La grafologia forense: alcune questioni problematiche

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di Leandro Abeille, sociologo della sicurezza.

Introduzione

Se analizzassimo un campione di G.S.R. (Gun shot residues/residui dello sparo) ad un microcopio elettronico con microanalisi ai raggi X, in un laboratorio della Polizia Scientifica di Roma ed uno del Forensic Investigative Lab del NYPD, otterremmo il medesimo risultato. Sul tampone potrebbero esserci dei residui dello sparo (particelle metalliche sferiche, composte da Pb+Sb+Ba), oppure non esserci. Entrambi i laboratori sarebbero concordi. Non solo, su 100 analisi, gli stessi laboratori, darebbero una risposta certa. In ambito giudiziario, al di là delle visioni di parte, non sarebbe accettabile un risultato differente, un goccia di sangue dovrà fornire lo stesso profilo genetico qualsiasi sia il laboratorio. L’errore umano è contemplabile ma deve tendere a zero. Nelle discipline forensi dove c’è un bassissimo ricorso alla strumentazione complessa ed in certi casi automatica, la variabilità umana, intesa come “personalizzazione della procedura e della sua applicazione”, è altissima e con essa l’errore. Uno dei casi più eclatanti è la grafologia forense.

 

La grafologia

La grafologia è una pseudoscienza basata su un assioma neurofisiologico, la scrittura si forma e cambia nel tempo, in base al vissuto di chi scrive. Si dice che la scrittura “è irripetibile perché è irripetibile chi la produce[1]. Grazie a questo assunto i grafologi sostengono che, in base alla scrittura, si possano determinare gli aspetti caratteriali (cd. “temperamento”) e relazionali della persona. Una sorta di “profiling” che prende le mosse dal modo di scrivere, il quale, sarebbe il frutto di un vissuto esperienziale caratteristico e soggettivo, di conseguenza unico. La teoria è affascinante e forse anche vera, si basa su un’interpretazione dei segni che non si è modificata da quando Padre Moretti (1879-1963), frate francescano, l’ha codificata nei primi anni del 900 del secolo scorso[2]. Su questa codifica, cioè sull’associazione tra il segno misurabile della grafia ed il suo significato, non c’è però nulla di scientifico (almeno secondo i moderni canoni). Non un segno è stato mai confermato da altri test e nemmeno la loro effettiva presenza tra una popolazione, statisticamente significativa, avente la stessa caratteristica. In buona sostanza, il segno grafico, che vuol dire che la persona ha un certo “modo di essere”, non solo non è stato mai confermato da un test psicodiagnostico ma neanche si è visto con quale percentuale è presente, tra quelli che hanno quel dato aspetto “temperamentale”. Inoltre, a distanza di 100 anni, nessuno si è preso la briga di vedere se quei segni effettivamente corrispondono alla loro “decifrazione” e se magari, come fa la scrittura nel corso dell’età evolutiva di una persona, sono cambiati nel corso del tempo.

Non c’è da stupirsi allora se le conclusioni di uno studio scientifico del 2009 (C. Dazzi – L. Pedrabissi) non lasciano scampo: “Nessuna prova è stata trovata per validare il metodo grafologico quale misuratore di personalità[3].

Sulla poca attendibilità dell’interpretazione della scrittura quale elemento di misurazione della personalità, o meglio degli aspetti temperamentali ci sono casi emblematici. Clamorosa l’analisi di una famosissima grafologa televisiva che ha analizzato la presunta grafia di Matthias Schepp, il padre suicida di due gemelline scomparse, che avrebbe avuto segni di “aggressività latente, spirito vendicativo”. Peccato che la grafia analizzata era in realtà una riproduzione, tradotta in italiano, scritta con un font corsivo al computer[4] e non la reale grafia del suicida svizzero. Non meno sorprendente la storia di una grafologa milanese che ha ricondotto, dei segni ad X di coltellate (sul corpo di una bambina barbaramente assassinata) ad una “firma” appartenente ad un pedofilo, con un certo vissuto e una precisa psicopatologia. Neanche a dirlo, erano solo coltellate sferrate alla cieca da un altro assassino[5].

Non si può escludere che la struttura di base della grafologia sia sensata, forse potrebbe essere possibile capire la personalità di una persona dalla sua scrittura, quello che manca è una codifica dei segni certa che abbia una valenza scientifica e non è poco.

Grafologia Forense

Quello che rimane della grafologia, al netto dell’interpretazione della persona e della rieducazione alla scrittura, è la grafologia forense, cioè l’associare due scritture che a prima vista possono sembrare diverse ad una stessa mano o viceversa, associare due scritture simili a mani differenti. Anche in questo settore problemi non da poco: emblematico il caso di due sorelle lombarde, le cui firme su 12 cambiali da 100.000 euro l’una, erano state giudicate, da sei differenti periti, assolutamente autentiche. Salvo poi scoprire che erano state falsificate con dei timbri. Ovviamente i sei periti che hanno sbagliato sono ancora (verosimilmente) tutti in attività. Più divertente (si fa per dire) il caso di un avvocato, danneggiato in un procedimento penale da una perizia poco professionale, che per provare l’inadeguatezza del grafologo, ha ingaggiato un investigatore privato. Questi ha apposto la sua firma su un documento e sotto mentite spoglie, l’ha fatta valutare, disconoscendola, dallo stesso grafologo che aveva presentato l’expertise che aveva danneggiato l’avvocato. Il perito-grafologo, dopo aver collezionato una serie di saggi grafici dello 007 privato e una parcella di 1500 euro, avrebbe certificato, senza alcun dubbio, che quella firma non era dell’investigatore privato[6].

Addirittura un’interrogazione parlamentare[7] fa riferimento ad alcune perizie “clamorosamente smentite da ulteriori accertamenti peritali”, nel caso di un poliziotto ligure nel 2008.

Nella stessa interrogazione parlamentare si fa riferimento[8] ad un altro caso in cui nel 1999 un Tribunale Toscano pare “avesse iscritto, nel settore grafico e grafotecnico dell’albo dei periti e consulenti CTU, una professionista…che aveva presentato la sola licenza elementare quale titolo di studio legalmente riconosciuto giuridicamente”. C’è di più, un precedente scritto, di questa grafologa con la licenza elementare[9], sarebbe stato poi copiato da un altro grafologo, nonché professore universitario, per la stesura della relazione depositata alla Camera di Commercio per ottenere l’iscrizione all’albo. Per questo plagio il grafologo-professore è stato condannato da giudice monocratico a due mesi di reclusione, convertiti in 2000 euro di multa[10].

Un grafologo che vuole rimanere anonimo afferma: “Gli errori di attribuzione, anche ad opera di consulenti nominati dai giudici, nei casi meno eclatanti non sono rari. Periti di vecchia scuola, privi di aggiornamento professionale, che applicano ancora ed esclusivamente il metodo calligrafico, già ritenuto inefficace da sentenza di Cassazione del 1959, ma anche giovani professionisti che escono da scuole che non offrono una preparazione sufficiente a saper confezionare una consulenza con i requisiti della coerenza, logicità e consequenzialità, si incontrano quotidianamente nelle aule. Nei Tribunali più piccoli non è richiesto un particolare iter per l’iscrizione agli albo la cui dicitura, “esperti in analisi e comparazione della grafia”, riferita a chi si occupa di perizie grafiche, non identifica una figura professionale precisa ma semplicemente due fasi di lavoro. Si aggiunga che molto spesso le consulenze d’ufficio o per i pubblici ministeri nel civile vengono acquisite d’ufficio anche in ambito penale, amplificando e aggravando, se c’è, l’errore peritale. Gli errori dei grafologi sono tantissimi, nella mia esperienza posso affermare che tra d’ufficio e stragiudiziali almeno il 20% delle attribuzioni è sbagliata. Posso affermarlo con certezza poiché è una statistica effettuata sui procedimenti in cui provo al Giudice del Tribunale, al di là di ogni dubbio, l’errore per imperizia del collega”.

La professione: formazione e certificazione

E’ indubbio che l’Autorità Giudiziaria e gli avvocati debbano affidare perizie e consulenze a professionisti di cui si fidano, è altrettanto indubbio che si debbano affidare a professionisti.

La professione del grafologo è normata dalla L. 4/2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate) che non garantisce tuttavia l’obbligatorietà di alcun percorso di studi o professionale, infatti l’art. 1 comma 4 recita: “L’esercizio della professione è libero e fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista”. La legge lascia tutta la responsabilità, circa il proprio know how, al professionista anche quando riunito in associazione. Esistono infatti delle Associazioni a carattere privatistico che riuniscono i grafologi e almeno sulla carta, ne garantiscono formazione, aggiornamento e di conseguenza, la professionalità. Questa struttura organizzativa della professione non risolve due problemi:

  • non risulta che gli associati vengano sottoposti a test regolari per verificare l’accuratezza e l’attendibilità delle loro analisi grafologico/forensi;
  • è perlopiù l’associazione stessa che oltre formare, “certifica” il proprio iscritto.

Allo stato, non risultano associazioni certificate con una norma UNI (che non esiste ancora per i grafologi) oppure con enti di certificazione inseriti nel sistema ACCREDIA[11].

Bene inteso, si può essere ottimi grafologi senza essere iscritti ad alcuna associazione di categoria e certificati da alcun ente, ma sicuramente chi è certificato da un ente esterno fornisce una garanzia che gli altri, autocertificatisi, non danno. Attualmente i grafologi certificati, con enti certificatori facenti parti del sistema ACCREDIA, si contano sulle dita di una mano e non servono neanche tutte.

Stesso discorso vale per i corsi. La grafologia non è un percorso di laurea e spesso i grafologi non sono laureati in altro: esistono solo due corsi para universitari in grafologia e neanche sempre regolari ed una miriade di corsi privati, non riconosciuti se non dall’associazione che li organizza e mai certificati da un ente esterno. I corsi sono normalmente triennali: la ratio della triennalità sfugge, soprattutto considerando che il numero di ore (circa 500) sarebbe tranquillamente esauribile in sei mesi/un anno e che la stragrande maggioranza delle ore non sono dedicate alla grafologia forense. Appare più probabile che i corsi triennali siano organizzati per tenere “legati” gli studenti per più anni e per assomigliare ad un corso di laurea che per vere esigenze formative. I costi non sono proibitivi (10 euro/ora circa) anche se spesi per corsi privati che non forniscono un titolo certificato. Spesso il risultato di questi corsi è anche la poca preparazione dei grafologi, tra la scarsa conoscenza della procedura civile e penale (tanto che si moltiplicano le richieste per “dritte” e informazioni sui gruppi dedicati) e la poca attendibilità nelle attribuzioni delle grafie. Esistono anche corsi brevi di grafologia, di cui alcuni on line, che legalmente hanno la stessa validità di corsi più lunghi.

 

I consulenti /periti

Appare chiaro che la valutazione di un perito/consulente è una faccenda complessa e la valutazione della sua affidabilità è fondamentale, probabilmente non basta che sia iscritto negli elenchi del Tribunale, che non sempre hanno canoni per l’iscrizione tali da assicurare una degna professionalità. Se è vero che a nessuno piacerebbe affidare una consulenza che poi viene smontata pezzo per pezzo dall’altro consulente, il maggior pensiero lo deve dare il fatto che se l’Autorità Giudiziaria dovesse affidarsi ad un consulente/perito incompetente (e pare che non sia cosi raro) potrebbe mandare sul lastrico o in galera la persona sbagliata.

I Tribunali (ma non tutti) sembrano consapevoli di una estrema differenza del valore probatorio dell’attribuzione grafologica rispetto ad altre, quali l’impronta digitale, vocale o il D.N.A., anche se, nelle premesse, la scrittura dovrebbe essere unica ed inimitabile. Probabilmente lo è, ma i metodi di analisi sono diversi: Calligrafico, Grafoscopico, Grafonomico, Grafologico e di quest’ultimo esistono scuole differenti Morettiana, Marchesaniana, Francese. Generalmente gli esperti migliori utilizzano tutti i metodi integrati ma il problema rimane: il fattore umano[12].

Il grafologo forense ha un rischio di errore elevatissimo. Se ne è accorto il Tribunale di Milano (09.04.1998)[13]: “Avendo le indagini grafiche limitato valore probatorio perché prive del carattere di compiutezza e di assoluta certezza in quanto fondate su tecniche interpretative diverse e contrastanti, è indispensabile riferirsi a tutti gli altri elementi di prova al fine di desumere le complessive ragioni del convincimento giudiziale”. Se ne sono accorti decine di innocenti in galera o sul lastrico per firme e scritti mai apposti.

Sulla questione dell’attendibilità della Grafologia è categorica la Corte di Cassazione (28 aprile 2005 n. 8881)[14]: «In tema di verifica dell’autenticità della scrittura privata, la limitata consistenza probatoria della consulenza grafologica, non suscettiva di conclusioni obiettivamente ed assolutamente certe, esige non solo che il giudice fornisca un’adeguata giustificazione del proprio convincimento in ordine alla condivisibilità delle conclusioni raggiunte dal consulente (giustificazione cui è tenuto con riguardo ad ogni genere di consulenza, le cui conclusioni condivida o disattenda), ma anche che egli valuti l’autenticità della sottoscrizione dell’atto, eventualmente ritenuta dalla consulenza, anche in correlazione a tutti gli elementi concreti sottoposti al suo esame. Per le stesse ragioni, la consulenza grafologica non costituisce un mezzo imprescindibile per la verifica dell’autenticità della sottoscrizione, potendo il giudice evitare di fare ricorso ad essa ove tale accertamento possa essere effettuato sulla base degli elementi acquisiti o mediante l’espletamento di altri mezzi istruttori… in tema di falsità, allo scopo di accertare la sussistenza dell’elemento oggettivo, non può ritenersi sempre indispensabile l’espletamento della perizia grafica, la quale peraltro, ha valore solo d’indizio. Invero, per il principio della libertà della prova e del libero convincimento del giudice, la certezza della falsità del titolo può essere desunta anche da altri elementi».

Il pronunciamento della Suprema Corte, non deve però svilire l’importanza della Grafologia forense, soprattutto in considerazione della storia di Palmina Martinelli, bruciata viva nel 1981. Nonostante le sue stesse dichiarazioni, raccolte in punto di morte dal PM, a causa di una lettera trovata sul tavolo della cucina, furono assolte in via definitiva le persone accusate dalla bambina: la lettera fu ritenuta, a tutti gli effetti, una lettera di suicidio. Solo nel 2012, con la richiesta di riapertura del caso, fu appurato, da una consulenza di parte e da una disposta dal Pm, che la lettera fu scritta da due mani diverse e quindi contraffatta. Tuttavia il “ne bis in idem” vieta che i due uomini, a suo tempo imputati, possano essere processati di nuovo per lo stesso reato. Una semplice consulenza grafologica durante le indagini avrebbe potuto dare giustizia ad una bambina di 14 anni bruciata viva e morta in un modo terribile.

Alla luce degli errori nelle consulenze/perizie in grafologia su cosa deve puntare un Giudice per affidare una perizia? (risponde il Dott. Alberto Capuano Giudice presso il Tribunale Penale di Ischia  – sez. Distaccata di Napoli)

“Sicuramente il Giudice dovrà valutare, il curriculum del perito, che deve garantire un sicuro bagaglio culturale, ma soprattutto l’esperienza dello stesso in incarichi con fattispecie similari. E’ pacifico che una certificazione della professionalità da parte dell’ente di certificazione unico nazionale ACCREDIA è sicuramente una garanzia in più.

Tuttavia, il vero compito del giudice è però quello di essere terzo, indipendente ed ovviamente intellettualmente onesto, egli è davvero “peritus peritorum”, può anche discostarsi dalle conclusioni dei suoi periti e magari anche essere d’accordo con quelli di una delle due parti. La spiegazione della convinzione del giudice rispetto alle perizie o consulenze delle parti saranno poi indicate nella motivazione che oltre ad essere il vero fulcro della sentenza, è anche l’atto logico su cui si fonda il concetto di essere il perito dei periti”.

 

La nuova frontiera: la firma grafometrica

Il grafologo forense possiede la preparazione per effettuare operazioni tecniche su un gesto grafico che rimane impresso su una superficie. Banalmente (il 99% delle volte), si occupa di analizzare dell’inchiostro su carta. Questo inchiostro è stato lasciato da una persona che, in base al suo modo di scrivere, potrebbe essere identificata anche se provasse a simulare la scrittura altrui o a dissimulare la propria.

Alcuni corsi riservati grafologi stanno cercando di preparare gli stessi al riconoscimento della firma grafometrica, quella in sostanza che si mette su tavolette elettroniche, in banca, alla posta o come ricezione dei pacchi.

Cos’è la firma grafometrica (o anche grafobiometrica)? (Risponde il Prof. Antonio Cilli, docente di Informatica Giuridica presso l’Università Leonardo da Vinci, docente c/o la Scuola per Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza (AQ) e CTU/Perito di varie Procure e Tribunali in digital forensics).

“La sottoscrizione grafometrica è un’azione che si realizza con la sequenza di azioni grafiche quali: i punti di pressione, la velocità scrittoria, l’indice di accelerazione, la distanza tra i punti sull’asse X-Y. Queste informazioni sono convertite con dati matematici e non più con una risultanza di pressione della mano, della sensibilità o dell’inclinazione del mezzo scrittorio ma da apparati tecnologici dotati di software.

In virtù delle particolari caratteristiche di questa firma digitale, quali competenze deve avere un consulente/perito del tribunale per effettuare una consulenza/perizia?

Indipendentemente dalla circostanza (procedimenti penali nelle varie fasi di giudizio, ambito civilistico, giustizia amministrativa, acquisizione del CTP, etc.) vi è l’esigenza di possedere competenze in materia di informatica e computer forensic. Prendendo spunto dall’ultima sentenza della Cassazione, V pen. n. 5352/2018, l’accertamento tecnico deve contenere i cosiddetti “LOG”, cioè tutte le tracce che consentono di verificare i “metadati”. Quest’ultimi elementi consentono di accertare le informazioni probatorie in riferimento alla data, al formato ed a tutte le caratteristiche tecniche del documento digitale. Nei casi richiesti, pertanto, il Perito dovrà essere iscritto all’albo del Tribunale per il settore merceologico dell’Informatica e delle tecnologie annesse. Anche in merito all’acquisizione della risultanza della firma grafometrica, in “copia conforme” vi è l’esigenza del rispetto delle tecniche di computer forensics e della scelta del supporto idoneo alla conservazione nel tempo.

In considerazione di quanto descritto, appaiono poco utili i corsi sulla firma grafometrica se non riservati a grafologi professionisti già esperti in digital forensic (informatici, ingegneri elettronici, periti elettronici/informatici), o se non forniscono, in precedenza, la formazione generale sulla perizia informatica e poi quella specialistica sulla firma grafometrica.

 

Conclusioni

Non a causa della Grafologia ma a causa della scarsità dei periti/consulenti e delle metodologie applicate che alcune sentenze e pronunciamenti diventano così negativi verso questa (quasi) scienza forense. Rimane il “quasi” perché ancora la grafologia forense non possiede qui caratteri di riproducibilità, ripetitività, affidabilità (sempre al di là delle visioni di parte) delle altre scienze.

La scelta del consulente/perito deve poi essere ponderata. Alcuni canoni di scelta sembrano (sia nel civile che nel penale) irrinunciabili se si vuole fare giustizia, ai canoni oggettivi: formazione e know how riconosciuti o certificati da ente terzo, attività scientifica e prove di autovalutazione sull’affidabilità, bisogna aggiungere anche canoni soggettivi come l’esclusività dell’attività (fare il grafologo come secondo lavoro non è garanzia di professionalità), capacità di gestire la cross examination in aula, completezza formale nella compilazione della relazione tecnica. E poi ci dovrebbe essere il “mercato”, un perito/consulente che viene costantemente demolito dalla controparte o che più di una volta sbagli clamorosamente una qualche attribuzione, non dovrebbe essere più richiamato, soprattutto se pagato con i soldi dei cittadini. Siamo ben lontani dall’avere grafologi forensi con questo “profilo”, seppur qualche perito davvero professionale lo possiede.

Per la Grafologia in generale, finché non cambieranno i metodi di indagine scientifica ed anche una certa forma mentis, questa scienza sarà relegata al prefisso “pseudo”. Innanzi tutto servirà trovare un metodo sicuro di indagine scientifica e sottoporlo a sperimentazione e verifica, in questo sarà fondamentale l’attività di ricerca multidisciplinare che con metodi certi verificherà o meno gli assiomi della grafologia. Tuttavia, la ricerca di questo tipo, pare vietata. Emblematico il caso di quella ricerca empirica, su un gruppo di satanisti, la quale al proprio interno analizzava le scritture di appartenenti al culto satanico comparate con gli stili di vita (credenze, emozioni etc.) verificati da interviste, rifiutata da una rivista di grafologia perché editata da un istituto religioso e di conseguenza non avrebbe potuto pubblicare un articolo dove si analizzavano dei satanisti.

[1] M.A. Montanari, 2006.

[2] La Grafologia Morettiana è quella di riferimento in Italia.

[3]https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20229925

[4]http://www.tvblog.it/post/25032/figuraccia-del-tg5-perizia-sulla-calligrafia-di-matthias-schepp-ma-era-una-riproduzione-di-chi-lha-visto, visitato il 27.02.2018.

[5] Settimanale Giallo n. 28 del 23.10.2013.

[6]http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/04/quel-grafologo-incompetente.html, visitato il 28.02.2018.

[7]Interrogazione a risposta scritta 4-00242, presentata da ANGELA NAPOLI, martedì 3 giugno 2008 nella seduta n.012.

[8]Atti n. 4-05415 del 25 ottobre 2007 e n. 4-06203 del 28 gennaio 2008.

[9]Così come sembrerebbe dall’interrogazione parlamentare citata.

[10]Cfr. http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2004/03/07/ZP7PO_ZP704.html?refresh_ce, visitato il 27.02.2018.

[11] Accredia è l’Ente Unico nazionale di accreditamento designato dal governo italiano, in applicazione del Regolamento europeo n. 765/2008.

[12] Cfr. Cass., sez. lav., 20 maggio 2004 n. 9631: «Nel procedimento di verificazione della scrittura privata, il giudice del merito, ancorché abbia disposto una consulenza grafica sull’autografia d’una scrittura disconosciuta, ha il potere – dovere di formare il proprio convincimento sulla base d’ogni altro elemento di prova obiettivamente conferente, comprese le risultanze della prova testimoniale, senza essere vincolato ad alcuna graduatoria fra le varie fonti di accertamento della verità . . . In relazione a questo particolare elemento probatorio è da osservarsi che, anche se ogni umano aspetto della persona è oggettivamente irripetibile (e di alcuni – come le impronte digitali, i lineamenti del volto, le vibrazioni della voce, e la stessa iride – esaminati e differenziati da sofisticati strumenti, l’attuale tecnologia può affermare – o negare – con certezza l’appartenenza ad una specifica persona), ed è tale anche la forma della scrittura (e questa irripetibilità ne giustifica la comparazione), tuttavia la verifica dell’irripetibilità di questo particolare aspetto, fondata sulla – pur pregevole – umana valutazione recata da una consulenza grafologica, inevitabilmente affidata ad elementi (svolazzi, pressioni, curve, lunghezze, altezze) allo stato non matematicamente ponderabili, assume, oggettivamente, un rilievo probatorio di ben limitata consistenza». Da G. Vanacore su http://www.overlex.com, visitato il 01.03.2018.

[13] Da G. Vanacore su http://www.overlex.com/stampa.asp?id=1904&txttabella=articoli, visitato il 01.03.2018.

[14] Da G. Vanacore su http://www.overlex.com/stampa.asp?id=1904&txttabella=articoli, visitato il 01.03.2018.

 

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