente dopo il deposito dei risultati delle
indagini difensive, il giudice provvede solo dopo che sia decorso il termine non superiore a
sessanta giorni, eventualmente richiesto dal pubblico ministero, per lo svolgimento di indagini
suppletive limitatamente ai temi introdotti dalla difesa. In tal caso, l’imputato ha facoltà di revocare
la richiesta.”
E’ possibile per l’imputato revocare la richiesta di abbreviato, presumibilmente per diminuire
l’incidenza e il peso della possibilità in capo al Pubblico Ministero di attivare nuovamente le
indagini preliminari relativamente ai nuovi argomenti di difesa introdotti.
Non solo, un’altra novità è presente al comma 6bis dell’art. 438:
“6-bis. La richiesta di giudizio abbreviato proposta nell’udienza preliminare determina la sanatoria
delle nullità, sempre che non siano assolute, e la non rilevabilità delle inutilizzabilità, salve quelle
derivanti dalla violazione di un divieto probatorio. Essa preclude altresì ogni questione sulla
competenza per territorio del giudice.”
Pertanto, nel caso di richiesta di giudizio abbreviato avanzata in sede di udienza preliminare, non
sarà più possibile per la difesa rilevare nullità di carattere relativo, che sono peraltro nullità che
sono notevolmente aumentate nel corso del tempo sulla base delle pronunce in sede di
giurisprudenza di legittimità. Non solo, non sarà possibile neanche eccepire la inutilizzabilità degli
atti, né tantomeno rilevare l’incompetenza territoriale del Giudice.
Infine, il nuovo comma 5 bis:
“5-bis. Con la richiesta presentata ai sensi del comma 5 può essere proposta, subordinatamente al
suo rigetto, la richiesta di cui al comma 1, oppure quella di applicazione della pena ai sensi
dell’articolo 444”
Tale modifica, presentata con il novellato art. 438 comma 5bis sopra riportato, consente
all’imputato di procedere alla richiesta di rito abbreviato semplice o di patteggiamento nel caso in
cui venisse respinta la domanda di rito abbreviato condizionato.
Infine, è previsto che in sede di giudizio abbreviato, nell’ipotesi di condanna per una
contravvenzione, la pena sia diminuita della metà e non di un terzo soltanto, secondo quanto
precisato dal nuovo art. 442 comma 2:
“In caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze è
diminuita della metà se si procede per una contravvenzione e di un terzo se si procede per un
delitto.”

§ 8 – Patteggiamento e decreto penale di condanna
In tema di patteggiamento ha subito modifiche l’art. 448 comma 2bis cpp:
“ 2-bis. Il pubblico ministero e l’imputato possono proporre ricorso per cassazione contro la
sentenza solo per motivi attinenti all’espressione della volontà dell’imputato, al difetto di
correlazione tra la richiesta e la sentenza, all’erronea qualificazione giuridica del fatto e
all’illegalità della pena o della misura di sicurezza.”
Con la riforma, quindi, si limita la possibilità per le parti, quindi sia per l’imputato che per il
Pubblico Ministero, di proporre ricorso per Cassazione, ammettendo la possibilità di impugnare la
decisione solo in relazione alla espressione della volontà dell’imputato, alla non corrispondenza tra
le richieste formulate in sede di giudizio, all’erronea qualificazione del fatto o all’illegalità della
pena o della misura di sicurezza.
Relativamente al decreto penale di condanna, modificato mediante il nuovo art. 459 cpp è previsto
che la pena pecuniaria viene decisa dal Giudice, mediante un semplice calcolo del valore
giornaliero di ogni giorno di reclusione per i giorni di pena detentiva previsti dal reato:
“1-bis. Nel caso di irrogazione di una pena pecuniaria in sostituzione di una pena detentiva, il
giudice, per determinare l’ammontare della pena pecuniaria, individua il valore giornaliero al
quale può essere assoggettato l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva. Nella
determinazione dell’ammontare di cui al periodo precedente il giudice tiene conto della condizione
economica complessiva dell’imputato e del suo nucleo familiare. Il valore giornaliero non può
essere inferiore alla somma di euro 75 di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva e non
può superare di tre volte tale ammontare. Alla pena pecuniaria irrogata in sostituzione della pena
detentiva si applica l’articolo 133 ter del codice penale.”

§ 9 – I requisiti della sentenza del dibattimento
In seguito alla riforma è previsto che la sentenza debba avere determinati requisiti, con lo scopo di
rendere la materia innovata più organica e per permettere che le diverse aree soggette al rinnovo,
siano comunicanti, con maggiore possibilità, come in questo caso, che l’impugnazione della
sentenza possa essere più agevole. Infatti, con la previsione in virtù della quale la sentenza deve
necessariamente contenere, oltre a quanto già previsto in precedenza e) la concisa esposizione dei
motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con l’indicazione dei risultati acquisiti e dei
criteri di valutazione della prova adottati e con l’enunciazione delle ragioni per le quali il giudice
ritiene non attendibili le prove contrarie, con riguardo:
1) all’accertamento dei fatti e delle circostanze che si riferiscono all’imputazione e alla loro
qualificazione giuridica;2) alla punibilità e alla determinazione della pena, secondo le modalità
stabilite dal comma 2 dell’articolo 533, e della misura di sicurezza;3) alla responsabilità civile
derivante dal reato;4) all’accertamento dei fatti dai quali dipende l’applicazione di norme
processuali.

§ 10 – Impugnazioni
Una delle novità introdotte riguarda anche la possibilità di presentare l’impugnazione
personalmente, tranne nel caso del ricorso per Cassazione.
Un’altra novità attiene alla necessità di specificità nell’atto di appello che, al fine di poter essere
accolto deve necessariamente contenere, a norma dell’art. 581 cpp dei motivi specifici, come anche
l’indicazione precisa dei capi e dei punti che si intende appellare, devolvendo al Giudice
dell’appello in maniera specifica quanto si vuole che sia riformato in sede di deposito delle
motivazioni dell’appello.
L’art. Come modificato assume il seguente tenore:
“1. L’impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento impugnato,
la data del medesimo e il giudice che lo ha emesso, con l’enunciazione specifica, a pena di
inammissibilità:
a) dei capi o dei punti della decisione ai quali si riferisce l’impugnazione;
b) delle prove delle quali si deduce l’inesistenza, l’omessa assunzione o l’omessa o erronea
valutazione;
c) delle richieste, anche istruttorie;
d) dei motivi, con l’indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni
richiesta.”
Un’altra novità di rilievo nell’ambito della riforma dell’Appello, è quella del concordato: il
concordato, in precedenza abrogato, è stato reintrodotto con la conseguenza che le parti coinvolte
possano accordarsi precedentemente al vaglio del Giudice dell’appello. Cioè è consentito
all’imputato e al pubblico ministero di accordarsi in merito alla pena da infliggersi all’imputato.
Pertanto, le parti possono accordarsi in precedenza sull’accoglimento di parte o dei motivi
dell’appello o tutti. In merito all’accoglimento, in seguito all’accordo di cui sopra, sarà cura del
Giudice decidere in camera di consiglio, nel caso sia coinvolta anche la rideterminazione della pena,
sempre in seguito ad accordo tra imputato e pubblico ministero, tale accordo verrà poi sottoposto al
giudizio del Giudice.
Si sottolinea comunque che il concordato ha un campo di applicazione delimitato, con esclusione
delle figure di reato più gravi.
Un’altra novità riguardante l’appello concerne, in particolare, quello proposto dal Pubblico
Ministero in seguito a sentenza di proscioglimento, si fonda sull’analisi intorno alla prova
dichiarativa. Ad ogni modo la lettura della norma porta a pensare che nell’ambito del giudizio
d’appello il vaglio della Corte d’appello, no riguarderebbe solamente tale prova, ma si estenda a
tutta l’istruttoria dibattimentale:
“3-bis. Nel caso di appello del pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento per
motivi attinenti alla valutazione della prova dichiarativa, il giudice dispone la rinnovazione
dell’istruzione dibattimentale.”

§ 11 – I procedimenti in Cassazione
A norma dell’art. 325 cpp si conferma la possibilità di procedere a impugnazione mediante ricorso
per Cassazione nel caso di sequestro preventivo:
“. Contro le ordinanze emesse a norma degli articoli 322-bis e 324, il pubblico ministero,
l’imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che
avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso per cassazione per violazione di
legge.
2. Entro il termine previsto dell’articolo 324 comma 1, contro il decreto di sequestro emesso dal
giudice può essere proposto direttamente ricorso per cassazione. La proposizione del ricorso rende
inammissibile la richiesta di riesame.
3. Si applicano le disposizioni dell’articolo 311 commi 3, 4 e 5.
4. Il ricorso non sospende l’esecuzione della ordinanza.
Inoltre, sempre in tema di ricorso per Cassazione, la procedura che porta all’eventuale declaratoria
di inammissibilità del ricorso diventa più snella, lasciando da parte i vari formalismi
precedentemente previsti per tale declaratoria a norma dell’art. 581 cpp. E nei casi di
patteggiamento e accoglimento del concordato d’appello.

§ 12 – Imputato che partecipa al dibattimento a distanza
Una innovazione importante è sicuramente quella che riguarda la possibilità per l’imputato di
partecipare all’udienza solo a distanza quando il processo riguardi determinati reati per cui è
previsto il regime del 41bis dell’ordinamento penitenziario. Tale previsione viene però attenuata
dalla previsione che il Giudice può disporre che l’imputato partecipi al dibattimento.

§ 13 – La riforma dell’ordinamento penitenzario
Tra le deleghe di maggiore rilievo nell’ambito della riforma c’è certamente quella relativa
all’ordinamento penitenziario.
Tale delega riguarda un aumento dei casi in cui è possibile disporre misure alternative alla
detenzione. E’, inoltre, previsto la sospensione dell’ordine di esecuzione in tutti quei casi in cui la
pena detentiva irrogata non superi i quattro anni. Non solo, sono inoltre previsti nuovi accessi ai
metodi di espiazione della pena diversi dalla pena detentiva. Sono quindi state eliminate molte delle
limitazioni che impediscono l’utilizzo di forme alternative di espiazione della pena per tutti quei
soggetti considerati pericolosi. Nella delega viene anche dato spazio all’importanza dell’esecuzione
della pena detentiva che deve essere espiata nel rispetto dei diritti e della dignità umana.

§ 14 – Delega sulle intercettazioni
In generale la questione attinente alle intercettazioni ha lo scopo di garantire un aumento della tutela
nell’ambito delle intercettazioni “tradizionali” e predisporre una normativa più coordinata
nell’ambito delle intercettazioni predisposte mediante mezzi informatici.

§ 15 – La delega sulle impugnazioni
La delega in questione tratta, tra le altre cose, della restrizione della possibilità di ricorrere al vaglio
della giurisprudenza di legittimità per quanto concerne giudizi emessi in seguito ad appello quando
il processo riguarda reati di competenza del Giudice di Pace.
Nel caso di Appello, invece, sarà possibile procedere per tale impugnazione solamente nei casi di
avocazione e di acquiescenza del Pubblico Ministero presso il Giudice di prime cure.
Sempre nell’ambito di questa delega, è prevista altresì la possibilità di proporre appello per il
Pubblico Ministero quando nella sentenza di condanna sia ravvisabile una variante nella
qualificazione del reato, quando sia stata esclusa una circostanza aggravante a effetto speciale
oppure quando sia stata irrogata una pena di specie diversa da quella prevista per quel reato.
Logicamente viene ammesso all’imputato di appellare sentenze di condanna. Sempre all’imputato è
riservata la titolarità dell’appello incidentale, mentre si nega che abbia efficacia deflattiva l’appello
incidentale del Pubblico Ministero. E’ inoltre possibile per l’imputato appellare sentenze di
proscioglimento, non essendo queste emesse per dichiarare l’innocenza nel merito dell’imputato.

§ 16 – Conclusioni
Si tratta certamente di una riforma dal contenuto estremamente ampio, che infatti come descritto
sopra va a modificare diversi ambiti del diritto penale: si va dalla modifica del diritto penale
sostanziale a quello processual-penalistico, alla riforma penitenziaria.
Ciò che certamente colpisce è anche il fatto che si tratta di una organizzazione curiosa della norma,
che è, infatti, formata da un solo articolo di 95 commi, di cui alcuni immediatamente applicabili,
altri contenenti deleghe.
Si può certamente dire che non si tratta di un intervento semplice e organico, viste anche la
previsione di tempi diversi entro i quali le diverse parti della riforma verranno attuate.

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