Utilizzabilità’ delle fotocopie in ambito giudiziario

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di Sara Cordella.

Dott. Alberto Capuano magistrato in servizio presso il Tribunale di Napoli con funzione di consigliere di Corte di Appello.

La giurisprudenza sia di legittimità sia di merito penale ha sempre sostenuto la attendibilità di un esame grafico effettuato su copie fotostatiche di scritture nell’ambito di un giudizio di querela di falso, in particolare la recente sentenza del Tribunale di Perugia (n.2313/16 del 13.10.2016) ha sancito il seguente principio di diritto: “in sede di querela di falso…nei casi in cui il CTU ritenga che la copia in esame costituisca un documento idoneo a formare oggetto di valutazione grafologica, il giudizio espresso a seguito dell’esame grafico della copia fotostatica, se congruamente motivato, deve considerarsi attendibile”.

Tale orientamento richiama quello già affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 42938 del 21.11.2011 laddove si è sostenuto che: “nessuna norme impone che la perizia grafologica su di un documento sospettato di falsità debba necessariamente svolgersi sull’originale e non su una copia fotostatica”.

Ebbene, appare evidente che sarà onere del CTU relazionare circa la qualità della copia fotostatica e la possibilità di periziare e valutare un documento riprodotto meccanicamente stante la assenza di norme che vietano, appunto, tale possibilità.

Da quanto detto discende la ovvia considerazione che se può ritenersi valida una perizia effettuata in sede penale, ove si accerta la responsabilità penale di un imputato con riferimento alla commissione di un reato di falso, a maggio ragione dovrà ritenersi plausibile la effettuazione di una perizia grafologica in sede civile su una copia fotostatica e ciò anche in materia di verificazione di una scrittura privata disconosciuta attesa la possibilità per il CTU di confrontare la firma apposta sul documento fotocopiato con i saggi e con le firme apposte da una delle parti su altri documenti che consentono un raffronto sereno al perito nominato.

Dott. Sara Cordella, grafologo forense senior certificato

In campo giudiziario é d’obbligo per il perito grafologo, qualora disponga di sola fotocopia, esprimere valutazioni caute, ricordando che:

  • non è possibile attestare tecnicamente l’autenticità[1] di un manoscritto e la sua eventuale piena corrispondenza ad un originale non disponibile;per autenticità si intende la dichiarazione giuridica di veridicità e di conformità all’originale, di provenienza di una firma o di una scrittura da quella determinata persona, espressa da soggetto preposto (notaio, pubblico ufficiale, …).
  • in determinate condizioni, legate a una buona qualità della fotocopia e a sufficiente materiale comparativo, è possibile giungere, solo dopo un percorso graduale di analisi e confronto, a fondate e ragionevoli conclusioni di autografia o eterografia rispetto alle grafie oggetto di studio.

Le fotocopie non sono materiale ideale per confronti sicuri in ambito giudiziario come ricordano il GroupementdesGrapologuesConseils de France e la SocietéFrancaise de Graphologie, all’art. 10 pubblicato su La Graphologie, n. 206[2].

Il codice deontologico francese esclude l’ammissibilità tecnica delle fotocopie in campo giudiziario, orientamento contenuto anche nell’art. 3 del Codice deontologico europeo per grafologi e nel codice deontologico di A.G.P. (Associazione Grafologi Professionisti) all’art. 4 dei Principi generali,

La Cassazione Civile con il pronunciamento del 18.02.2000, n 1831 si conforma a tale orientamento:

“solo se compiuta sul documento originale- in relazione al quale è configurabile l’accertamento dell’autenticità – la verificazione può utilmente condurre , in alternativa al riconoscimento, al risultato di attribuire la dichiarazione al suo apparente sottoscrittore. Tale attribuzione non potrebbe essere giustificata dalla verificazione operata su una copia, dato che il sistema di fotocopiatura, prestandosi a svariate manipolazioni, non garantisce nemmeno l’unicità dell’atto riprodotto e quindi che il sottoscrittore abbia partecipato alla redazione dell’atto.”

Ancora nel 2009 ribadisce tale posizione (Cass. Civ. Sez II, 27.01.2009, 1903)

“Soltanto nel documento in originale possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità o addirittura singolarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione in relazione alla conosciuta specificità del profilo calligrafico, degli strumenti di scrittura abitualmente usati, delle stesse caratteristiche psico fisiche del soggetto rappresentati dalla firma; non può invece che risultare inattendibile un esame grafico condotto su di una copia fotostatica, essendo questa inidonea a rendere percepibili segni grafici personalizzati ed oggettivi”

Si rileva, tuttavia, che l’art. 76 delle norme di attuazione al C.P.P. prevede la consegna di “originali” al Perito da parte del Giudice solo “quando lo ritiene necessario” e il perito non può opporsi, in quantosarebbe “rifiuto di atti dovuti”.

La Suprema Corte di Cassazione, Sez. 5, Presidente dott. Andrea COLONNESE, REGISTRO GENERALE N. 2634/2011, con Sentenza n. 42938 in data 20/10/2011, Depositato in Cancelleria il 21 novembre 2011, si é premurata di spiegare: “…nessuna norma impone che la perizia grafologica su di un documento …debbanecessariamente svolgersi sull’originale e non su di una copia fotostatica (in tal senso,del resto, già risulta essersi espressa Cass. 5, 3 luglio – 3 agosto 1979, Fortunati, RV142720, mai contraddetta da altre successive); ne’ sembra potersi attribuire decisivorilievo…al precedente giurisprudenziale …..costituito dalla sentenza della secondasezione civile di questa Corte, 27 gennaio 2009 n. 1903, RV 606317, secondo cui “Nelgiudizio promosso per la declaratoria di nullità di un testamento olografo per nonautenticità della sottoscrizione apposta dal testatore, l’esame grafologico devenecessariamente compiersi sull’originale del documento, poiché soltanto in questo possono rinvenirsi quegli elementi la cui peculiarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore …”.

La Cassazione Civile con sentenza n. 711 del 15 gennaio 2018 in un giudizio in materia di validità del testamento, ha statuito che: “Il giudizio di verificazione di un testamento olografo deve necessariamente svolgersi con un esame grafico espletato sull’originale del documento per rinvenire gli elementi che consentono di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione, tuttavia una volta verificati sul documento originale i dati che l’ausiliario reputi essenziali per l’accertamento dell’autenticità della grafia (ad es. l’incidenza pressoria sul foglio della penna), il prosieguo delle operazioni può svolgersi su eventuali copie o scansioni, e ciò a prescindere dal fatto che l’originale sia stato prodotto da una delle parti

Va anche rammentato che sia ENFHEX[3] che ASTM[4] che SWGDOC[5]  prevedono la periziabilità di fotocopie.

LIMITI TECNICI DELLE FOTOCOPIE

Lavorare su copia elettrofotostatica pone dei limiti in merito alla rilevazione dei parametri connessi all’aspetto pressorio e alla coesione interletterale.

La fotocopiatura, infatti, si concretizza attraverso tre fasi[6]:

  • un raggio di luce laser viene proiettato su un tamburo caricato positivamente o negativamente e nei punti che colpisce fa cambiare carica elettrostatica (+ o -) alla superficie;
  • a tali punti aderisce poi il toner (una polvere con funzione di inchiostro) a sua volta caricato in modo che non aderisca al tamburo se non nelle parti toccate dal raggio laser[7];
  • il foglio di carta da stampare, caricato a sua volta elettrostaticamente, riceve il toner presente sul tamburo e viene poi pressato tra due rulli riscaldati, in modo che il toner stesso, mediante fusione, si fissi alla carta nei tratti o nei caratteri stabiliti.

L’aspetto che ne deriva é di granulosità assimilabile all’immagine di una piccola sagoma costituita da un insieme di tanti granelli di sabbia nera sovrapposti e/o accostati l’uno all’altro[8].

[2] Art. 10 pubblicato sul n. 206 de La Graphologieil grafologo “…deve rifiutare di lavorare su documenti trasmessi per fax o fotocopiati perché questi alterano la qualità del tratto”.

[3]ENFHEX, acronimo di European Network of Forensic Science Institute, é un gruppo di esperti di lavoro della Rete Europea di istituti di scienza forense (ENFSI) e sostiene gli scopi e gli obiettivi ENFSI in materia di esame della scrittura forense.

[4]American Society for Testing and Materials

[5]SWGDOC, acronimo ScientificWorking Group for ForensicDocumentExamination, é un gruppo di lavoro scientifico per l’esame del documento forense che elabora gli standard e le linee guida per il campo di esame del documento forense. SWGDOC è composta da esaminatori privati ed esaminatori governativi locali, statali, federali e laboratori in tutti gli Stati Uniti. SWGDOC ha avuto inizio nel 1997 come TWGDOC (gruppo di lavoro tecnico per i documenti in discussione), è stato rinominato SWGDOC nel 1999, ed è stato riorganizzato nel 2001. Dal 2000 al 2012 SWGDOC pubblica i propri standard attraverso la American Society for Testing and Materials International (ASTM).

[6] Della Valle F. – La strumentazione per l’analisi documentale in ambito forense –     Sulla Rotta del Sole

[7] Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation

[8] VETTORAZZO, B., Proposte di indagine e documentazione tele-informatica e fotottico-digitale nella verifica di scritture e documenti, in Atti di Tecnica e Grafologia Giudiziaria, Erice 3-4 dicembre 1996;

BOTTIROLI, G., Analisi non distruttiva dei documenti, pag. 62-65, in Atti di Tecnica e Grafologia Giudiziaria, Erice 3-4 dicembre 1996.

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