La linguistica forense e le impronte digitali linguistiche

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Di Sara Cordella, grafologo forense senior certificato

Con la collaborazione di Marilena Marcolongo

“Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”.

Italo Calvino 

La linguistica forense è lo studio e l’analisi  del linguaggio in campo giudiziario.

Trova applicazione nell’ambito criminalistico in casistiche di vario genere, come ad esempio:

  • Identificazione di un autore di uno scritto contestato non manoscritto
  • Veridicità di una confessione o testimonianza (verbali di polizia, sommarie informazioni, persona informata sui fatti…)
  • Verifica di eventuale plagio nella redazione di un testo.

Grazie all’analisi linguistica è possibile rilevare la struttura logica-sintattica del testo, le forme grammaticali, l’uso più o meno corrente di termini particolari, l’uso dei tempi e dei modi verbali, la  ricchezza dei vocaboli, l’uso della punteggiatura, la disposizione del testo. In sintesi è possibile stabilire lo stile dello scrivente, dato da caratteristiche innate, come pure da quelle acquisite, in base all’estrazione sociale e al grado di scolarizzazione.

Ognuno di noi  possiede uno stile linguistico che lo distingue da tutti gli altri, una sorta di impronta digitale linguistica (linguistic fingerprint).

Secondo Avram Noan Chomsky[1] enunciati  grammaticali del  linguaggio naturale, sono già presenti nell’uomo, prima ancora di apprenderli. Ne è una prova, la capacità dell’essere umano di produrre e comprendere un numero pressoché infinito di espressioni sempre nuove e mai sentite prima.

M.A.K. Halliday[2] nel 1990 enuncia la sua  “Ipotesi della densità lessicale”, partendo dal rapporto tra parole piene e parole vuote di un testo.

Secondo i suoi calcoli, la densità lessicale dell’inglese scritto è il doppio di quella dell’inglese parlato.

Questo sta a significare che il parlato risulta semplificato rispetto allo scritto e il concetto è abbastanza chiaro da comprendere.

Quando scriviamo abbiamo il tempo di formulare un modello più corretto a livello grammaticale e di contenuto, in quanto dobbiamo dare più informazioni possibili, perché il messaggio possa essere completamente capito dall’interlocutore.

Il parlato invece,  è immediato e non lascia spazio a ripensamenti.

Cenni sul linguaggio

Il linguaggio viene usato in tutte le attività umane e le sue funzioni possono essere infinite.

Jakobson, uno dei più grandi linguisti russi, ha formulato sei qualità del linguaggio:

  • Referenziale – riferita al contesto
  • Emotivo– riferita al mittente, che comunica il proprio stato d’animo
  • Conativo – riferita al destinatario – persuade o influisce sul mittente
  • Fàtico – riferita al contatto- ossia richiamare l’attenzione del destinatario
  • Poetico – riferita al messaggio – scelta delle parole e costruzione formale
  • Metalinguistico – riferita al codice – chiarimenti o spiegazioni su termini, parole o grammatica di una lingua.

Queste sei attività del linguaggio sono quasi sempre presenti contemporaneamente, ma può essere anche che un messaggio sia volutamente emotivo e conativo (lettera anonima) o emotivo e poetico (testamento).

Austin, filosofo e linguista inglese, ha affermato che dire o scrivere qualcosa, equivale a compiere tre atti simultanei : locutorio, illocutorio, perlocutorio.

L’atto locutorio costituisce la manifestazione organizzata

L’atto illocutorio è ciò che voglio far recepire ed accettare al destinatario.

L’atto perlocutorio è l’effetto che produce tale messaggio (impressionare, intimidire, spaventare…)

Testo

Fino a pochi anni fa il termine testo si riferiva a documenti scritti quali un libro, una lettera, un articolo di giornale, oggi invece viene attribuito anche alle conversazioni.

Esiste in tutti i casi una particolare differenza tra scritto e parlato, che pur mantenendo lo stile dell’autore, ha modalità di trasmissione e ricezione differenti.

La lingua orale è un mezzo di comunicazione istantaneo e irripetibile, in quanto condizionato dallo stato d’animo del momento e le varie situazioni contestuali. Si avvale di pause, aumenti o diminuzioni di tono, gestualità espressive (codici cinesici), forme d’incertezza.

La lingua scritta è invece un mezzo di comunicazione visivo e duraturo, dove bisogna essere in grado di utilizzare forme grammaticali e sintattiche più corrette possibili, o in tutti i casi,  per saper produrre un messaggio comprensibile e adeguato alla situazione.

Lo studio linguistico relativo al testo, parte dall’assunto che questo non sia solo costruito da frasi,  ma anche da una sua particolare struttura atta a determinate intenzioni.

Beaugrande[3] e Dressler[4] hanno proposto uno studio in merito, analizzando l’elaborato in sette criteri:

La coesione e la coerenza interna,  l’intenzionalità e l’accettabilità orientati verso il parlatore- ascoltatore (scrittore – destinatario), l’informativa e la situazionalità ossia la collocazione del testo in una specifica situazione,  l’intertestualità che definisce i vari tipi di testi.

La coesione è l’insieme di meccanismi atti a collegare  il discorso, quindi la sintassi e la grammatica (pronomi, congiunzioni, avverbi di luogo e di tempo, gli articoli…)

La coerenza è data invece dal senso logico del testo e presuppone un insieme di conoscenze con cui il destinatario elabora il testo e lo confronta.

L’intenzionalità si riferisce all’intenzione di chi produce un testo per il raggiungimento di uno scopo. Austin negli anni 50 analizzò a fondo le intenzioni di chi produce un atto linguistico e stilò una  classifica in merito agli effetti che si possono conseguire da tale attività :

  • verdittivi ossia espressione di un giudizio come condannare, stabilire.
  • esercitivi ossia espressione di potere come ordinare, licenziare, stabilire.
  • commissivi dove si assume un obbligo come promettere, giurare, minacciare.
  • espressioni di comportamento come scusarsi, ringraziare.
  • espositivi con i quali si chiariscono concetti come negare, affermare, spiegare.

L’accettabilità riguarda il mittente che deve comprendere di cosa si sta parlando e con quali finalità

L’informatività  riguarda le conoscenze comuni degli interlocutori sulle quali si pone un diverso livello di attenzione in base al grado di probabilità o prevedibilità.

La situazionalità  ossia un insieme di circostanze che determinano l’atto comunicativo. Nello specifico il tempo e il luogo dove avviene tale azione, i ruoli distinti tra esecutore e destinatario, un insieme di dati riguardanti eventi concreti al momento della comunicazione e l’enciclopedia tra il soggetto e gli intermediari ossia le comuni conoscenze reciproche in merito. In effetti il contesto, nello studio linguistico, ci porta con certezza allo scopo finale del soggetto in questione  e stabilisce configurazioni socio-culturali dello stesso.

L’intertestualità mette in rapporto un testo con un altro per stabilirne la tipologia (libro, lettera, articolo giornalistico, documento commerciale ecc…)

La linguistica testuale quindi considera tutti gli aspetti cognitivi, sociali, affettivi ed emotivi degli individui.

Punteggiatura

La punteggiatura assume spesso valore identificativo in quanto ognuno di noi ha preferenze in merito: dalle virgolette alle sottolineature, dalle parentesi all’assenza totale di virgole, dai punti esclamativi singoli o ripetuti anche più volte.

Frasi completamente identiche, assumono significati completamente diversi, a seconda della punteggiatura usata, in quanto vanno a riprodurre il tono di voce.

“Ora sei contento?”

“Ora sei contento ??”

“Ora sei contento !?”

Mc Menamin, studioso di stilistica, ha condotto un esame su 80 scritti di contestata paternità, proprio sull’uso della punteggiatura personalizzata. Gli esiti sono stati risolutivi. La dott.ssa Chaski ha invece misurato il numero di volte in cui diversi segni di interpunzione comparivano nei diversi testi in esame, consentendo l’identificazione dell’autore 13 casi su 14 (92,8%). Chanski   è un’esperta nella scienza linguistica dell’attribuzione paternità di documenti e ha creato un programma software di autenticazioni documenti computerizzato, chiamato ALIAS ed è presidente della Alias Tecnology, azienda che lo sviluppa e lo produce. Oltre alla punteggiatura, tale software permette di analizzare anche struttura delle frasi, ordine e posizione delle parole, parti del discorso.

Manca ancora però la robustezza di queste tecniche, che al momento ci riportano alla probabilità e non alla certezza.

Nel caso di studi fatti nello stile espressivo di vari autori, si è concordi a dire che quel determinato testo,  aderisce più ad un dato scrittore, piuttosto che a un altro.

L’indice di discriminante è stato analizzato lungo un continuum di possibili caratteristiche, dal più piccolo al più grande. Quindi unità, morfemi, parole, frasi, organizzate in un composito più ampio. Nonostante il metodo di misurazione oggettiva, che va oltre alle interpretazioni e le impressioni generali, non mancano le  disapprovazioni.

Tipi di parole

In grammatica si intende per parola, una sillaba o un insieme di più sillabe, che abbia un significato compiuto nell’ambito di una lingua. Le parole si dividono in piene, ossia propriamente piene di significato come aggettivi,verbi, avverbi, numerali, nomi di cose, persone, animali, e vuote ossia di collegamento o sostituzione come articoli, congiunzioni, preposizioni e interazioni. Mio, bello, studiare, ora, sempre, ieri, terzo, Maria, casa, cane, belle sono parole piene

Da , tra, con, se, quale, cui, una, e sono parole vuote.

Ognuno di noi utilizza parole differenti per esprimere un concetto e,  anche usando parole uguali, è ragionevole supporre che la frequenza con cui vengono utilizzate, vari da persona a persona.

Distribuzione della lunghezza delle parole

Anche analizzare di quante lettere sia composta una parola,  può differenziare  una persona da un’altra. Mendenhall[5] 1887, geofisico americano che studiò la distribuzione delle frequenze delle parole di diversa lunghezza, è stato il primo a compiere tale esperimento. Ha confrontato le scritture di Shakespeare e Bacon con buoni risultati. Tuttavia la stessa tecnica utilizzata sempre per Shakespeare e Marlow non ha avuto gli stessi esiti. Si evince che la differenza sta nel contesto in cui vengono usate le parole. La natura delle tragedie storiche, piuttosto che le commedie romantiche,  impone un uso di vocaboli diversi e in definitiva  condiziona lo stile dell’autore. Ecco perché lo studio di Mendenhall è risultato valido  nel  confronto simile col simile e ha fallito nel confronto diverso. A tal proposito è interessante citare uno fra i più usati procedimenti, come il Metodo Cusum:

Tecnica matematica sviluppata da Morton e dai suoi collaboratori alla fine degli anni 90. (Michaelson, Farringdon)

Cusum[6] o somma cumulativa, oltre al conteggio della lunghezza media delle parole si basa anche sul confronto delle frequenze fra parole di lunghezze differenti, come pure se le stesse  cominciano o meno con una vocale. La tecnica viene applicata a parole di due tre e quattro lettere definite sottoinsieme o “abitudini”. La frequenza delle parole abituali viene confrontata mediante le manipolazioni della sommatoria cumulativa, con quella del numero totale di parole per frase, da cui ne derivano dei rapporti cumulativi fra abitudine e numero totale delle parole, per frase di ogni brano di testo. Secondo Morton, la variazione di questi rapporti cumulativi può stabilire il discrimine fra autori che hanno contribuito allo stesso documento. L’assunto è che, due persone potrebbero avere le stesse abitudini, ma  il rapporto cumulativo di un insieme di parole sarà caratteristico e personale di quella sola persona.

L’applicazione di tale metodologia è rappresentata in grafici (curve), che stabiliscono la correlazione lineare fra lunghezze delle frasi e frequenza dell’abitudine prescelta. Inoltre il materiale in esame non è necessariamente scritto ma può essere anche verbale ed  è esente da valutazioni di contesto e di tempo.

Canter[7] e Jonhsonh[8] (1993) hanno studiato diversi testi di autori diversi, e non sono riusciti a dimostrare che il metodo Cusum  produce una deviazione maggiore nelle curve, rispetto a testi di uno stesso autore. Pertanto tale tecnica dimostrerebbe solamente un rapporto fra lunghezze delle frasi e la frequenza delle abitudini.

Sanford[9] e colleghi (1994) hanno poi documentato, che la scelta delle abitudini, cambia nei soggetti e fra i soggetti . Quindi non esisterebbe convalida per cui una singola persona, o più persone, abbiano scritto quel determinato testo. La tecnica Cusum è stata la più studiata tra le tecniche stilistiche proposte nelle applicazioni forensi, anche se ritenuta probabilistica e non certa. Morton ha, a buon diritto, il merito di aver stimolato dibattiti in questione. I calcoli aritmetici forniti, hanno indubbiamente il vantaggio di poter essere analizzati, interpretati e corretti dai ricercatori.

Ellegard[10] (1962) ha analizzato una serie di opuscoli politici, “Le lettere di Junius”, 69 lettere anonime  pubblicate in Inghilterra e scritte tra il 1769 1772, verificando quali parole apparivano di più e quali meno, per poi confrontarle con scritti di possibili autori.

Mosteller e Walace (1964), linguisti statunitensi, cercarono  di capire fra tre possibili autori, chi avesse scritto “The Federalist paper”, raccolta di 85 saggi, eseguiti con lo scopo di convincere i membri dell’assemblea dello Stato di New York a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti d’America,

Anche qui, sia per le lettere di Junius che The Federalist paper, si è potuto solamente dimostrare, la probabile compatibilità di un autore rispetto agli altri, e non la prova certa d’identità.

Stilistica

La stilistica può essere considerata in base alla qualità delle parole usate, ossia in base al proprio vocabolario più o meno denso. Le parole alle quali una persona attinge, sono però influenzate dall’argomento trattato.

La densità di vocabolario dipende dai processi cognitivi della persona e anche  dalla sua abilità intellettuale. Ruolo importante è allora da attribuire al contesto socio-culturale, ma non solo,  in quanto, anche pur non avendo un’alta scolarizzazione, un individuo può disporre di ampia densità di vocabolario in quel determinato settore, dettato dall’esperienza.

Di alto valore identificativo sono le abbreviazioni usate di frequente negli scritti, (giorni, mesi, titoli…..), come pure il modo di scrivere i numeri o la presenza di hapax , cioè  termini che compaiono una volta sola nel testo.

L.Anolli[11] (2002) ha condotto importanti ricerche sugli stili linguistici verbali ,  che potrebbero essere correlati alla menzogna, individuandone tre tipi.

Ambiguità e prolissità – questo stile è caratterizzato da modificatori come  circa, quasi, forse, po’… da livellatori come tutti nessuno…. e da predicatori epistemici come penso, suppongo, credo….Il tutto è concepito in frasi lunghe e complesse, in quanto vengono utilizzati informazioni secondarie irrilevanti.

Assertività ed esitamento ellittico – Il mentitore usa forme ostili e afferma il minimo necessario. Le frasi sono brevi, sintatticamente incomplete. Chi mente fa di tutto per non dire. (chi scrive un’anonima scrive meno possibile)

Impersonalizzazione –  fa poco uso a riferimenti personali e usa la terza persona o forme impersonali. Con questo stile si dissocia dalle responsabilità di ciò che sta dicendo.

Idiotismi

Gli idiotismi sono caratteristiche proprie e individualizzanti dello scrivente e vanno a ricercarsi principalmente nell’involuzione dei cerchi, la direzione degli arpioni, la data in cifre greche, abbreviazioni di parole in sigle, xenismi (presenti nelle persone colte che mescolano la lingua attuale con quella d’origine , per esempio scrivendo “m” gotiche), neologismi  ecc… Quindi una scrittura può essere formalmente uguale ad un’altra, ma un’analisi più penetrante, può portare al discrimine proprio nella ricerca di quegli elementi distintivi quali gli idiotismi, che assumono elevato valore tanto meno sono appariscenti.

Esistono nella scrittura elementi impossibile da alterare?  Bisogna tenere conto delle somiglianze o delle differenze per conoscere l’identità di uno scritto?

Se ritorniamo all’esempio iniziale del nostro volto potremo dire che pur truccandolo, osservandolo  bene lo riconosceremo (volontà di cambiare – dissimulazione). Una smorfia di dolore come pure lo stato d’animo del momento ( variazioni involontarie), non cambia mai del tutto la fisionomia del nostro volto.  “Andate da un fotografo e fatevi fotografare mentre ridete a crepapelle, : vi si riconoscerà ugualmente.” – (Methode de graphologie en quinte lecons- Pierre Foix[12]– 1964.)

Sappiamo bene che lo stesso scrivente può alterare in vari modi la scrittura, involontariamente (malattia, posizione scomoda ecc…) o anche per sua volontà, come nel caso di imitazione o dissimulazione. Si potrà avere così una scrittura grande, ma anche piccola, se per esempio il posto disponibile è ridotto, gli assi potranno variare in base alla fretta o alla postura, non di meno influirà la stanchezza, o lo stato d’animo ecc…. Occorre dunque andare oltre alle grandezze assolute, che non sono mai costanti, analizzando invece i valori proporzionali fra le stesse. Questi infatti sono altamente identificativi, costanti e non imitabili.

Errori

Mc Menamin[13] riprende anche lo studio di perizie grafiche di Osborn[14] per chiarire errori di ortografia (ripetizioni di parole, errato uso delle maiuscole  errori nelle doppie …)  e di grammatica ( errori di persona, numero, caso,  pronome, tempo verbale, soggetto, modo, forma possessiva….)

Koppel e Schler (2003) hanno studiato in particolare la ripetizione o l’omissione di alcune parole, gli errori nelle doppie,  il tempo e i modi sbagliati, le parole invertite, le lettere tutte maiuscole.

Bisogna però saper distinguere se tali inesattezze siano dovute  a  inadeguato apprendimento, (errori) o se si tratti di sviste o lapsus che il soggetto è in grado di autocorreggere.(sbagli). Esistono  errori ideosincratici, ossia tipici del linguaggio parlato di quella zona geografica, che si distinguono però dai dialetti,  come pure errori del cosiddetto italiano popolare in uso delle classi meno istruite : “Gli ho imparato” – “Volevo che stasse”.

Occorre saper valutare oltremodo, se tali errori siano genuini o se vengano  usati intenzionalmente per sviare le indagini concernenti, ad esempio, testamenti o lettere anonime.

Non si può stabilire poi, secondo Chaski, se gli errori siano sempre costanti nello stesso individuo.

Esiste anche un programma preinstallato in Word che calcola in formula matematica la difficoltà di un testo. Si tratta  di GULPEASE che mette in relazione i risultati con la scolarizzazione  dello scrivente.

Inferiore a 80 sono difficili da leggere per chi ha la licenza elementare

Inferiore a 60 sono difficili da leggere per chi ha la licenza media

Inferiore a 40 sono difficili da leggere per chi ha un diploma superiore

Si può utilizzare per stabilire l’attribuzione di lettere a condizione che siano di contenuto analogo.

Disposizione del testo.

Saudek, scrittore e giornalista cecoslovacco,  conoscitore del metodo grafologico francese e tedesco (1982), precisa che la distribuzione dello spazio grafico dipende dal senso estetico, che si nota all’inizio di un testo,  come pure dalla velocità immessa per tracciare lo scritto, che si vede nella parte finale della scrittura. Secondo Pulver, noto docente di grafologia a Zurigo, la psicologia del profondo di un individuo, si può notare attraverso rappresentazioni o meglio  la simbologia spaziale. Il foglio dove scriviamo, rappresenta l’ambiente in cui viviamo e quindi, lo spazio occupato in un determinato modo, ci può dire cosa preferiamo, cosa ci impaurisce, come agiamo socialmente…

Di valore fortemente identificativo avrà la personale stesura dal punto di vista morfologico, ma, prendendo spunto dalla psicosociolinguistica, sarà interessante analizzare il testo, dal punto di vista psicologico dello scrivente.

Occupare interamente lo spazio a disposizione dimostra il bisogno di        farsi notare, di essere considerato e di occupare tutto l’ambiente di vita,        lasciando poca considerazione agli altri.

Il margine superiore ampio è indice di rispetto per le autorità,

mentre se è assente,  può indicare un soggetto che non rispetta le regole e con poca capacità critica.

Se il testo è più concentrato e i margini sono ampi, significa bisogno di chiarezza ma  anche narcisismo.

Se lo scritto ha un buon rapporto con i margini, la persona sarà armoniosa con buon senso estetico, ma anche eccessivamente formale.

Il margine sinistro rappresenta la madre ed il passato, quindi se è stretto significa attaccamento al passato e ai legami familiari, se invece è largo o tende ad allargarsi , vuol dire fuga o allontanamento o meglio, voglia di libertà e d’indipendenza.

Il margine destro rappresenta il futuro quindi, se è ampio, significa la voglia di raggiungere obiettivi personali e di progettare.

Quando si va a capo, nonostante vi sia spazio per continuare, indica la paura o l’ansia di andare verso il futuro.

Generalmente è difficile stabilire la lunghezza di una parola a fondo riga e quindi lo scritto potrà risultare leggermente irregolare. Questa comunque è una condizione abbastanza normale e frequente.  Difficile è invece vedere parole spezzate  dalle lineette a capo.

Il testo può  essere arioso cioè con un buon rapporto chiari-scuri, dato anche da una equilibrata distanza tra un rigo e l’altro,  o decisamente troppo denso, dove prevalgono gli scuri e la strettezza tra righi.

L’insieme può essere ascendente o discendente nel suo complesso, ma anche solo in poche righe, una riga sola,  una parola o una sola lettera finale.

La sociolinguistica

La sociolinguistica, ossia rapporto lingua-società, era ritenuta nel passato, un aspetto extralinguistico. Certamente però, dopo quanto detto,  non si può più pensare di poter analizzare un testo solo dal suo costrutto logico-grammaticale o come espressione indipendente da altri fattori.

Il linguista  e sociologo statunitense Joshua Aaron Fishman (1970) propose lo studio della sociolinguistica  utilizzando le famose “4Wdoppie” usate nell’attività giornalistica e adottate a  tutt’oggi, negli studi investigativi e criminologici.

Who speaks (write) – chi parla o scrive?

What language – quale lingua?

To Whom – a chi?

When? – quando?

Nel 1974, Berruto, noto sociolinguista italiano, per completezza degli studi in merito, propose l’aggiunta di altre 3W doppie

What? – come?

While? _ perché?

Where? – dove?

La sociolinguistica osserva il linguaggio scritto o parlato considerando tale, come espressione diretta dell’ accaduto dell’individuo nell’arco della sua vita scolastica, lavorativa e sociale e quindi scoprendo una serie di informazioni sull’attività di lavoro, il livello educativo, l’orientamento religioso, l’origine geografica ecc…

Con la dialettologia si può facilmente arrivare a identificare la regione d’origine, ma anche la città fino al quartiere di appartenenza e il tipo di sottocultura presente in quella zona (modi di dire di una banda, messaggi in codice…)

Per quanto riguarda il sesso dell’autore, non vi è certezza, ma alcuni studi in merito hanno evidenziato una differenza nell’uso dei vocaboli tra uomini e donne.

L’età dell’autore merita una considerazione diversa in quanto nella formazione del linguaggio adulto, gli imprinting linguistici generazionali, rimangono impressi per sempre nel modo di esprimersi di quel individuo.

La generazione degli adolescenti , come in tutte le generazioni    passate, adotta gerghi collettivi e quindi,  la  scelta di un determinato vocabolario più allettante in determinate fasce d’età piuttosto che in altre.

La psicosociolinguistica

Di natura più recente  e  messa a punto dagli investigatori dell’FBI,  prende in considerazione anche  lo stato psicologico dell’autore, come ad esempio  l’ aggressività, la depressione, la paranoia…

Di notevole interesse in merito si può citare il caso storico degli attentati dinamitardi degli anni 50 a New York del quale se ne occupò lo psichiatra James A. Brussel. (Pastena,2003; cfr Evans 1996)

Dopo un attento esame delle lettere anonime che accompagnavano i pacchi bomba, Brussel stabilì che l’attentatore fosse maschio, fra i quaranta e i cinquant’anni, costituzione normale, celibe, probabilmente dell’Europa orientale, cattolico, sofferente di disturbi cardiaci, e che al momento dell’arresto avesse indossato un vestito doppiopetto abbottonato. In realtà, Brussel ipotizzò che l’attentatore fosse paranoico, descrivendo così la tipologia di chi è affetto da questa malattia. La paranoia si manifesta dopo i quarant’anni, in soggetti di natura solitaria, dalla corporatura simmetrica, con tendenza a vestire in modo meticoloso. Alcuni errori ortografici, lo condusse all’est- Europa come origine e oltremodo alla religione cattolica in quanto prevalente in quella zona geografica. Brussel sbagliò solo per quanto riguarda la patologia. Il continuo riferimento di dolore e sofferenza nelle lettere, era attribuito alla tubercolosi.

Sistemi computerizzati di analisi

Abbiamo visto diverse tecniche di analisi di un documento, più o meno     valide e sicuramente di grande aiuto per gli esperti in materia. Dalle lettere anonime, all’attribuzione di paternità di uno scritto, a tutto ciò che concerne il falso documentale, ha fatto sì che si creassero già in passato, dei dati-base relativi a tali documenti (assegni falsi, frodi, ricatti…) sulla base che il criminale in questione, ha un suo modus operandi ben distinto e agisce presumibilmente allo stesso modo. In questo modo diventa utile poter accedere ai dati comparativi nel caso di un delinquente reiterante o in cold-case riaperti anche dopo anni.

In passato i documenti fraudolenti erano conservati dalle agenzie di polizia regionali in sistemi indipendenti uno dall’altro. Nel 1936 FBI instituì il National Fraudolent Check File, un data-base relativo ad assegni falsi incassati in tutti gli USA. Questo concetto di piattaforma centrale d’informazione riguardante reati commessi con documenti,  fece sì che si costituisse anche un archivio nazionale di lettere anonime (Anonimus letter file) archivio delle banconote rubate (Bank robbery note file), e opere d’arte rubate (National stolen art file).

Nel 1977 un gruppo tedesco dell’ufficio crimini federali, avviò un sistema di ricerca chiamato Forensic information sistem for handwriting , FISH, terminato nel 1989.

(Sistema informatico per l’identificazione della grafia).

Tale sistema è in uso alle autorità tedesche e agenzie federali americane.

Il metodo classifica le grafie sia in modo tradizionale come inclinazione, lunghezza,altezza allunghi superiori e inferiori, spazi fra righe, forme degli occhielli…sia utilizzando caratteristiche indipendenti dal testo.

Sempre nello stesso periodo, il dottor Peter Nicholson, dipendente del Metropolitan Police Laboratory, sviluppò un sistema per classificare le lettere in stampatello maiuscolo, tenendo conto della traiettoria del ductus e del numero dei tratti praticati  per eseguire ogni singola lettera.

Negli anni 90, il NIFO (National Institute for forensic examination and research) istituto olandese per l’esame e le ricerca forense, in collaborazione con L’istituto di fisica applicata (Institute for applied Physics), ha sviluppato un sistema computerizzato di analisi della scrittura chiamato SCRIPT. Tale programma lavora sulle immagini scannerizzate dei documenti ricercando nel data base, caratteristiche che combacino con il documento contestato e inoltre, rileva caratteristiche personali nonché effetti della variazione naturale.

Il CEDAR, (Center of Exellence for document analysis and recognition)

Centro d’eccelenza per il riconoscimento di documenti, ha fornito un grande supporto scientifico sull’ammissibilità delle perizie in tribunale, impiegando  un programma di misurazione della scrittura diviso in 11 macrocaratteristiche e 512 microcaratteristiche , riconducibile poi ad un algoritmo computerizzato.

Il Write-On, sviluppato dalla Pigaso Software  inc.,  ispeziona e compara grandi quantità di documenti e genera i risultati comprensibili e convincenti. Ricerca stringhe di parole, combinazioni di lettere , caratteristiche personali che ricorrono con una certa frequenza nel testo contestato. Write-On esamina in questo modo anche lingue diverse, traducendole simultaneamente.

Il primo programma di comprensione semantica del linguaggio umano fu SHRLDU sviluppato da T.Winograd  negli anni 70. Il computer riconosceva le parole, le interpretava nei vari significati e arrivava alla lettura naturale. I concetti nella nostra mente sono organizzati in una  mappa mentale. Questa rappresenta  una rete semantica in cui sono rappresentati i collegamenti tra concetti. La mappa mentale ha una struttura gerarchica ossia, parte da un concetto principale e si sviluppa in altri concetti.  La rete semantica (metodo di rappresentazione con nodi e archi). ha una struttura eterarchica,  ossia nessun nodo è principale. Il sistema ha dei limiti in quanto ogni concetto è considerato come elemento unitario e viene descritto in modo rigido come nelle definizioni dei vocabolari. (Dati ricavati da “Identificare autore di grafia”di Dan C.Purdy)

Walter Daelemans, professore di linguistica computazionale di Anversa, ha elaborato uno studio sui social network che riconosce l’età dello scrivente in base alla propria densità lessicale. Tale algoritmo è già in uso in Belgio, ed  è applicato per le investigazioni nel campo della pedofilia.

Moshe Koppel, informatico americano israeliano, è conosciuto per le sue ricerche su attribuzioni di paternità : Nei suoi studi con Shlomo Argamon e Jonathan Schler ha dimostrato, se pur con non poche critiche, che dalle parole utilizzate in un qualsiasi testo, si può determinare il sesso dell’autore, l’età, il tipo di personalità.

Ha condotto con successo un esperimento di “individuazione di genere”. Con l’aiuto di un team di scienziati e un algoritmo di loro invenzione, ha esaminato un’enorme quantità di lettere anonime, stabilendo il sesso dell’autore in più dell’80% dei casi.

L’ elaborazione dell’analisi si è concentrata su parti del discorso apparentemente banali, come i “se” e i “ma”.

Da tempo comunque ci si indirizza verso queste piccole parti di uno scritto. In effetti quando si scrive un testo, ci si concentra sull’uso delle parole chiave relative all’argomento in oggetto e si tralascia il come vengano utilizzate le parti elementari del discorso. Questo significa che tendiamo a disseminarle nel testo, seguendo schemi inconsci e, proprio per questo, rivelatori.

I ricercatori hanno provveduto a togliere dai testi analizzati, tutte le parole chiave, poi hanno ridotto, mediante algoritmo, alla frequenza di parole più usate da maschi o femmine.

Ne è uscito che le donne usano  i pronomi  (Io, tu,lui,lei…) e i possessivi ( mio, tuo,) il 40% in più degli uomini. Gli uomini usano espressioni più decisive (Quelli, questi..), aggettivi quantitativi( Molto, poco..) e pronomi determinativi. Le donne fanno più uso di negativi (non, mai..)

Le donne usano termini per entrare in contatto con il destinatario, mentre gli uomini utilizzano funzioni informative.

Questa breve carrellata vuole essere un inizio per approfondire una scienza poco conosciuta in Italia ma utilissima ai fini dell’identificazione degli autori di testi non manoscritti, in un’epoca nella quale l’uso del computer, anche per atti legati all’anonimografia, prevale sulla scrittura a mano.

[1] Avram Noam Chomsky (Filadelfia7 dicembre 1928) è un linguistafilosofo e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.

[2] M.A.K. Halliday (Leeds, 1925)  linguista che ha sviluppato la teoria della grammatica funzionale sistemica.

[3] Robert-Alain de Beaugarde (1946 – 2008) è stato uno delle figure chiave della linguistica testuale ed esponente di questi studi all’ Università Vienna. Una delle principali teorie riguarda i sette criteri testuali: coesione – coerenza – intenzionalità – accettabilità – informativa – situazionalità – intertestualità.

[4] Dressler Wolfgang U.,- docente di linguistica applicata presso l’Università di Vienna.

[5] Mendenhall  C, Thomas geofisico americano che studiò la distribuzione delle frequenze delle parole di diversa lunghezza. Si occupò di analizzare Shakespeare, Marlowe e Bacon.

[6] Metodi per attribuzione scientifica di autore di reato – Massimiliano Giannini – Andrea Stramaccini

[7] Canter  David  professore di psicologia e direttore del Centro Internazionale di Ricerca di Psicologia Investigativa e si     unì Huddersfield University nel 2009. Già professore di psicologia presso Università di Liverpool nel 1994 dove ha diretto il centro di Psicologia investigativa

[8] Jonhson Mark filosofo del linguaggio teoria della metafora

[9] Sanford J.Jodi  Ricercatrice Dipartimento lingue e letterature antiche e moderne e comparate. Università degli studi Perugia

[10] Ellegard A  linguista svedese della  Gothemburg University

[11] Luigi Maria Tarcisio Anolli (Alba9 novembre 1945 – Monza1 marzo 2012) è stato uno psicologo italiano Conosciuto per lo  studio della psicologia della comunicazione alle e quello delle espressioni facciali mediante il FACS (Facial Action Coding System) di Paul Ekman e Wallace Friesen

[12] Pierre Foix Direttore generale della scuola di grafologia a Parigi

[13] Mc Menamin esperto il linguistica forense internazionale – Professore di linguistica presso la California State University di Fresno.

[14] Osborn con altri 7 massimi esperti su documenti contestati, analizzò 14 lettere anonime nel sequestro del figlio di 20 mesi del colonnello Lindemberg, il primo aviatore che sorvolò l’Atlantico senza scalo nel 1929

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