Gli ordini di protezione contro gli abusi familiari

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Articolo a cura dell’Abogado Ilaria Fustinoni e dell’Avv. Francesco Saverio Del Buono.

Ormai giornalmente vengono rese note violenze familiari: dai femminicidi, spesso compiuti in ambito familiare, a violenze sui minori, la cronaca è un bollettino di guerra quotidiano su omicidi e maltrattamenti che avvengono in famiglia.

Il luogo che dovrebbe rappresentare la maggiore protezione per gli individui troppo spesso diventa luogo di violenza, fisica e psicologica, se non addirittura di morte.

Il legislatore ha cercato nel corso degli ultimi anni di porre rimedio a queste situazioni, per arginare o punire maggiormente i colpevoli di tali odiosi reati, ma l’effetto deterrente sperato ad ora non si è avuto. Ma non tutti conoscono che vi sono degli strumenti preventivi, da utilizzare nei casi in cui il comportamento del coniuge o convivente può comportare situazioni di pericolo per l’incolumità della persona.

Tra questi vi sono gli ordini di protezione contro gli abusi familiari, di cui all’art. 342-bis e segg. cod civ.

Questo istituto, introdotto nell’ordinamento dalla l. 4 aprile 2001 n. 154 (che ha introdotto i già citati articoli del codice civile) prevede che “Quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente, il giudice,  su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui all’articolo 342 ter“.

Tali provvedimenti sono:

  • l’ordine di cessazione della condotta a danno del coniuge o convivente;
  • l’allontanamento dalla casa familiare con prescrizione, se occorre, di non avvicinarsi al luogo di lavoro del coniuge, del domicilio della sua famiglia d’origine, di prossimi congiunti o di altre persone, dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, escluse le ipotesi in cui lavori in tali luoghi;
  • l’intervento dei servizi sociali o di un centro di mediazione familiare o delle associazioni a tutela di donne, minori o soggetti maltrattati;
  • l’assegnazione di una somma da versare periodicamente ai familiari conviventi rimasti a causa di tale situazione privi di qualsiasi forma di sostentamento, con la possibilità di versamento direttamente da parte del datore di lavoro tramite trattenuta sui compensi dovuti.

Il giudice fissa anche la durata dei provvedimenti (a partire dal momento dell’esecuzione dei medesimi), con durata massima di mesi sei, prorogabili solo in casi di eccezionale gravità e per il tempo strettamente necessario, e le modalità di esecuzione, per le quali può avvalersi anche della forza pubblica e dell’ufficiale sanitario.

Il procedimento per la concessione degli ordini di tutela, come detto viene avviata ad istanza di parte con ricorso al Tribunale del luogo in cui la vittima risiede, ex art 736 bis cpc. Il Tribunale in composizione monocratica, dopo aver sentito le parti ed aver svolto le opportune indagini patrimoniali sullo stato economico del nucleo familiare, emette provvedimento con decreto motivato immediatamente esecutivo.

In caso di urgenza il giudice può emettere provvedimento e poi ascoltare le parti entro un termine non superiore a 15 giorni, concedendo al ricorrente 8 giorni per la notifica di ricorso e decreto. A seguito dell’udienza il giudice potrà confermare o revocare gli ordini di protezione.

I provvedimento di accoglimento del ricorso, rigetto, conferma o revoca sono impugnabili con reclamo dinanzi al Tribunale in composizione collegiale nel termine di 10 giorni dalla comunicazione del medesimo; nelle more della definizione del reclamo gli ordini di protezione concessi non sono sospesi.

Il collegio decide con decreto motivato non impugnabile.

Le disposizioni non tipizzano una serie di comportamenti che danno luogo all’emanazione degli ordini di protezione, e quindi spetterà al giudice, ed al collegio in caso di impugnazione del provvedimento, di valutare se nel caso di specie i comportamenti lamentati siano effettivamente pregiudizievoli per il ricorrente, al fine di emettere gli ordini necessari alla cessazione di tali azioni.

La violazione degli ordini impartiti è penalmente perseguibile ai sensi dell’art. 388 cp primo comma  (reclusione fino a 3 anni) ed a querela della persona offesa.

Va precisato che tale procedimento che porta all’adozione degli ordini di protezione non si applica, per espressa previsione dell’art. 8 della l. 154/2001, quando le condotte che possono dare luogo a grave pregiudizio avvengono in pendenza di un procedimento di separazione personale o divorzio dei coniugi per il quale è già avvenuta la comparizione personale dei coniugi ex art 706 cpc o dall’art. 4 legge 898/1970.

In tali casi infatti si applicheranno le misure previste in tali norme e potranno essere assunti i provvedimenti di cui all’art. 342-ter già indicati.

Gli ordini di protezione già indicati perderanno altresì efficacia nel caso sia emanata l’ordinanza che definisce provvedimenti temporanei ed urgenti ex art 708 cpc ed art. 4 l. 898/1970.

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