Prescrizione: allungare i tempi non risolve i problemi della giustizia

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di Enrica Piergallini – Fa molto discutere l’annunciata riforma della prescrizione prevista in un emendamento nella cosiddetta “Legge spazza corrotti”.

In effetti la stessa consiste non in una vera e propria modifica dell’istituto della prescrizione, bensì nella sospensione del decorso del termine della prescrizione dopo la conclusione del processo di primo grado fino alla pronuncia della sentenza definitiva.

Di fatto, la sospensione, cosi come proposta, determina l’abrogazione della prescrizione al termine del primo grado di giudizio, momento in cui non ci sarà più un limite massimo alla durata dell’iter processuale. L’imputato dopo il primo grado di giudizio, sia che risulti colpevole così come innocente potrà essere alla mercé dello Stato a tempo indeterminato.

Si badi bene, ciò sarà un grave danno anche per le vittime dei reati, le quali, vedranno allungare, a tempo indefinito,  le loro aspettative di giustizia e quindi l’eventuale diritto ad ottenere il risarcimento del danno in caso di condanna in via definitiva dell’imputato.

Il danno che produrrà tale annunciata riforma sarà enorme ed irragionevole, per tutte le parti processuali.

Saranno tutti assoggettati ad una sorta di “ergastolo processuale” anche a vita.

Quella che in sostanza è una vera e propria abrogazione della prescrizione non solo lede ogni garanzia  riconosciuta dalla Carta Costituzionale, ma ancor prima dalle Convenzioni internazionali, a partire dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo,  ma non tutela neppure le aspettative di giustizia delle vittime dei reati, senza considerare il danno , che nel frattempo si sarà prodotto nei confronti degli imputati giudicati innocenti dopo il primo grado di giudizio e che , in caso di appello del Pubblico Ministero dovranno rimanere sotto le scure della “ giustizia “ anche all’infinito.  Qualora si arrivi alla sentenza definitiva, colui che è stato riconosciuto innocente avrà trascorso gran parte della sua vita a difendersi da accuse infondate.  Anni di vita sottratti alla vita stessa, anni di lotte, dolori e patimenti per i quali niente e nessuno potrà ripristinare lo status quo ante. Una vita rovinata a causa di una scelleratezza forcaiola basata sull’onda emotiva del più cieco populismo che al grido di “vendetta” più che di giustizia avrà travolto ogni garanzia posta a tutela dei diritti fondamentali di tutti i cittadini.    Il processo diverrà, esso stesso, una punizione ancor prima di una eventuale sentenza di condanna passata in giudicato, pertanto più dura e meglio sarà, in quanto per il solo fatto di essere imputato già si è colpevoli.

Chi pensa che la sospensione a tempo indeterminato della prescrizione   possa essere un bene perché non ci sarà più “colpevole “che non verrà punito sbaglia. Il discorso non è cosi semplice e semplicistico.

Da non dimenticare che l’istituto della prescrizione è stato già abbondantemente rivisitato   dalla riforma Orlano che prevede una sospensione di un anno e sei mesi tra il primo ed il secondo grado di giudizio ed un altro termine dello stesso periodo tra secondo e terzo grado.

Aldilà del fatto che molti reati hanno già un decorso lunghissimo della prescrizione, la quale, tra l’altro, non opera in caso di reati puniti con la pena dell’ergastolo, anche come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti, va sfatato un luogo comune, ovvero che la prescrizione sia uno stratagemma a cui ricorrere per evitare la conclusione dell’iter processuale e quindi, eventualmente, la condanna.  In realtà l’iter processuale può subire un’accelerazione proprio grazie all’esistenza della prescrizione, per evitare che la stessa maturi.

Va ricordato che circa il 60/70 % dei procedimenti giacciono nelle Procure per anni affinché vengano effettuate le indagini preliminari  e che quindi la stragrande maggioranza delle prescrizioni si verificano nella fase Gip/Gup.

Pertanto, e sfatiamo un altro luogo comune, non sono gli eventuali rinvii concessi alle parti in dibattimento a determinare la prescrizione.

Forse non tutti sanno che quando un Avvocato chiede un rinvio, il quale deve essere ben motivato, la prescrizione si sospende, ovvero si blocca: sospendere significa che i termini affinché maturi la prescrizione si allungano.

L’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, perché di fatto è un’abolizione, non è la panacea dei mali del sistema giustizia, tutt’altro, porterà la stessa alla deriva.

Tale riforma non solo viola l’art. 111 della Costituzione che sancisce il principio del giusto processo e la ragionevole durata dello stesso, ma non servirà a garantire giustizia bensì sarà una denegata giustizia per tutti, anche  per coloro che verranno assolti e per coloro che sono  le vittime di reati .

In tal modo si pone a carico di tutti i cittadini   il malfunzionamento del sistema giustizia di cui invece è lo Stato a doversi far carico, perché qualunque cittadino non può essere ostaggio dello Stato a vita per colpe di un sistema che non funziona.

Per risolvere i mali della giustizia non è di questo che si ha bisogno ma di una riforma organica, seria ed efficace per consentire che il processo abbia una ragionevole durata.  Quindi non vanno allungati i tempi bensì accorciati e ciò è possibile solo attraverso l’assunzione di personale.

Personale per le cancellerie e le segreterie affinché si renda il lavoro delle stesse più celere e si permetta ai Magistrati di lavorare con più serenità.

Occorrerà potenziare l’organico della Magistratura, sia inquirente che giudicante, affinché si possano celebrare più processi ed evitare il ristagno degli stessi.   Ciò va fatto per il bene di tutti i cittadini e per il rispetto dei principi cardini del nostro ordinamento.

Solo una riforma organica, funzionale ed efficiente di tutto l’apparato giustizia potrà  realmente garantire  un processo che sia giusto e che venga celebrato in tempi ragionevoli.

Questa è l’unica soluzione e lo Stato dovrà farsi carico di ciò.

Ma per il momento ci sono stati solo proclami e nulla è stato fatto!

Enrica Piergallini (Avvocato)

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